Un’opera d’arte di Soverato Superiore: il Crocifisso d’argento

 Le tradizioni liturgiche relative alla Settimana Santa costituiscono il fulcro della religiosità Cattolica. Esse sono il nucleo verso il quale convergono le identità di una comunità ed è ben nota la passione devozionale che contraddistingue la nostra terra.  Proprio in questo significativo periodo vorremmo portare all’attenzione dei lettori un oggetto liturgico custodito nella chiesa dell’Addolorata di Soverato Superiore e mostrato ai fedeli da don Giorgio Pascolo, che ringraziamo per la grande disponibilità nell’averne permesso l’esame. Si tratta di un Crocifisso d’altare in argento sbalzato, inciso e cesellato, certamente molto antico.

 L’uso liturgico della croce d’altare dopo il secolo IX trovò vasta diffusione parallelamente al culto dei dolori di Cristo, sostenuto dai Francescani. Questo tipo di croce deriva da quella processionale, ben più antica, che era scomponibile: essa veniva staccata dall’asta ed innestata sulla base apposita o fissata su di un foro, così da poter essere collocata sopra la Mensa. Per quanto riguarda, invece, la rappresentazione dell’immagine di Cristo sulla croce, è documentata dal secolo XIV secolo e divenne obbligatoria dal Messale di s. Pio V (con cui la croce d’altare diventava obbligatoria per celebrare la Messa) e dal Caeremoniale Episcoporum. Dal XVIII secolo la croce divenne elemento dell’arredo d’altare con i candelieri e i candelabri, con i quali diventava così più stilisticamente affine. A questo tipo di croce appartiene il Crocifisso soveratese d’argento di cui parliamo.

 I punzoni impressi lo attestano alla Zecca napoletana e recano la data del 1711, altri punzoni, poco leggibili a causa dell’usura, recano, invece, le iniziali dell’autore: G. D. Quest’ultimo fattore ci suggerirebbe il nome di Gennaro Desiderio, ma non risulta molto convincente per quanto riguarda il periodo in cui fu attivo quest’orafo, che è troppo antecedente .

 Il Corpo di Cristo colpisce per la sua raffinata resa anatomica. Dietro il suo capo, troviamo inciso all’incrocio dei due bracci della croce l’immagine di Dio padre in veste diaconale, benedicente e con aureola triangolare. Egli è particolarmente simile al Cristo rappresentato su due patene raffiguranti l’Ultima Cena del XVII secolo provenienti dalla Cattedrale di Santa Severina (Crotone).

 La lamina argento che riveste la croce è attraversata da una decorazione incisa a bulino con volute, girali e fogliami. Sulle estremità, sono apposte coppie di volute dorate che racchiudono testine alate.

 Ci sono fondati motivi per ritenere che la corona di spine sia un’aggiunta posteriore, ma anche questo va verificato.

 Questo Crocifisso, finora inedito, si accompagna ad altri ad esso molto simili: alla croce d’altare donata dall’arcivescovo Adeodati alla Cattedrale di Rossano (1707) realizzata dall’orefice napoletano Antonio Torrone; alla croce processionale di Castrovillari (proveniente dalla chiesa di San Giuliano) datata 1633, di Bernardino Conte; un altra ancora sempre a Castrovillari nella chiesa della SS. Trinità ad opera di Giuseppe Conte; la croce processionale della chiesa di Santa Maria del Gamio a Saracena (Cosenza).

 Purtroppo l’opera soveratese versa in pessimo stato: alcuni danni sono stati arrecati dallo scorrere del tempo, altri dall’incuria.

 Di conseguenza lanciamo quest’appello: al Crocifisso di Soverato Superiore urgono approfondimenti di studi e un restauro, così da poter essere consegnato alla devozione della comunità locale e all’ammirazione dei cultori d’arte.

Valentina Accoti