Turismo autunnale in Calabria, e cultura scolastica

 Mentre dilaga la paroletta magica destagionalizzazione, il turismo calabrese resta stagionalizzatissimo, anzi con un’estate sempre più ridotta. Quella trascorsa ha beneficiato della tendenza ad evitare mete nordafricane e comunque pericolose, ma anche in questo la Calabria ha avuto, relativamente, briciole.

 Il turismo autunnale, come il prossimo primaverile, non esistono in Calabria; spero nella neve per le stazioni sciistiche.

 Che si può fare d’autunno? D’autunno si tengono i congressi, ed io non ho avuto la fortuna di leggerne o vederne qualcosa. A Rimini, la conclamata Rimini, quando finiscono i bagni (si fa per dire!) iniziano i congressi: e ricordo quello del MSI del 1991, in pessime condizioni meteorologiche (e ancora peggio politiche, ma qui non interessa), freddo polare, ma eravamo un paio di migliaio, con magno gaudio di alberghi e ristoranti eccetera; e subito dopo iniziava un altro.

 Soverato, dall’alto dei suoi posti letto in albergo, potrebbe ospitare un congressino di illusionisti o di lanciatori di coltello da circo. O volete ospitare i congressisti negli appartamenti in nero? Vi arrestano! Ma Soverato non fa niente nemmeno per una riunione di specialisti di filologia egeo-anatolica.

 Turismo scolastico? L’unica volta che venne una gita, portarono gli studenti forestieri a vedere dei luoghi di delitti di mafia a loro ignoti e di cui non importava nulla a nessuno. Portarli ad Altomonte, Amantea, Caulonia Castelvetere, Corigliano, Crotone, Gerace, Isola C. R., Locri, Monasterace, Reggio, Rossano, S. Giovanni F., S. Severina, Serra S. B., Stilo, Taverna, Tiriolo, eccetera? Eh, ma bisogna sapere qualcosa; per l’antimafia segue cena, va bene qualsiasi raccomandato!

 Turismo religioso? Se ne sussurra, ogni tanto: ma la grande occasione dei due centenari di s. Francesco di Paola (2007 per la morte, 2016 per la nascita), entrambi clamorosamente falliti, anzi nemmeno iniziati, depone malissimo sotto questo aspetto.

 Eppure, la Calabria ha quanto meno cinque millenni di storia e un immenso patrimonio materiale, senza avere nulla di meno della maggior parte delle regioni europee. Cosa ce lo impedisce?

 Ce lo impedisce… beh, ve lo impedisce una triste e pedantesca mentalità ereditata dal peggiore illuminismo, per cui il passato è sempre e in ogni caso una disgrazia, e invece sarà una meraviglia un non meglio precisato “santo avvenire”. Tutto il resto, con la sola eccezione di una sconosciutissima ma venerata Grecia, è tutta una serie di piagnistei dei “buoni” e poveri per colpa dei ricchi e “cattivi”. È ovvio che gente di tale bacata forma mentis non possa provare gusto alla storia; perciò ai castelli, alle chiese, ai monumenti, ai miti genuini, alle leggende popolari… Insomma, la Calabria è arrivata dal 1789 al 2017 senza aver attraversato la grande stagione del romanticismo, e tutti pensano che il romanticismo sia un romanzo dei lucchetti. Sturm und Drang? Mai sentiti nominare.

 Ce lo impedisce che quasi tutti hanno studiato al Liceo Classico, e hanno studiato davvero, però al solo e unico scopo di beccare un voto e, alla fine, il favoloso pezzo di carta per il posto fisso. Esaltarsi per Farinata, condolersi per Francesca? Mai, se non per l’interrotazione.

 Figuratevi se possono appassionarsi alla storia! A parte che, di fronte a un quadro, la prima domanda che sorge loro è quanto costi.

 Ogni tanto qualche originalone cerca scorciatoie tipo Ulisse, ignorando che lo fanno anche a Malta, Gaeta, Corfù, nonché Inghilterra e America; e che anche la città di Ascinburgo in Germania fu fondata da Ulisse, e Tacito ci ride sopra.

 Ma sapessero almeno commuoversi per l’amore infelice di Nausicaa, per l’amore selvatico di Calipso, per amore ostinato di Penelope, e per la continua lacerazione dell’anima del viaggiatore: διάνδιχα μερμήριξε.

 Che vuol dire? Ma come, non siete tutti grecisti e capacissimi di tradurre Omero? No? Ma guarda. Va bene, sarò generoso: vuol dire Pensò diviso in due parti. L’angoscia esistenziale dell’uomo moderno, che inizia con Ulisse.

 Questo si chiama capire e amare la storia e il mito, non andare a vedere se sbarcò davvero, e con lo stile dei verbali dei Carabinieri. A parte che non è vero. Ecco dunque perché non abbiamo in Calabria, e non avremo mai del turismo culturale, in mano a secchioni così!

Ulderico Nisticò