Savona, Mattarella e ius condendum costituzionale

Premetto che, pur sperando nel Governo, non sono altrettanto entusiasta all’idea di scendere in guerra per Savona. Quello che è certo, Savona non lo vogliono né gli euroburocrati né la Merkel, e meno che meno Matteralla.

Secondo una lettura letterale della costituzione, il presidente Matterella non fa nulla di nuovo, rispetto all’articolo 92, comma 2: “Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”. Stando alle parole, siamo esattamente alla situazione prevista già dallo Statuto Albertino del 1848, che il re nominasse e revocasse il Governo, con una netta separazione dei poteri tra Legislativo ed Esecutivo.

E invece è una novità quasi assoluta dal 1946, lungo tutta una serie di presidenti del Consiglio e di ministri, che i presidenti della Repubblica hanno nominati senza battere ciglio. Chi conta i miei anni, ricorda i “governi balneari”, e mai accadde che il Quirinale eccepisse alcunché; e tanto meno quando avvenivano i più strambi “rimpasti”, e, per esempio, Alfano dagli Interni passava, altrettanto inutile, agli Esteri.

Evidente, dunque, che ci troviamo di fronte a un caso non di ius conditum (se non sulla carta), ma di ius condendum, cioè di fronte a una vera trasformazione della prassi; e di fronte a un presidente della Repubblica che, caso inaudito, inizia ad esercitare dei poteri, anzi pone dei veti: finora, i presidenti erano stati passivi esecutori della partitocrazia; e non hanno mai esitato a nominare ministri anche i peggiori sconosciuti.

Personalmente spero che veti e rinvii non bastino a impedire il Governo, questo Governo. Ma ormai è conclamato il precedente, e fa o potrebbe fare giurisprudenza: il presidente della Repubblica può diventare un potere effettivo, e non solo una figura più o meno decorativa.

Sarebbe, più o meno, il semipresidenzialismo alla francese? Sempre meglio del potere in mano ai partiti, un potere cui la costituzione appena accenna, con “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”; quasi una concessione; mentre tutti sanno che i partiti, dal 1944, hanno in mano tutto il potere. In questi giorni sta succedendo qualcosa di diverso dal passato: il presidente della Repubblica fa politica.

Pare però altrettanto ovvio che, se il presidente della Repubblica dovrà assumere effettualmente dei poteri di controllo sul Governo, non può più essere eletto dal Parlamento; ma occorre un’elezione popolare. Il Parlamento torni a fare quello per cui è stato inventato: le leggi.
Ecco un bell’esempio di ius condendum, ovvero di diritto che non è formulato, ma si sta formulando. Ne vedremo gli esiti?

Ulderico Nisticò

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