Sbarco di Ulisse? Contrordine

Come dicevano i vecchi maestri, mazze e panelli fanno i figli belli. In Calabria invece c’è troppa gente che mangia panelli, e quasi nessuno che usa la pedagogia delle sante mazzate. Quasi, perché uno c’è: ci sono io.
L’articolo che vedete in foto fa come le vecchiette inglesi dell’Ottocento quando parlavano di sesso: non mi nomina per nome, e se la cava con accenni ai “versi dell’Odissea”. Ora, unicamente io ho pubblicato i versi dell’Odissea con la traduzione (e volevo vederne un altro!); e non ho fatto “polemiche”, giacché i versi di Omero non sono opinioni o tifoserie, ma solo i versi di Omero. Compratevi un vocabolario di greco.

Intanto l’articolista riferisce le parole di una persona tra gli organizzatori del convegno del 7, la quale persona si affretta a mettere le mani avanti: quella di Wolf è solo una “teoria” tra le tantissime “teorie”. Questa persona, ovviamente senza nominarmi, mi copia. Solo che io non uso male, come lei, le parole della lingua italiana, e non direi mai “teoria” a proposito di un’opinione così palesemente infondata: ma passiamoci sopra.
Dunque, contrordine: Ulisse non è sbarcato, e tanto meno i Feaci stavano in alta montagna a cogliere funghi.

Vedete dunque, amici lettori, che le mazzate sulle prime magari fanno male, poi esercitano una benefica funzione educativa? Le mazzate, in Calabria, le tiro solo io; e me ne onoro. Oh, che ci voleva a intrupparmi tra i wolfiani, anzi scrivere un libro dal titolo “Ulisse qui visse, e Omero lo scrisse”, e prendere pure io un premio letterario con soldi? Niente, quando voglio sono bravissimo a inventare: teatro, poesie, romanzo… La storia, no, non la invento: quella me la dovete lasciare stare: non sono né Wolf né Pino Aprile, io. O è o non è. Potevo essere uno sbarcatore di Ulisse anche io!

Invece che faccio? Bastono, e con l’arma più tagliente: l’ironia. Si calmi, quella persona che si dà importanza. Io mica ho aspettato lei per deridere: quando Wolf arrivò in Calabria, nel lontanissimo 1988, io pubblicai subito un articolo, che conservo, il quale si concludeva così: “Wolf ha trasferito Ulisse dalla Marina Militare al Corpo degli Alpini”, riferendomi al buffo dell’altitudine di Tiriolo. Era il 1988, mica ho aspettato il raduno dei wolfomani lo scorso 7.
Non vi dico poi quanto ridevamo, tra amici intelligenti, dell’altra fandonia, che Ulisse sia sbarcato, però a Copanello, proprio sotto casa dello sbarcatore; e che i Feaci abitassero a Satriano, dove c’è la Ravaschiera, che, come tutti capite, significa la riva di Scheria. Abbiamo riso una notte, immaginando Nausicaa in veste di bella pacchiana satrianese che, data un’occhiata al malmesso avventuriero, esclamasse così, nel natio dialetto: “Ahia la Picocca, comu t’arridducisti!” Di queste cose, infatti, ci si scompiscia dal ridere, non si spendono soldi per stampare libri!

Intanto la Scuola Normale di Pisa gestisce una campagna archeologica nell’area archeologica di Locri. Pisa studia Locri, la Calabria pascola bufale? Sì, la Calabria insegue puerili fantasie, invece Pisa indaga sulla realtà. Poi vi lamentate se i Calabresi veniamo considerati come due secoli fa si faceva con gli Africani e i Centroamericani indigeni, che i Francesi, sorridendo, chiamavano “les grands bébès”, cioè adulti di età e rimasti nella testa infantili!
Ora, pentiti di averci creduto, cosa sostengono, quelli che si sono ritrovati il 7? Che Ulisse non sbarcò, però con il mito di Ulisse “finalmente inizierà il riscatto della Calabria… ”, e giù altre fantasticherie tipo vecchietta della ricottina. Secondo me, molti sognano un Ente Ulisse in house, con presidente, vicepresidente, crisi, comitato di gestione, lottizzazione, passacarte, e bidelli, tanti tantissimi bidelli; e una statua di Ulisse fatta scolpire – si fa per dire – al parente di qualcuno. Il tutto, lautamente finanziato. Da chi? Boh, se in Calabria ci fosse un’opposizione, forse lo potremmo sapere. Io non lo so, però si sono visti esponenti politici improvvisamente divenuti omeristi più dell’antico Teagene e dei meno antichi Aristofane di Bisanzio e Aristarco di Samotracia.

Il sindaco di Borgia, dalla cui cortesia aspetto una risposta a una proposta seria e storicamente fondata su Nerva, però sta dormendo, era in prima fila a pascolare la bovina odissiaca. Il sindaco di Squillace non so se c’era, so che a cortesia personale sta malissimo a proposito di Cassiodoro. Lo stesso per il Commissario del Parco delle Serre, e per progetti da lui richiestimi. Ecco alcuni esempi del perché la Calabria è e resta l’ultima d’Europa: per Ulisse si muovono, per Cassiodoro e Nerva… Nerva e Cassiodoro? Chi erano? Boh!
Attenzione, io mi adiro per la Calabria, non per me: io, nel mio piccolo, ho pubblicato 50 libri e fatto rappresentare 30 lavori teatrali, e vado avanti. Posso fare a meno ridendo e di Squillace e di Borgia e delle Serre, e di Ulisse a Tiriolo: sono impicci in meno.
Però c’è di buono che le mazzate stanno facendo effetto, ed Ulisse non è sbarcato a Gizzeria per andare a Tiriolo. Tranquilli, non è manco sbarcato a Copanello, a Nardodipace, a Crotone, e in nessun altro posto della Calabria e del mondo. È una sublime figura poetica: ma volete fare capire la poesia epica a gente che piglia tutto alla lettera come nei verbali degli interrogatori in Questura?
Omero, del resto, non era di Reggio; di Reggio era Ibico, però mai sentito nominare da nessuno. Minuscolo: Nessuno è Ulisse, soprattutto in Calabria!

Ulderico Nisticò