Siamo tutti ZES e SEZ, in Calabria; e la ZEN.

Tv e giornali sussurrano di un altro straordinario primato della Calabria: essere l’ultima d’Italia per spesa delle famiglie. Attenzione, non è un dato numerico, è il più triste dei fatti concreti: non c’è economia reale, non si produce e non si commercia, e perciò, ma solo di conseguenza, non girano soldi. I soldi, infatti, e sarebbe bene ricordarlo, sono solo lo specchio e rappresentanza delle cose, non sono le cose.

Di fronte a tale disperazione, voi pensate che i Calabresi piangano e gridino di dolore? Ma no, i Calabresi, tra le loro innumerevoli turbe psichiche, sono anche affetti da un malanno morale terribile, che posso definire Sindrome ottimistica da scorciatoia. La Calabria, per addurre un esempio soveratese, è quella che, seriamente, sostenne di voler fare concorrenza a Genova aprendo un acquario. A Genova c’era la repubblica marinara almeno verso il X secolo, ma “E che ci vuole?”, e via quattro pesci, poi defunti, unico caso della storia dei pesci, per affogamento!

Ecco che la soluzione la trovano nella grande invenzione della ZES (Zona Economica Speciale) di Gioia Tauro, quel porto che un giorno viene considerato più importante del Pireo ai tempi di Pericle, e l’altro giorno compianto per fallito. Cos’è, questa ZES? Boh, a quanto pare, una tassazione agevolata, per attirare investimenti. “Si non era po cutrabbande, i’ mo era o camposante”!
Gli investimenti arriveranno, eccome! Verranno dal Nord, piglieranno contributi (“prenditori” li chiama Callipo, non imprenditori), apriranno capannoni… no, i capannoni verranno inaugurati e benedetti, però mai fisicamente aperti da guardarci, in quanto dentro non ci sarà l’assoluto nulla: capannoni torricelliani! Dopo un anno, fallimento del capannone e fuga. Fantasia? Eh, ricordatevi la SIR, Saline, Isotta Fraschini… e infinito eccetera.

Non basta. In Calabria, come sapete, Ulisse è sbarcato a Copanello, Crotone, Gizzeria, Nardodipace e altrove; e pochi sono i paeselli dove non sorgesse almeno un castello dei Templari; e tutti, anche i borghi più aspro montani, hanno un’area balneare; e tutti un’area archeologica; e anche Alarico vanta, salvo ulteriori interventi, due tombe con immane e contabilizzato tesoro; e tutti hanno un santo e un santuario.
Figuratevi se non vogliono una ZES! Insorge Catanzaro con Lamezia: vogliono la ZES. Gridano Sibari e Castrovillari: vogliono la ZES. E neghereste voi una ZES a Reggio? Una a Crotone? Una a Locri, che sarebbe anche antimafia? Via, in Calabria siamo tutti ZES.

Tutti, tranne Soverato, che invece sarà SEZ: Special Economical Zone, oh yes. A Soverato, infatti, si parla solo inglese of Sunday. Poi, ovviamente, due: una SEZ in Marina, e una a Soverato Superiore, in vista delle elezioni.
Perché tutti vogliono una ZES e Ulisse e i Templari? Secondo voi gliene frega dell’Odissea o del compianto e abbrustolito de Molay; o degli investimenti? Ma no, ZES e SEZ significano un comitato di gestione, un consiglio di amministrazione, un dirigente… tantissimi dirigenti, e bidelli bidelli bidelli, tutti raccomandatissimi, bidelli e dirigenti: insomma, soldi da spartire legalmente e non. Ecco un ottimo, un ottimissimissimo motivo per non fare nessuna ZES!
Qualcuno mi chiederà, a questo punto, che voglio io. Banale, ragazzi, io voglio, in Calabria, una sola e unica ZEN, una Zona Economica Normale, senza sussidi, senza intervento straordinario, senza assunzioni a niente di niente; voglio pecore, buoi, pesca, legname, artigianato, grano, fagioli, pomodori… e turismo serio, che duri almeno sei mesi. Insomma, niente ZES e SEZ, bensì il lavoro nel senso di fatica.

Ci serve una potentissima dose di maschio realismo, non sguaiati canti di gioia e irrorazioni di droghe e ottimismo infantile con risvolti furbeschi.

Ulderico Nisticò