Staìti, borgo mistico e solo

Ci guardano negli occhi. E’ come se subito dopo dovessero iniziare a dirci qualcosa, miti e severi allo stesso tempo, dal loro lontano passato di asceti e uomini saggi. I loro occhi sono grandi e scuri, con la fissità della sapienza e della roccia, con una luce speciale, quella del Mediterraneo, centro di spiritualità e cultura, di sentimenti e tumulti, di fede, di vita..

Sono i Santi italo-greci che oggi, grazie al suggestivo ed importante museo di Staiti, nella Locride, rivivono la loro identità e storia, certi ormai di non essere più dimenticati. Il loro Bios affiancato alle rispettive icone, un po’ immaginate e un po’ tratte da antichi affreschi e raffigurazioni, consegna alla nostra sete di sapere, straordinarie agiografie e storie di umanità senza tempo.

Partiti da Brancaleone ci incamminiamo per le salite ripide di questo piccolo paese ai piedi dell’Aspromonte, sul fianco del Monte Giambatore che guarda il mare Jonio dai suoi 500 metri, come se volasse. La sua vista quasi ci ferma il cuore perché in questo silenzio antico sembra giusto anche smettere di respirare. Ma è proprio questa rarefatta poesia dell’esistere che rende Staiti, i suoi Santi e i suoi uomini, delle realtà particolari, da conoscere, comprendere, portarsi nella mente andando via.

Sulla Valle della fiumara Bruzzano, Staiti volteggia nei ricordi di un nebuloso passato in cui l’incertezza delle origini s’intreccia con la presenza reale delle vestigia bizantine e normanne che convivono nella Chiesa di Santa Maria di Tridetti, Monumento Nazionale, monumento di bellezza e arte in cui l’unione di questi due stili architettonici è la testimonianza visiva e tangibile dell’incontro fra la cultura e il culto occidentale e il raffinato e meditativo mondo orientale.

Come tanti piccoli abitati della Calabria anche Staiti nei secoli e nei decenni si è spopolato, da ricco feudo di importanti casati  come quello degli Stayti e Ruffo, nel tempo ha visto svuotarsi case e strade, chiese e campagne e la sua  gente in preda alla povertà o alla paura di poterla subire,  è andata via..

Non ha dimenticato nulla di quanto ha lasciato e, tornando ogni estate e nelle festività sparse nell’anno, rivive grazie anche a chi coraggiosamente è rimasto, il tempo perduto e le tradizioni ben conservate nell’anima e praticate quotidianamente anche in terra lontana e straniera.

Oggi un nuovo spirito e una più viva consapevolezza sembrano però pervadere la Calabria che da “no men’s land” quale è stata per troppo tempo, si sta trasformando  in una grande opportunità e terra di molti;  i suoi figli cominciano a ritrovare la forza di scrivere una nuova storia, bella, colta, intraprendente  e identitaria. Anche Staiti respira quest’aria.

Il cammino alquanto affannoso lungo le “vinelle” del centro storico, si presenta  a noi come la metafora della fatica di voler esistere ancora e, raggiungere la meta che ci aspetta, un grumo omogeneo di case dalla chiara estrazione tardo medievale, è la stabile certezza di un luogo che c’è e può essere ancora amato e vissuto.

Abbiamo incontrato il sindaco di questo borgo mistico e solo, Antonio Domenico Principato, un giovane architetto che crede giustamente ancora nel potere di questa bellezza e di un passato che non può morire, tanto che proprio durante il suo mandato, si sono completati i lavori del Museo dei Santi Italo-Greci, fortemente voluto non solo dalle amministrazioni comunali precedenti fino alla contemporanea ma finanziato nell’allestimento dal Gal Area Grecanica.

E’ una struttura arroccata che segue l’impervia e per questo affascinante orografia del territorio; un articolato edificio che lascia lo sguardo rapito e incantato in cui le rocce fendono i muri entrando nelle stanze,  anche i profumi della enorme biodiversità che cresce intorno, avvolgono i sensi. Rupi e declivi verdi e fioriti in questa primavera di rosa canina e ginestre, papaveri e calendule selvatiche, erbe aromatiche, campanule e margherite.

Divenuto ormai meta di visite di un nuovo turismo culturale, possiamo dire che è tante cose insieme: uno dei più importanti e originali siti della Calabria e d’Italia, un fiore all’occhiello della Calabria Grecanica, un volume prezioso della stupenda Collana Editoriale del Parco Culturale della Calabria Greca che il Gal Area Grecanica ha pubblicato recentemente, un piccolo mondo di gente ospitale, di tradizioni e culti. Tra i più sentiti quello per la Patrona Sant’Anna, celebrata a luglio con festa grande e ritorno degli emigrati; sacro e pagano costituiscono l’anima di questa festa che come tante in Calabria nasce dalla fusione di ritualità di diverse provenienze che diventano un’unica anima popolare.

I Santi Italo-Greci sono venerati in modo sparso nella nostra regione, nei culti di vari paesi e quindi un po’ dispersi. La mostra allestita per tutti loro a Staiti, ha composto una famiglia di personalità che ha dato loro un luogo della conoscenza;  le loro opere e i tratti somatici ci guardano e comunicano dai dipinti realizzati dall’iconografo Sergej Tikhonov. Oro e pigmenti naturali dipingono suggestivi ritratti di monaci, carismatici, mistici, predicatori arrivati da quel mondo greco-bizantino per vivere ancora una volta la spiritualità e la solitudine dentro la bellezza di questi luoghi dove alcuni di essi ci sono anche stati.

Sono uomini e donne che hanno portato nel passato con la loro presenza, prodigi e conversioni, conservazioni culturali e linguistiche, hanno pervaso di preghiera e filosofia, di spirito misericordioso ed evangelico tutti i territori calabresi dove hanno vissuto.

Oggi, da questi preziosi ritratti, scene di vita e simbolismi, si raccontano nella loro viva immobilità, giovani con vesti dai colori speziati, terrosi e caldi di quella natura meridionale e mediterranea che ancora oggi ci appartiene e vorremmo difendere, vecchi saggi dalle mani affusolate e le lunghe barbe, giovani donne martirizzate. Erano persone anche moderne perché vivevano di valori universali e perenni, oltre la fede e oltre la vita. Ci sorprendeno lo spirito avventuroso di Elia il Giovane, siciliano di Enna, Fantino il ragazzo povero che amava i cavalli, Leonzio da Africo, il pìcaro che estraeva la resina dalle conifere per vendere la pece e dare i soldi ai poveri e tanti altri, tutti da conoscere. Santi che erano anche uomini e vivevano tanto la spiritualità quanto il sacrificio fisico e le asperità che ogni giorno queste terre povere e silenti presentavano.  

Un altro tassello si aggiunge al mosaico delle meraviglie della nostra regione dai mille volti e linguaggi, popoli, diversità e storie. Pensiamo che per la sua posizione e sintesi mediterranea di tante culture, la Calabria dalla luce esotica e millenaria, dai sapori persino menzionati dal New York Times, sia sulla buona strada per far parlare di sé in modo finalmente nuovo, affascinante e utile.

   Vittoria Camobreco