Prescrizione e altre trappole

Non è la prima volta che qualcuno si accorge delle storture della prescrizione, che, da diritto dell’imputato, è diventata un espediente per evitare il processo.
Certi 155 studentelli simpaticoni dell’università di Catanzaro sono stati accusati di aver comprato gli esami. Reato grave, atto ignobile, se provato. E già, se: e invece i 155 sono innocenti come neonati, e non perché assolti, ma per effetto della prescrizione. Ovvero, nessuno li ha processati, nessuno ha potuto sbattere loro in faccia le accuse, né loro si sono difesi: semplicemente, il processo non c’è stato, e i 155 passeggiano indisturbati. Forse erano innocenti, forse erano colpevoli, ma ci resterà il dubbio per tutta la vita… ammesso che, in mezzo a tutti gli impicci e guai della mia vita, abbia tempo di curarmi di loro e della loro prescrizioni.

Qualcuno mi dirà: “Ma, secondo te, erano colpevoli?” Boh, rispondo, io. E magari in cuor mio penserò che, come hanno comprato gli esami, un giorno compreranno anche un posto di lavoro. E non sarebbe il primo caso. Se io scrivessi che sono dei mascalzoni – ma non lo scrivo, sia chiaro – mi possono querelare. Ragazzi, loro si salvano con la prescrizione, io con la preterizione. Se non sapete cos’è, peggio per voi.

Sarei curioso di sapere come si è arrivati alla prescrizione, se per un’alluvione che ha allagato il Tribunale impedendo il lavoro dei giudici, o perché qualcuno dei 155 era amico di un giudice, e ne hanno beneficiato anche i restanti 154. Boh!
O perché gli avvocati sono bravi a far passare il tempo? Boh!
Se io fossi il vicepresidente del CSM (il presidente non si tocca!), manderei degli ispettori a Catanzaro. Tranquilli, non lo sono.

Ma mica c’è solo la prescrizione, nei meandri dell’italica giustizia. C’è che in Italia ogni avvocato, ogni qualsiasi avvocato azzeccagarbugli, dopo un certo numero di anni diventa patrocinante in Cassazione per il solo fatto di non essere nel frattempo morto: mors solvit omnia. Perciò non solo fanno appello in secondo grado con relativa prescrizione, ma, già che si trovano, vanno in Cassazione. E la Cassazione è, di fatto, un terzo grado di giudizio, con relativa prescrizione.
Ogni tanto spuntano anche la Corte Costituzionale e il TAR del Lazio; e la Corte dei diritti dell’uomo. Ci mancano solo l’ordalia e la consultazione dell’oracolo di Delfi.
Così spesso accade che il reo (latino, reus, cioè accusato) se la scansa non perché innocente, ma per giochini procedurali volti palesemente a perdere tempo.

Bisogna riformare la Giustizia, ecco tutto. Volete vedere che chi propone la riforma (qualsiasi riforma, anche del colore delle tendine dell’aula) si troverà entro mezzora una vagonata di avvisi di garanzia per ogni genere di reati, da divieto di sosta ad aver lasciato il rubinetto aperto il giorno del Diluvio Universale?

Ulderico Nisticò

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