Riuscirà il Crotone a ripetere l’impresa dell’anno scorso? La ricetta per una facile salvezza

La lotta per la salvezza è una delle battaglie più intriganti di un campionato. Realtà di provincia, ex grandi squadre in caduta libera e Cenerentole della prima divisione ogni anno sbraitano e sgomitano fino all’ultima giornata per restare nel massimo campionato nazionale. Una salvezza che, per loro, vale ancor più dello scudetto.

Negli ultimi 10 anni, nei cinque principali campionati d’Europa, le neopromosse che si sono salvate sono state circa il doppio (92 a 52) rispetto a quelle che sono andate in seconda divisione l’anno successivo. In 9 casi si sono salvate tutte e tre, mentre non è mai successo che tutte le squadre salite dalla B siano retrocesse assieme. Un dato, quello estrapolato da una analisi statistica sul rendimento delle neopromosse condotta da Bwin, che fa capire, come, nell’ultima decade, il livello delle squadre che sono salite nella massima serie sia stato, tranne in rari casi, quantomeno alla pari delle piccole o medio-piccole del campionato più importante. Addirittura il 16,7% di esse (24 club) si è piazzato nella prima metà della classifica, mostrandosi così ben più competitive della media.

Quali, sono, dunque, i segreti per salvarsi senza problemi? Beh, vorrebbero certamente scoprirli tutti i presidenti e i direttori sportivi delle società coinvolte nella bagarre per non retrocedere. Si tratta, ovviamente, di un dato statistico, ma sembra che le squadre che si salvino più frequentemente siano quelle che partono a razzo. Non c’è, infatti, nessuna squadra che, avendo totalizzato tra i 7 e i 9 punti nelle prime tre giornate, sia retrocessa. La percentuale, invece, scende al 60%, restando, quindi, sempre alta, quando i punti realizzati nelle prime 3 partite sono tra i 3 e i 6.

Un altro ingrediente della ricetta per salvarsi è quello di spendere, anche se questo sembra essere uno dei più banali cliché. La realtà dei fatti dice, però, che chi spende più delle altre neopromosse ha più possibilità di salvarsi. Bisogna farlo, tuttavia, oculatamente: uno studio statistico rivela che, a parte in Premier League, negli altri 4 campionati, le 9 squadre che hanno speso più di 10 milioni per un singolo giocatore, si sono tutte salvate e tre di loro (Juventus 2007/2008, Lipsia 2016/2017, Monaco 2013/214) hanno addirittura raggiunto la Champions League.

Cosa farà, dunque, il Crotone di Nicola? Riuscirà a ripetere l’impresa dell’anno scorso? Sfortunatamente, a meno di colloqui con Nostradamus, non possiamo saperlo. Le statistiche, purtroppo, non sono incoraggianti per i rossoblu. Nelle prime 4 giornate, infatti, i calabresi hanno totalizzato soltanto 1 punto, il che abbassa la percentuale di poter rimanere in A della metà. La società di Vrenna si è rinforzata, ma non ha acquistato un top da più di 10 milioni di euro, quindi – a livello puramente statistico, ovviamente – non si trova tra i club che si salveranno con tutta sicurezza. Per quanto riguarda la spesa complessiva (dati estratti da Transfermarkt), i 2,55  milioni di euro tirati fuori dalle tasche societarie bastano a superare soltanto il Verona (1,80 milioni), mentre il Crotone si trova dietro a SPAL (4,50 milioni spesi) e all’imprendibile Benevento, che ha chiuso un calciomercato molto ricco, da circa 17 milioni di euro.

Ma i numeri non sono tutto: per fortuna il calcio è soprattutto passione e irrazionalità. Basti pensare che l’anno scorso, i calabresi partirono malissimo – 1 solo punto nei primi 4 match, come quest’anno – , ma con una sontuosa cavalcata nel finale, riuscirono a salvarsi proprio sul gong. Un epilogo che all’Ezio Scida ricordano tutti e che sperano di ripetere anche quest’anno, magari con qualche tribolazione in meno.