Professione candidato: meglio a San Luca!

A Catanzaro, città in evidente spopolamento, si conta un numero di candidati poco inferiore al totale degli elettori. Calma, è un’iperbole, ma mica tanto. A Cenadi, Centrache, Caraffa e Maida, tre liste.
Detto così, parrebbe una voglia matta di partecipazione “democratica”; e invece è solo che bisogna presentare liste, e che le liste devono avere quel numero di candidati, e c’è pure la follia dei sessi… insomma, i due o tre che contano e sperano di risultare mettono assieme un contorno. Dopo le elezioni mi divertirò a controllare quanti candidati catanzaresi avranno ottenuto più di dieci voti. Calma, è già successo, in più luoghi della Calabria: candidati con voti zero.

Vi faccio ridere. A un tale di Catanzaro è giunta, in extremis, una telefonata concitatissima, con queste immortali parole, “L’hai ‘na fimmana?”, riferito, s’intende alla ricerca di una candidata. Il tale, con lo spiritaccio proprio dei catanzaresi, ha risposto così: “No, mi spiace: faccio un altro mestiere”. Relata refero.
Sarebbe serio ridurre i consiglieri a un numero fisiologico; e tornare a riunire i Consigli come si faceva una volta e come anche oggi prevede la legge: inizio e fine dell’anno! Ma sto ancora ridendo di quando Soverato vantava trenta (30!) consiglieri, tutti riuniti un giorno sì e uno no o pure, e ben retribuiti. E abolire quell’assurdità delle donne: oggi le donne sono abbastanza, anche troppo potenti per poter fare da sole senza stampelle. E se mi perdonate un paragone ardito, una donna con le coppe è solo una donna con le coppe, e non una donna con un bel seno; e se ne accorgono tutti!

Ora veniamo a San Luca d’Aspromonte, dove nessuno si è candidato. E immagino i convegni e le manifestazioni segue cena, e le analisi di Questo e Quello sulla bieca volontà della bieca mafia di non permettere che San Luca abbia un sindaco. E già, a San Luca la mafia ha fortissimi interessi nelle industrie, nel commercio, nel turismo, nei lavori pubblici, nell’allevamento di razza frisona, di pecore merinos, di cavalli da alta equitazione, nella miniera d’oro e argento e platino, nell’estrazione di petrolio e gas, nelle molte basi missilistiche militari e civili, e soprattutto nelle infinite e modernissime strutture balneari, meta di sceicchi arabi ricchi e in vena di acquistare a petroldollari la locale squadra di calcio militante in SuperA planetaria. Poi scopro che San Luca sta sul più impervio Aspromonte e non possiede un centimetro di mare; conta, sulla carta, manco 4.000 anime, ma si suppone che tantissimi vivano in realtà altrove. La sua economia è boh; ospita il celebre santuario di Polsi con la Sibilla che è bellissima e ricchissima, però non la distribuisce ai compaesani; e, maga com’è, se ne frega della mafia e non paga tangenti. Se la mafia calabrese è, come ci ripetono ogni giorno, la più potente organizzazione criminale del mondo, e dico mondo, secondo voi bada a San Luca invece di N. York, Hong Kong e Milano? Se la mafia avesse un qualche interesse per San Luca, formerebbe due liste di incensurati, e ne farebbe eleggere una con tutte le regole.
Come mai a San Luca non si candida nessuno? Perché nessuno vuole fare la fine di Platì. Che è successo, a Platì? Che non appena viene eletto qualcuno, qualcun altro si accorge che il consigliere Pinco è quarto cugino di uno che lasciò l’auto in divieto di sosta, e subito sciolgono il Comune. A Roma, dove si sono mangiati questo e quell’altro mondo, non hanno sciolto un bel nulla, anzi le indagini vanno piano piano.

Se io fossi cittadino di San Luca (certi miei avi vantavano, pare a ragione, tale titolo nobiliare, riferito proprio al paese reggino: quasi fine delle mie informazioni), eviterei di candidarmi, per evitare che il giorno dopo mi debba pagare di tasca un avvocato e andare e venire dal tribunale per qualche decennio di rinvii causa menarca della nonna del cancelliere in quiescenza; per essere infine assolto, però vivendo ormai da anni in casa di riposo.
La soluzione è sempre la stessa: abolire tutti i Comuni inferiori a 20.000 abitanti, e sostituirli con una specie di comprensori con un sindaco, due assessori e un’assemblea di rarissima convocazione. In mezzo a 20.000, statistica vuole che un sindaco buono magari si trovi.

Ulderico Nisticò

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