Sud e ottimismo: l’ultima utopia

Qualcuno deve aver capito che non va più di moda il piagnisteo strappacuore. E sì, finora si vendevano libri a iosa, con il lacrimatoio: la mafia, il clima, Garibaldi ci ha preso tutto, i cattivi ce l’hanno con noi, l’emigrazione… E siccome il meridionale, detto in generale, è molto infantile, e più è laureato più è infantile, tutti piangevano e compravano i commoventi libri. Commoventi e non convincenti, se quando è stata presentata una lista sedicente meridionalista in Campania, il risultato fu dello 0,72%, pari a due elettori per ogni Comune! L’operazione singhiozzo è del tutto fallita, dunque, però era emotiva, e faceva vendere copie.

Ma l’industria di qualsiasi cosa, anche quella dei libri, sa che le mode cambiano, e se si vuole vendere, bisogna seguirle. Dopo il lutto, ci voleva un poco di Carnevale, anzi, come direbbero a Soverato, Carnival.
Esce un libro che promette grandi cose “Attenti al Sud” (Aprile, Di Giovanni, Gangemi, e Nigro di cui mi stupisco), il quale volume, dietro i soliti ragionamenti tenuti assieme dagli spilli, dimostra che “povero è bello”, e che il Sud, essendo povero, è anche bello. Come mi piacerebbe, invece, essere brutto, bruttissimo, orrendo! Secondo loro, la povertà ci farà potenti e felici. Lo dice anche Dante nell’XI del Paradiso, ma si riferiva a san Francesco e seguaci, non all’intera popolazione mondiale. I poveri non sono mai stati felici, e tanto meno buoni; e, soprattutto, non hanno nessuna intenzione di restare poveri. O, più esattamente, cercano di battere cassa e farsi mantenere. Il solo modo di salvare i poveri è dar loro lavoro e benessere.

Anche questo libro dei sogni sarà di successo, e comunque lo pomperanno giornali e tv e salotti bene e club e logge e partiti; e, dopo aver venduto milioni di copie, anche questo, essendo contrario all’evidenza, non convincerà nessuno. Se presentassero una lista in Calabria, questa otterrebbe lo 0,00072 scarso. Intanto assicurano, i quattro profeti, che il Sud ha delle fortune di cui non si accorge: come gli agricoltori secondo Virgilio, il quale cantò meravigliosamente una campagna senza mai né siccità né alluvioni né mosche olearie né cinghiali che mangiano gli alberelli; e disse “fortunatos agricolas”; e a scuola insegnano che compose le Georgiche perché era figlio di contadini; come dire che Victor Hugo era figlio di ergastolani evasi e per questo scrisse i Miserabili. Però il fatto di Virgilio a scuola lo insegnano davvero!

Il Sud ha la storia, affermano… e qui io, io che sono storico e non loro, mi sganascio dal ridere, pensando all’abbandono delle aree archeologiche e castelli e chiese, alla quasi totale assenza di turismo culturale, alla riduzione della conoscenza storica a Magna e Basiliani e Murat! Noi l’abbiamo? Ignorano, i quattro, quanta storia abbiano gli altri, e come la sappiano curare e farci soldi: facciano un giretto a Venezia, Padova, Verona, Bologna, Parma, Milano, Pavia, Torino, Genova, per non dire di Firenze e Roma! Ma loro, a forza di ripeterlo, credono davvero che la storia del mondo sia finita con gli scannamenti reciproci di Sibari, Crotone, Locri, Reggio: nel VI-IV secolo avanti Cristo. Ecco un esempio di come si parli di storia meridionale senza averne la minima idea seria; anzi la benché minima nozione. Mi divertirei a interrogarli, tutti e quattro! Chi era Anassila? Chi era Cassiodoro?

Curare la storia e farci soldi? Ma i quattro, in nome del più meridionale “u gurdu non crida o dijiunu” disprezzano i soldi (degli altri), e sperano di far inghiottire ai poveri che uno più povero è più è felice. Lo sanno tutti che i morti di fame ridono dalla mattina alla sera, vero?
Ma i quattro allegri pauperisti non sono soli. Ed ecco Soriero ad assicurare che il porto di Gioia Tauro non solo è e sarà superiore a quello di N. York, ma consentirà l’arricchimento di Genova, Rotterdam, Londra… Ci sono centinaia in cassa integrazione, a Gioia, ma per Soriero è un piccolo, insignificante particolare. Povero è bello, del resto.
Lino Patruno predica che il Meridione è pienissimo di risorse, e presto farà invidia all’Eldorado.
Poi, chiudiamo con le comiche, ci sono i meridionaldomenicali come Ciano, il quale dimostra che prima del 1860 la Calabria era “la più ricca d’Italia”, poi Cavour (ma lui dice Cavurra: boh!) ha rubato il tutto e l’ha trasferito, in due mesi, a Torino. Ma prestissimo sarà ricca di nuovo.

Insomma, stiamo passando, come sempre nella nostra mentalità filosofica e utopistica, dal nero più buio al bianco più luminoso; sempre come i computer, i meridionali: 0/1, vero/falso. Prima il pianto… il pianto greco, unica eredità della Grecia; oggi i sorrisi a trentadue denti.
E io sono molto preoccupato. Qui si campa di idee, di ragionamenti, di parole, di sogni: o sogni lieti o sogni incubi, basta che non sia vero. La verità, mai; realismo, mai; analisi scientifica delle cose, mai.
Esempio nostrano. Passa uno da Genova, vede l’Acquario, e torna dicendo che se ne facciamo uno pure noi, arriveranno milioni di turisti a vedere i merluzzi. Mille anni di Repubblica marinara genovese? Mai sentiti nominare. E fanno l’Acquario, unico caso della storia in cui i pesci morirono soffocati! E oggi sta lì, malinconica memoria delle puerili illusioni e di soldi gettati al vento… no, all’acqua.

Politica culturale in Calabria e a Soverato? Zero, per ammissione del Comune. Però stanno preparando la solita stagione teatrale con gli amici e compaesani. Ragazzi, per scrivere di storia, bisogna essere storici e non giornalisti e romanzieri; per fare cultura, bisogna rivolgersi alle persone di cultura, e non ai passanti; per fare teatro, bisogna conoscere l’italiano italiano, e anche il dialetto dialetto.
Intanto, buon ottimismo. L’ottimismo è l’oppio dei popoli. Realismo, mai: troppo faticoso.

Ulderico Nisticò