‘Ndrangheta nella Sila catanzarese, fermati accusati del sequestro dell’avvocato Pagliuso

Alcuni anni prima di essere assassinato l’avvocato del foro di Lamezia Terme Francesco Pagliuso, era stato sequestrato da esponenti della cosca Scalise che lo accusavano di “non difendere al meglio gli interessi del clan”. Il particolare e’ stato rilevato dagli inquirenti nel corso della conferenza stampa sull’operazione “Reventinum”, con cui i Carabinieri, su disposizione della Dda di Catanzaro, hanno eseguito 12 fermi e hanno ricostruito la faida di ‘ndrangheta tra le cosche Scalise e Mezzatesta nell’area della Presila catanzarese. Pagliuso fu ucciso nella notte tra il 9 e 10 agosto 2016.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, nella seconda meta’ del 2012 l’avvocato difendeva Daniele Scalise, figlio del capo cosca Pino Scalise, per un procedimento penale presso il tribunale di Cosenza, ma la cosca accusava il legale di un minor impegno professionale e di aver commesso degli errori nell’assistenza di Daniele Scalise. Per questo – hanno aggiunto gli inquirenti nell’incontro con i giornalisti – Pagliuso un giorno venne sequestrato, incappucciato e condotto con la forza da Lamezia Terme in un bosco del Reventino, e quindi legato davanti a una buca scavata con un mezzo meccanico.

Un episodio, che, e’ stato detto, denota la tracotanza e la capacita’ criminale raggiunte dalla cosca Scalise nel territorio di riferimento. Il sequestro di persona e la violenza privata, aggravati dalle modalita’ mafiose, in danno dell’avvocato Pagliuso sono contestati, nell’ambito dell’inchiesta “Reventinum”, al solo Pino Scalise, uno dei dodici destinatari degli odierni provvedimenti di fermo.

Per l’omicidio dell’avvocato Pagliuso, (che non e’ tra i capi di imputazione contestati con l’inchiesta “Reventinum”), nel 2018 e’ stato arrestato Marco Gallo, titolare di una societa’ di consulenze e, secondo gli inquirenti, killer a pagamento: nel corso della conferenza stampa sul blitz “Reventinum” il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha detto al riguardo: “Non ci siamo affatto fermati e stiamo continuando lavorando per la definitiva identificazione dei mandanti del delitto, mandanti che per noi stanno attorno agli indagati di questa operazione”.

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