San Teodoro e i Santi romei

Ebbene, sì: il Patrono di Satriano non sono i Santi Medici, è san Teodoro, e oggi, e non a settembre, è la festa patronale, con tutte le conseguenze religiose e civili. Però, se voi chiedete in giro… Così è, anche le devozioni seguono i fatti storici.
Dal 553 al 1060, quella che nel frattempo si chiamò Calabria era parte dell’Impero Romano d’Oriente, i cui sudditi io amo chiamare Romei (Rhomaioi) piuttosto che il fuorviante Bizantini. E non erano, come ripetono gli intellettuali aggobbiti, tutti monaci Basiliani, ma arcivescovi e vescovi e parroci e preti e funzionari e militari e guerrieri e artigiani e contadini e pastori e artisti eccetera: lo provano i nostri toponimi e cognomi; in gran parte neogreci, con poco e nulla anche vedere con la grecità classica, finita già nel III secolo aC. Troppo lungo, qui, parlarne: credetemi per fede.

Qui c’interessa l’agiografia, anch’essa romea e neogreca. Era avvenuto da secoli un progressivo trasferimento verso i colli, già segnalato da Cassiodoro; il fenomeno fu accelerato dall’invasione dei Saraceni (Agareni) dall’Africa e dalla Sicilia, che si fa iniziare nell’829. Amantea, Tropea, S. Severina e forse Squillace divennero emirati arabi, finché, nell’888, non riconquistò il tutto Niceforo Foca. Il suo pronipote imperatore, Niceforo II, ordinò “Ascendant ad montes”, cioè diede vita alla linea fortificata dei “kastellia”, i nostri borghi collinari, tutti ben visibili e tutti vicinissimi uno all’altro, da costituire una fortezza continua; e li presidiò con abitanti “valenti” (agathòi) e con l’invio di contadini soldati, cui assegnò i “petzai”, ovvero “u pezzicerhu da terra” da difendere con le armi. Infatti, non c’è fortezza che tenga, senza il valore dei suoi soldati. Il sistema funzionò bene sia contro i Saraceni, a parte qualche incursione, sia in seguito contro i Turchi.

Gli abitanti erano tutti cristiani e romei, cioè fedeli all’imperatore; altro discorso, da quali diverse plaghe dell’Impero venissero. Condussero con sé, come sempre fanno gli emigranti, le loro tradizioni e i Santi. Ecco, per restare al solo Golfo di Squillace, i greci : Agazio, Anastasia, Andrea, Caterina Martire, Gregorio Taumaturgo, Nicola, Pantaleone, Sostene…
Theòdoros, poi Theodòros (Dono di dio), era il Patrono dell’esercito imperiale, per averlo sorretto in una difficile battaglia contro i Russi. Che un tale Santo sia stato indicato come patrono di Satriano, denota l’importanza strategica e sociale del borgo in quell’epoca, del resto mantenuta fino a tempi non lontani. E’ curioso che il casale di Davoli, poi così tanto cresciuto ma allora piccolo, avesse per Patrona santa Bàrbara (Vàrvara, e anche Varvàra), che era venerata dai semplici soldati, ed è Patrona di tutto ciò che fa fuoco: quindi anche mia, come artigliere!

Teodoro è venerato in tutto il mondo già romeo. A Brindisi si tiene una processione a mare. A Venezia è presente il cognome Dòdaro; da noi, i cognomi Dòdaro, Sòdaro…
Auguri a Satriano, che ne ha bisogno; e a tutti i Teodoro, Todòro e Teo che mi leggono.

Ulderico Nisticò