Ricordo di Mimmo La Rosa

Per tutti i vecchi soveratesi, Mimmo La Rosa è stato il teatro. Era un’altra Soverato, topograficamente molto più piccola, economicamente molto più attiva e ricca, e con una sua identità oggi perduta. Anche allora erano quasi tutti di origine forestiera, ma appena arrivati diventavano di Soverato. E non si contavano molti laureati e diplomati, ma si respiravano vivace cultura e genuina passione politica. Il tutto, in buon italiano e non libresco, o in un raffinato dialetto: e sull’una e sull’altra lingua aleggiava l’aura lieve dell’ironia.

In questo clima maturò una vocazione teatrale. Il primo cinematografo era del 1924. Nel 1953, completato l’Istituto Salesiano, il salone teatro era senza dubbio tra i più moderni e attrezzati del Meridione; e, tramite l’Oratorio, poteva rendersi disponibile. Fungeva da teatro anche il Supercinema, oggi tornato finalmente in esercizio.
Una compagnia teatrale era nata nell’allora Ginnasio, poi anche Liceo salesiani; e lì fecero esperienza alcuni che, negli anni 1950, si provarono a creare teatro. Dico creare, perché testi e musiche e costumi e scenografie erano di creazione, nascevano prima come scherzi e battute, poi come copioni e tutto il resto. Faccio alcuni nomi, temendo di dimenticare qualcuno, e me ne scuso: gli Armida, Pasqualino Callipari, Mimì Caminiti, Castanò, Cesarino Delfino, Cecè Destito, Pasquale Gioffrè, Mario Munizzi, Peppino Nisticò… Più in là, vinte reciproche ritrosie, arrivarono anche le attrici.

Creativi, fantasiosi, simpatici… e anarchici; alcuni di loro, soprattutto il trio Delfino Gioffrè Nisticò, sempre pronti a sfuggire al copione da loro stessi scritto! E qui interveniva Mimmo, l’impareggiabile regista. Questa era la funzione di La Rosa: mettere ordine nel caos del teatro soveratano delle origini! Era duro, serio, malumoroso, inflessibile: era l’unico possibile domatore delle belve; e i ribelli passavano metà del tempo a parlare male di lui, e l’altra metà a obbedirgli!
Mimmo interpretava il testo, assegnava le parti, ne pretendeva l’apprendimento a memoria, controllava il calendario delle prove… Tutte cose che, dette così, paiono scontate e noiose; ma solo chi è esperto di teatro sa che “padrone dello spettacolo è il regista”, che è quello che dà corpo alle parole, e che, attraverso i particolari, conduce il lavoro alla possibile perfezione.

Così Mimmo La Rosa fu il severo e fecondo maestro del teatro, e, in qualche modo, da lui deriva tutto ciò che è teatro a Soverato.
In un paese che ha dedicato vie ai più dubbi sconosciuti e politicanti, se ne deve trovare una per lui.

Ulderico Nisticò

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