Turismo culturale senza andare lontano

L’Università della Terza Età ha fatto turismo culturale a S. Andrea A. I. Magari qualcuno farà la faccia stupita o sussiegosa, ma, sotto la guida appassionata di Gerardo Frustaci, il gruppo ha potuto ammirare dalla chiesetta bizantina dell’Assunta del Campo, che sorge, si crede, su tracce di età greca e romana; ai pittoreschi vicoli con le mura di cinta e le vie di fuga; ad alcuni palazzi e portali; alle opere d’arte custodite nella Parrocchia; infine al convento delle Riparatrici, che conserva anche i sontuosi ed eleganti appartamenti degli Scoppa, con quadri e maioliche di gran pregio sul panorama dell’intero Golfo di Squillace. Insomma, ne vale la pena, e senza andare lontano.

Il punto è prendere atto di quello che la Calabria ci offre, senza sottovalutazioni, e anche senza ingiustificate enfasi. Come tutta Italia, con infrequenti eccezioni, la Calabria è fatta di piccoli centri, ma ciascuno con qualche peculiarità, qualche memoria storica, qualche bella opera d’arte; e comunque, tracce di civiltà artigianale e contadina, anche nei prodotti agroalimentari.
Ogni centro ha i suoi riti, le tradizioni, la sacralità di certi momenti e certi luoghi; e una grande ricchezza di dialetti, proverbi, canti…

E tutto rischia di perdersi per abbandono o, peggio, ammodernamento forzato. Un corretto turismo culturale potrebbe consentire l’inversione di queste non belle tendenze.
Borghi toscani e umbri e altri, che non sono necessariamente Assisi o Firenze o Urbino, e spesso hanno meno S. Andrea, vivono benissimo valorizzando una ricorrenza, un rudere, una leggenda… E attirano visitatori, con tutti i benefici che potete immaginare.

Ulderico Nisticò

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