Un voto alternativo al sistema

Scrivo sotto le impressioni, poco considerando numeri, del resto ancora indefiniti. Quello che è certissimo, il voto del 4 marzo è alternativo al sistema, è un voto antisistema. Attenti, non sto scrivendo “di protesta”, ma radicalmente antisistema.

Cominciamo dal basso. Il partito di D’Alema e delle due belle statuine, caro agli intellettuali che lo davano al 10, e che almeno sperava nel 7, a stento ha il 3%. Grasso e la Boldrini hanno dato una mano ad aggravare la sconfitta del PD. La Bonino può andarsene in casa di riposo.

A dire la verità, a sinistra, per perdere, non ce n’era bisogno di Grasso. Il PD ha buscato una solenne legnata, e nonostante Mattarella, Vaticano ed Europa tenessero in palmo di mano Gentiloni e gridassero contro i “populismi”. Anzi, Gentiloni ha perso proprio perché sfacciatamente sostenuto dall’estero, con il carico da 11 di quel sobrio di Juncker.

L’Europa dei burocrati e della “generazione Balatclan” continua a perdere da tutte le parti: Polonia, Ungheria, R. Ceca, Slovacchia, Austria, Gran Bretagna, e ora Italia. Sarebbe questa la prima riflessione urgente: non so se l’Europa in genere, ma senza dubbio questa Europa è profondamente sbagliata e va eliminata su due piedi.

Nella (diciamo così!) destra, che vince, la Lega supera Berlusconi, e con esso il Partito Popolare Europeo, e, in generale, i “moderati”. Così imparano a essere “moderati”, cioè eternamente asini di Buridano e indecisi! La Lega ottiene buonissimi risultati dovunque, anche a Sud. La coalizione di centrodestra è potentissima, ma vediamo con i seggi. Non c’era uno straccio di partito meridionalistico, e perciò il vuoto culturale e politico dei Pinoaprilati lo colma Salvini.

I partiti e movimenti postmissini, se si unissero…
I Cinque Stelle trionfano. Segno che si sono depurati da aspetti teatrali, e sono ritenuti degni di fiducia al di là della ribellione. Hanno il voto dei giovani, giovani laureati e disperati, e che non si contentano di elemosine e pannicelli caldi! Una ragazza arrabbiata e bravissima mi ha detto così: “Non è un voto di protesta; è un voto di speranza”.

La Calabria, in compagnia della Sicilia, è ultima d’Italia anche per affluenza. Il M5S sbanca; la Lega, a Sud, viene considerata partito nazionale, senza alcun ricordo di Nord e fiume Po: va benissimo anche sul Crati.

Il PD calabrese è annientato; con tendenza nazionale, vero, ma con l’aggravante di essere al (diciamo così) governo della Regione con Oliverio. Tale (diciamo così) governo era ufficialmente rappresentato dal vicepresidente Antonio Viscomi, “a cui hanno posto mano e cielo e terra”, sì, ahimè, anche il cielo; e che esce così tanto bastonato che gli converrebbe tornare per sempre a fare quello che sa fare: come politico, è stato zero spaccato. Date uno sguardo alla foto, e capite il personaggio politico. Politico, dico: per tutto il resto, santo subito. I Calabresi hanno detto no al PD, ma anche, forse soprattutto a Oliverio e Viscomi.

Insomma, un voto italiano e calabrese decisamente e allegramente alternativo al sistema. Cosa succederà, è tutto da vedere. Quanto agli scenari in senso tecnico, è ancora fantapolitica.
Di Soverato, parliamo un’altra volta.

Ulderico Nisticò

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