Università di Catanzaro e alloggi per studenti

La Gazzetta del Sud svolge un’inchiesta sulla situazione degli alloggi degli studenti universitari di Catanzaro, e la ritiene precaria e con lati oscuri.
La mia prima riflessione è che l’Unicz sarà anche, anzi è una buona sede di studi, ma è del tutto priva di ogni altra caratteristica che farebbe un’università nel senso storico e classico, con luoghi d’incontro e scontro, con dibattiti politici, con socialità. Gli studenti, o afferrano al volo uno dei non molti autobus e via a casa, o si arrangiano a vivere dove possibile; e, a quanto pare, non bene. Germaneto, dopo le sette di sera, sarebbe un silenzio cimiteriale, se non ci fosse l’ospedale.

Eppure, il territorio potrebbe offrire valide occasioni. Lo stesso centro storico di Catanzaro, come dicevamo in molti già decenni fa, ha quartieri che potrebbero diventare piccole e pittoresche aree goliardiche. La futura metropolitana può servire a questo.
Soverato dista solo 20 km dall’università, e non manca certo di alloggi, anzi quelli vuoti vanno crescendo di numero. E mostra spazi e luoghi di aggregazione e svago. E ci sono anche importanti strutture adattabili allo scopo.

Facciamoci un pensierino. Sì, ma sul serio e con serie intenzioni, e senza ripetere lo scempio e il degrado che da mezzo secolo impazza nell’accoglienza turistica.
Parlo di alloggi decenti, con tutto ciò che serva a vivere a modo, e tutto funzionante; e niente in nero.
Del resto, se niente è in nero, anche la qualità deve migliorare. La chiave è esercitare due tipi di controllo: quello di ordine pubblico (chi si dichiara studente, o turista, può essere benissimo un mafioso o un terrorista dell’ISIS), e quello fiscale.

In compenso, la presenza di studenti può portare sì denaro, ma forse soprattutto quello di cui ha secoli vivono le città universitarie, la vivacità giovanile e culturale di un “Quartiere latino”. Lo chiamavano così a Parigi quello attorno alla Sorbona, dove studenti di tutta Europa non avevano altro strumento che la lingua di Cesare e Cicerone, e creavano idee.
Serve una politica fattiva, ma anche, forse ancora di più, la buona volontà delle comunità, a cominciare dai proprietari di case.
Quanto all’università, può essa stessa assumere delle iniziative atte a stimolare il contesto politico e sociale, giungendo, se utile, anche a proporre delle convenzioni. Lo scopo sarebbe anche di attirare studenti forestieri, e con la qualità dell’insegnamento, ma anche con una logistica appetibile.

Ulderico Nisticò

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