Sergio Cammariere: “Al Festival d’Autunno la mia anima di cantautore e quella brasiliana”

Si definisce “cantautore piccolino, ma da anni è di diritto uno dei maggiori musicisti appartenenti a quella categoria. Sergio Cammariere parla di sé e della sua Alma Latina in attesa di esibirsi giorno 27 ottobre nel Teatro Politeama di Catanzaro nell’ambito del
Festival d’Autunno, diretto da Antonietta Santacroce

Sin da piccolo ha mostrato di essere a suo agio davanti a un pianoforte. Vuole raccontarci come è nato il suo amore per la musica?
A Crotone frequentavo quelle che possiamo considerare una, forse l’unica possibilità di aggregazione: le parrocchie. Non posso nascondere che sin da piccolo sognavo di diventare un musicista. A otto anni entrai a far parte di un coro di voci bianche, ma non mi limitavo a cantare. Suonavo anche una melodica soprano, che altro non è che una piccola tastierino da due ottave.

Uno strumento che faceva intendere che il pianoforte sarebbe stato il suo grande amore.
Sì, ma prima ci fu un altro passaggio. Sempre in chiesa cominciai a suonare l’organo a canne durante le messe.

Che tipo di musica ascoltava in quel periodo?
Ascoltare musica classica mi ha spinto a studiare il pianoforte. Provavo a risuonare i miei ascolti di Beethoven e Bach, ma la mia formazione completa la devo ad Arthur Rubinstein, Benedetto Michelangeli e Glenn Gould.
Mi sembra di capire che il rock per lei era un pianeta lontano.
Al contrario. Nonostante io mi ritenga un beethoveniano convinto ascoltavo anche molti dei gruppi rock in voga negli anni settanta. Led Zeppelin, Deep Purple, Black Sabbath, ma anche Pink Floyd e Genesis. Di questi ultimi mi intrigava “Firth of fifth”, un brano che aveva un lunga introduzione di pianoforte che ben presto diventò uno dei miei cavalli di battaglia assieme a “Honky tonky train blues” di Keith Emerson e “Let it be” dei Beatles.
Ha anche un’anima latina.
Non poteva non essere che così. Negli anni ottanta accanto ai grandi compositori classici ascoltavo gente come Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, Count Basie ed ero molto affascinato dalla musica brasiliana. Non si possono non amare personaggi come Toquinho, Antonio Carlos Jobim, Vinicius De Moraes e Joao Gilberto che molto mi hanno influenzato.
Poi l’incontro con i cantautori.
Il primo concerto di un cantautore che ho visto è stato quello di Angelo Branduardi, ma io non posso negare di essere ispirato da Luigi Tenco. Ma c’è molto altro. Tutti i cantautori genovesi, Francesco Guccini, Francesco De Gregori fanno parte del mio DNA. Così come i francesi Jacques Brel e Leo Ferré.

Quanto spazio hanno oggi i cantautori nella nostra discografia?
In questi anni i cantautori sono cambiati. Non è facile trovare i nuovi Guccini, De Gregori, Venditti, Tenco o, guardando all’estero, Cohen e Dylan, solo per citarne alcuni.
Non intravedo neanche una figura importante come Vincenzo Micocci, colui il quale mi ha scoperto. Oggi si guarda altrove e con una diversa ottica, ma i cantautori non spariranno perché fanno parte del nostro patrimonio.

Lei è l’erede di una grande scuola.
Negli anni sessanta i cantautori segnarono un periodo storico importante con brani di valore assoluto. Per fare un esempio mi verrebbe da dire che “Io che amo solo te” di Sergio Endrigo o “Il nostro concerto” di Umberto Bindi hanno il DNA della canzone d’autore. Forse, però, la risposta migliore va ricercata in un mio brano dal titolo “Oggi”: “Oggi/è un sentire diverso/di voci e di suoni/di stupide rime/in dialetti lontani/richiami/del sentito di già”.

Recentemente ha pubblicato “Piano”, un album completamente strumentale. Come è nata questa sua idea?
Più che una idea è stata la voglia di raccontare la mia storia musicale. In ogni album era presente un brano strumentale. In questo disco c’è l’essenza della mia anima.
Con la sua esibizione al Festival d’Autunno avrà l’occasione di un ritorno nella sua terra, la Calabria.
Sarà sicuramente l’occasione per respirare l’aria di casa mia.

Che concerto sarà?
Ripercorrerò le fasi più significative della mia carriera, canterò dal vivo insieme a una band molto coesa, con cui suono da vent’anni, le canzoni più note, i brani sanremesi e soprattutto i pezzi con l’anima latina, in omaggio al Brasile e a questo Festival.

Non solo un concerto. Sergio Cammariere venerdì 26 ottobre, alle ore 18.30, terrà una masterclass gratuita nel museo Marca di Catanzaro con l’obiettivo di consentire ai musicisti, ai fan e agli appassionati del genere di ascoltare i racconti della sua carriera, i suggerimenti e i consigli per cercare di affermarsi nel difficile mondo della musica. L’ingresso consentito a tutti è gratuito.

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