Ridatemi gli atei di una volta

 Com’erano belli, quei tempi del XVIII e XIX secolo e poco dopo, quando c’erano gli atei, o, in alternativa, i nemici del cristianesimo e del cattolicesimo in specie. E chi erano costoro?

 Era Voltaire, il quale invitava i suoi seguaci così: “écrasez l’infame”, schiacciate l’infame, cioè il cristianesimo. Si dice si sia convertito         quando sentì i piedi freddi, ma non è certo.

 Erano i massoni, i quali veneravano l’Ente Supremo, esplicitamente affermando non avere niente a che fare con Dio. Idem per Mazzini, che però non era massone.

 Erano Rattazzi e Cavour, che chiusero nel Piemonte gli Ordini religiosi. Anche di Cavour si dice si convertisse moribondo, però.

 Era Garibaldi, il quale, elegantemente, chiamò Pio IX “un metro cubo di… ” omissis. Fu comunque un moderato, rispetto al principe Furstenberg del 1527, i cui lanzichenecchi portavano una corda, e lui una corda d’oro, per impiccare, se ci riuscivano, papa Clemente VII.

 Era Marx, con il ben noto “la religione è l’oppio dei popoli”, esteso però equanimemente a tutte le religioni, incluso il giudaismo degli avi e il protestantesimo di padre e nonno pastori.

 Era Bismarck, che lanciò il Kulturkampf, contro il cattolicesimo in Germania.

 Era Carducci, e andatevi a leggere Alle fonti del Clitumno. Gli fa eco d’Annunzio.

 Era la Repubblica tedesca di Weimar (1929-33), fieramente anticristiana.

 Era il Messico massonico, che perseguitò i “cristeros”.

 Era Stalin con l’ateismo di Stato.

 Era la cultura di Nietzsche, Freud, Einstein…

 Insomma, un bel po’ di gente, e non gente qualunque.

 Quelli erano tempi, amici lettori. Siccome c’erano gli atei veri, anzi nemici di Cristo e della Chiesa, c’erano anche i credenti senza discussioni, senza battere ciglio, senza esitazioni, entusiasti. E oggi?

 E oggi abbiamo Lucano che va per le scuole (molto scorretto, da parte dei dirigenti scolastici: a quando un controllo?) a predicare… marxismo? Ma no, a predicare cristianesimo. Non ha mai frequentato una chiesa, non sa manco una domandina del Catechismo, però spiega ai ragazzi chi è cristiano e chi no; e per chi debba votare un cristiano. I risultati del 4 marzo e seguenti gli danno marcio torto, però lui ci riprova, in vista delle europee.

 Per ricambiare la cortesia, abbiamo sentito, in piena Piazza San Pietro, l’apologia della Bonino, nota abortista. E non da una guardia svizzera!

 Insomma, la confusione dilaga. Gli irreligiosi sono scomparsi, pare brutto; certi cattolici alla moda, sono un pochino materialisti, se no pare brutto. Certi teologi si affannano a dimostrare che i Vangeli furono scritti molto tempo dopo, quindi, alla fine, non valgono tanto; e figuratevi i miracoli. La Chiesa, con grande bontà, ha chiesto scusa dei suoi errori; ma non si mai sentito un turco chiedere perdono per gli Ottocento Martiri di Otranto; o un anglicano per la decapitazione di san Tommaso Moro… o di quel pollo di tale Gentile, calabrese, che fuggì a Ginevra per cercare la libertà dal cattolicesimo; e appena arrivato, Calvino lo mise a morte per non so quale suo capriccio pseudottrinale; idem per un certo Serveto, spagnolo bruciato vivo.

 In compenso, oggi non si trova un ateo genuino manco a pagarlo; gli agnostici si dichiarano credenti non praticanti, credenti in non si sa che e nemmeno lo vogliono sapere; assistiamo a certi buffi funerali doppi, uno dentro e uno fuori la chiesa; la morale, sorvoliamo. Belli miei, i Comandamenti sono dieci, mica nove e conta solo il sesto! Ripassatevi il primo.

 L’Inferno è sparito, se no pare brutto; in Paradiso ci vanno tutti, gratis. Il Purgatorio… beh, io ho svolto la Divina Commedia per tutta la mia carriera, e quando arrivavo alla Seconda cantica, scoprivo ogni anno che i ragazzi, molti anche assidui delle funzioni, ignoravano totalmente che ci fosse il Purgatorio, e glielo dovevo spiegare io da zero. Nessun altro gliel’aveva mai detto!

 Corre una voce implicita, che in fondo la religione è una sola; il che non è assolutamente vero, e non è che il 25 dicembre è lo stesso se uno celebra il Natale, o va in moschea, o in pagoda, o al bar.

 Si, amici, sento una profonda nostalgia dei bei tempi quando c’erano gli atei atei, e con loro non c’era niente da dialogare, se non una “philosophie fin de table”, cioè quelle chiacchiere che si fanno tra amici, alcuni dei quali con vaghissime reminiscenze di liceo spacciate per cultura. Finito il dialogo, ognuno rimane con le sue convinzioni fino alla prossima cena.

 Sì, ridatemi gli atei seri.

Ulderico Nisticò

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