Un’intitolazione a Pino Rauti

 A Cardinale viene intitolata una via cittadina a Giuseppe Umberto Rauti, noto come Pino. Ci sono ottime ragioni per tale decisione, e questo dirò nella mia relazione:

  • Cospicua fu la sua notorietà nazionale come giornalista, scrittore, uomo di cultura e uomo politico.
  • Rauti nacque, il 19 novembre 1926, a Cardinale, e da famiglia cardinalese;
  • Pur operando a Roma e altrove, ha sempre mantenuto rapporti con il suo paese d’origine, dove aveva parenti e amici.

Le intitolazioni, infatti, attestano il rilievo umano di un personaggio. Quanto al giudizio secondo criteri religiosi morali etici, beh, si potrebbe eccepire su tantissimi di quelli i cui nomi si leggono su vie e strade e persino scuole. Tanto più se si parla di un uomo politico, la cui azione è inevitabilmente contaminata con le circostanze e contraddizioni non solo e non tanto della persona, quanto della realtà.

 Rauti attraversò, infatti, tutte le vicende dell’Italia dalla sua adolescenza. Nato nel 1926, aderì alla Repubblica Sociale Italiana, e si vantava di esserne stato l’ufficiale più giovane. Rimasto fedele ai suoi ideali dopo la guerra, appartiene a gruppi e associazioni. C’è chi lo ricorda ancora, giovanissimo, tenere un comizio a Soverato.

 Negli anni di piombo, anche qui sia detto come tantissimi, si trovò sfiorato da indagini senza alcuna prova a suo carico.

 Approda infine al Movimento Sociale: un percorso non dissimile da quello di molti altri. Capo dell’opposizione ad Almirante, fu segretario del partito dalla fine del 1990 all’estate 1991. Sono vicende interne che meriterebbero analisi dettagliata e su cui chi scrive ebbe e ha una ben diversa, e purtroppo fondata opinione; ma ormai sarebbero datate, e i più giovani nemmeno ne capirebbero i meccanismi.

 Indubbio fu invece il peso di Pino Rauti nel mondo culturale nazionalpopolare. Il Centro studi Ordine Nuovo si distinse da una cultura di destra che, negli anni 1950 e 60, ben poco andava di là di un rustico anticomunismo. Rauti diede impulso a studi sociologici sui mutamenti della società italiana, con particolare attenzione alle tendenze giovanili anche in fatto di musica e mode. La rivista “Linea” del 1978, poi la nuova serie di circa dieci anni dopo, fu una fucina di idee e dibattiti e, detto in generale, di una visione alternativa alla destra borghese come comunemente intesa.

 Intuì, infatti, con  grande anticipo la crisi del comunismo e la fine dell’Unione Sovietica, e perciò anche la liberazione del mondo missino dall’incubo monomaniaco anticomunista e, diciamo così, montanelliano; e dall’innaturale collocazione del MS in un acritico occidentalismo e americanismo. Sognava “spazi nuovi” e “andare oltre” la destra; malamente tradotto con l’ambigua espressione “sfondamento a sinistra”.

 Apprezzabile fu la produzione culturale di Rauti, con libri quali “Le idee che mossero il mondo” del 1966; e la monumentale e documentatissima “Storia del fascismo”, del 1979, firmata con Rutilio Sermonti. Altre opere,

La democrazia, ecco il nemico! 1952.
1915-1945. Storia d’Italia nei discorsi di Mussolini, 1960.
L’immane conflitto. Mussolini, Roosevelt, Stalin, Churchill, Hitler, 1965
Storia d’Italia nei discorsi di Mussolini, 1915-1945, 1965.
Le mani rosse sulle forze armate, con Guido Giannettini, 1966,
La conquista del potere, con Rutilio Sermonti, 1976.
Le interpretazioni e le origini, con Rutilio Sermonti, 1976.
Perché ‘no’ all’aborto. Discorso pronunciato alla Camera dei deputati nella seduta del 2 marzo 1976, 1976.
La crisi del marxismo, 1989.
Benito Mussolini, 1989.
L’eredità culturale e linguistica dell’Europa, 1989.
Fascismo e Mezzogiorno, con Rutilio Sermonti, 1990.

Ulderico Nisticò