Ripresa e Mezzogiorno

Facciamo pure la tara dell’enfasi propagandistica preelettorale, dobbiamo pur credere che sia in atto qualcosa somigliante alla “ripresa”. Lo dico intuitivamente, perché i giochi dei numeri lasciano perplessi; e comunque l’Italia resta sempre l’ultima tra le grandi nazioni europee. Va bene, ma se la ripresa c’è davvero, urge la domanda se questa ripresa riguardi o no, e in che misura, anche il Mezzogiorno e la Calabria.
Detto in generale, a Sud la situazione è pesante. Il dato più evidente è questo: dal 2013 il numero dei morti supera quello dei nati; e siccome a Sud non moriva nessuno manco nei secoli più duri della storia, e oggi non muore più nessuno in genere, vuol dire che a Sud nessuno nasce: e se morire è destino di ogni essere vivente, è non nascere il vero fiato di morte; è quando non si formano coppie; e se si formano, non vogliono; e, se vogliono, non possono mettere al mondo dei figli. Sarà anche bene ricordare che Soverato è il comune con la più alta densità di anziani in tutto il suo territorio.

Il primo studio serio del Sud sarebbe dunque quello demografico, ma fatto sul campo e non sui registri anagrafici ufficiali e in gran parte non corrispondenti al vero. Se però la popolazione diminuisce, e quella rimasta invecchia, c’è una motivazione sociologica ed economica. Da questo, la domanda: quali attività produttive rimangono nel Meridione?
Bisognerebbe disporre di informazioni credibili, che invece non esistono, o sono fuorvianti. Esempio: come si fa a sapere l’andamento del turismo, se in alcuni paesi, Soverato in testa, la residenzialità è largamente o quasi totalmente in nero? Le statistiche verranno effettuate sui pochi posti letto ufficiali, e si dirà che c’è stato un aumento… fosse anche del 100%, il 100% di 400 farebbe 800! Ed è una cifra da fa ridere Rimini e Ibiza eccetera.

Quante e quali aziende di agricoltura, allevamento, pesca e trasformazione producono cibi che poi vengano venduti nei ristoranti? E quanto altro cibo venduto a Sud viene invece da altrove? Quanto lavoro, quindi quanto reddito reale sono connessi al turismo? Quanto dura la stagione turistica estiva, se sulla spiaggia stamani (5/9/2017) non c’era un’anima?
Di industrie, manco a parlarne: I nuclei industriali calabresi vitali e non assistenziali, tutti di età fascista, sono finiti da un pezzo: Vibo, Crotone, zuccherifici di Lamezia e Strongoli… Il resto è monumento al mangia mangia di età demosocialista con l’avallo del PCI. Bagnoli non esiste; Taranto è solo inquinamento.

I servizi furono, negli anni 1970, la causa diretta della fine della produzione, con la bidellizzazione di contadini, pastori e artigiani. Non ce l’ho con i soli bidelli: vale anche per prefetti, professori, impiegati regionali etc, insomma per un terziario di numero esagerato e qualità modesta.
Esclusi i presenti, l’uomo di cultura meridionale oscilla tra piagnistei (spesso lautamente retribuiti!) e utopie; le utopie s dividono in: a) del futuro, quando saremo tutti felici; c) del passato, quando eravamo tutti ricchissimi e buonissimi; b) cioè il presente: non pervenuta, mai che un dotto calabrese dica una parola sul presente: non si sa mai, un contributo di Regione, sindaco amico… C’è anche d), antimafia segue cena. Quanto alla creatività, sempre esclusi i presenti, è quasi nulla, e il massimo che si sente è mafia, emigrazione e lamenti. Mi scuserà il lettore, ma attingo a un detto napoletano alquanto plebeo: “Chiagn’e fotte”; in soveratano, “Pijji pisci e jestimi”.

Storia, arte, filosofia meridionali, sconosciute: per un buon 80% dei laureati, Vico è una strada stretta; e Campanella uno che fece una scombinatissima congiura spacciata per rivoluzione. Seguono i Basiliani e la fucilazione di Murat, quest’ultima per cause ignote. La politica cultura della Regione Calabria è sotto meno di sottozero.
Insomma, c’è da fare quasi tutto, se vogliamo “agganciare la ripresa”. Occorrerebbe un trattato, e mi contento qui di dare indicazioni generali:

– Basta con ogni forma di “intervento statale” fasullo: in mezzo secolo, Pomigliano d’Arco ha prodotto una sola cosa di buono, ed è il film “Mi manda Picone”!
– Basta con ogni speranza di assunzione a qualsiasi cosa al di là dello strettissimo necessario: un computer serio sostituisce dieci inutili passacarte.
– Il Meridione deve smettere di scimmiottare modelli altrui, anche ammesso che altrove funzionino. A noi serve recuperare l’economia meridionale secondo criteri meridionali.
– Serve una ricognizione scientifica delle risorse e dei problemi: le università meridionali, per ora solo laureifici, devono scendere in campo e mettere a disposizione le competenze;
– Urge una classe politica coraggiosa e intelligente: ma i politici non vengono dal pianeta Marte, non sono corpi estranei; li eleggono gli elettori, e, a parte qualche caso, liberamente e spontaneamente. E si vede!

Ulderico Nisticò