Ragionamento sulla Macroregione Meridione

Tra le tante cose che in Italia si dicono e non si fanno, c’è l’idea di ridisegnare i confini regionali. Sarebbe un’esigenza, perché, quando le Regioni furono istituite effettivamente, nel 1970, altro non si seppe fare che pigliare una cartina di una volta, senza un minimo di studio della realtà. Tra le opinioni che tornano ogni quattro o cinque anni, c’è la Macroregione Meridione: per comodità, qui ora la chiamiamo Ausonia, ma il nome è l’ultimo dei miei pensieri.

Diciamo subito e una sola volta per tutte che ciò non ha niente a che vedere con gli avvenimenti del 1860, e tanto meno è una rivincita cartacea e verbale dopo le legnate militari. Vero il Sud fu uno Stato per otto secoli, ma proprio il 1860 dimostrò che non era più in grado di reggersi in quanto Stato. Andava pensata un’Italia federale, ma i fatti e la fretta prevalsero. L’idea di Ausonia è buona, ma per ragioni del 2018 e non in nome di una storia, del resto in larghissima misura reinventata.

Questa Macroregione Ausonia avrebbe un territorio vasto e variegato, con una consistente popolazione, mettendo assieme Calabria, Basilicata, Puglia e Campania; e, forse, Molise; l’Abruzzo gravita su Roma, la Sicilia è un mondo a sé.
Ausonia ha due grandi aree urbane, Napoli e Bari, e alcuni centri significativi come Salerno, Lecce, Taranto, Reggio C.
Alcune zone sono vocate all’agricoltura di qualità; restano nuclei industriali; tutto il territorio ha possibilità turistiche sia balneari sia montane sia quelle culturali finora pochissimo utilizzate. Ha esigenze di ammodernamento radicale di cose materiali e soprattutto di mentalità.

A tutto ciò e quant’altro può venire incontro una politica complessiva, che integri le diverse situazioni in una progettualità unica. Questa la vera utilità di una Regione di ampie dimensioni geografiche.
Ovvio che non sono le strutture a cambiare le cose, ma le persone: servirebbe dunque una classe dirigente del tutto nuova. L’espediente è un Consiglio regionale di pochissimi membri, il che obbligherebbe a selezionare. E già, se autonomia dev’essere, autonomia sia, e non, come ora le Regione del Sud, brutta anzi pessima copia dello Stato, con mandrie di politicanti e mantenuti vari. Direi che venti persone in tutta Ausonia sono più che sufficienti; e riunite una volta a trimestre, così hanno meno tempo di fare danni.

Ausonia, che è una cosa nuova, ha bisogno di una capitale nuova, costruita ex novo. Per gli amanti della storia, va bene dalle parti di Melfi; o in altro posto centrale qualsiasi.
All’interno di Ausonia, bisogna individuare delle circoscrizioni periferiche, puramente amministrative. Qui ci soccorre Filippo II, con le province di: Calabria Ultra; Calabria Citra; Basilicata; Terra d’Otranto; Terra di Bari; Capitanata; Principato Citra; Principato Ultra; Terra di lavoro; Molise; c’erano anche due Abruzzi. Le delimitazioni di oggi vanno studiate con serietà, per non commettere errori di lunga durata e irreversibili; o sotto l’onda di umori e ubbie intellettualistiche.

Direi che vanno bene queste circoscrizioni: Napoli; Salerno; Sannio; Basilicata; Molise e Capitanata; Bari; Salento; forse due Calabrie. All’interno, aggregazioni territoriali e di popolazione da ottenere attraverso la conurbazione tra piccoli Comuni.

Corollario importantissimo. Ausonia si dovrà reggere in gran parte sulle sue risorse, e ciò obbligherà a riflettere sulla politica. Finora la classe dirigente meridionale aveva solo il compito di raccattare soldi a Roma e distribuirli con varie modalità di assistenza e “posti”; perciò il politico non importava che fosse valido, anzi era meglio non lo fosse! Ausonia autonoma obbligherà a votare con criterio, invece che per l’amico degli amici.
Quanto precede, il lettore lo consideri solo una bozza di discussione. Come mi piacerebbe, che qualcuno ne discutesse con argomentazioni serie!

Ulderico Nisticò

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