Urge un consorzio editoriale per stampare in italiano il libro “Calabria the first Italy” pubblicato nel 1939 negli USA

Caro Tito, ormai sai fin troppo bene, per avertene scritto in più occasioni e in vari modi, come e quanto sia un mio poderoso ed instancabile “cavallo di battaglia” fin dal 1983 la diffusione e la valorizzazione del fatto storico (purtroppo sconosciuto ai più, come ha provato una mia capillare indagine nazionale) che il nome “Italia” sia nato (ben 35 secoli fa) nel territorio dell’antica Calabria, la quale pure per questo è riconosciuta da storici e altri scrittori antichissimi, in effetti, come “la prima Italia”.

UNA IMMENSA EMOZIONE – CALABRIA THE FIRST ITALY

Molti anni fa, durante una delle mie tante ricerche per “Calabria Prima Italia” effettuate su “Google.it” mi sono imbattuto nella copertina del libro “CALABRIA THE FIRST ITALY” che poi ho appreso essere stato scritto in lingua inglese da Gertrude Slaughter e dato alle stampe dall’Università del Wisconsin (USA) nel 1939 dove era docente. Ho avuto un soprassalto di gioia e il mio cuore mi diceva che tale volume era assai importante per me!

E’ stata, infatti, una immensa emozione sapere che, già nell’anno 1939 e addirittura in America, si trattasse della nostra Calabria come “Prima Italia”. Così, non ho esitato un solo attimo! …. Ho scritto immediatamente una mail al prof. Lorenzo Viscido (originario di Squillace CZ) pregandolo di acquistare a New York una copia originale del libro (che gli avrei pagato io) da donare alla Biblioteca Calabrese di Soriano (VV). Lorenzo (che allora insegnava a New York e all’attigua Università di Danbury nel confinante Stato del Connecticut) accolse con piacere la mia richiesta e, persona assai sensibile e generosa, volle donare lui stesso la copia destinata alla Biblioteca di Soriano, acquistandone un’altra per sé.

E all’amico preside Nicola Provenzano (lodevolissimo fondatore e ottimo direttore della meritoria Biblioteca Calabrese di Soriano) ho poi chiesto l’invio (in fotocopia) di tutte le 330 pagine del libro. Altra immensa emozione ho avuto quando mi sono giunte tutte queste fotocopie che mi hanno fornito almeno un’idea dei contenuti del tanto bramato libro. Infatti e purtroppo, conosco in modo minimo la lingua inglese e, quindi, non riuscivo a comprendere tutto ciò che era scritto, però sono riuscito ad orientarmi abbastanza bene.

CALABRIA IS A PHENOMENON OF HISTORY

Aiutandomi con il traduttore di “Google.it” ho potuto farmi un’idea sui contenuti di questo per me tanto prezioso libro. Già verso la metà della prima pagina della “Prefazione” (al termine del primo paragrafo) ho letto la frase che avrebbe potuto essere il sottotitolo del libro: “Calabria is a phenomenon of history” … La Calabria è un fenomeno storico o della Storia! E l’Autrice cerca di dimostrare il perché la Calabria sia un/il fenomeno della Storia. Ma tale frase può essere letta pure come “La Calabria è il principio della Storia”!

Poi, verso la fine del quarto paragrafo della terza pagina della stessa “Prefazione”, c’è un’altra frase tanto significativa quanto imperdibile e fondamentale: “The conclusion grew in my mind that Calabria is one of the most important and least understood centers of the forces that have made our modern world”. Cioè (letteralmente) “La conclusione mi è venuta in mente che la Calabria è uno dei centri più importanti e meno compresi delle forze che hanno prodotto il nostro mondo moderno”!

Che dire?… Non potevamo aspettarci una conclusione migliore, più veritiera e lusinghiera. Ritengo che sia molto attendibile la Slaughter quando, con cognizione di causa (e senza secondi fini), ci rende una simile meravigliosa realtà storica. Una realtà storica che ancora quasi tutti gli italiani ignorano e che noi calabresi non sappiamo o non riusciamo o non vogliamo approfondire e valorizzare. Come spesso accade, deve venire una persona da lontano per dircelo!?… E, nonostante ciò, non le prestiamo un’adeguata attenzione.

URGE PUBBLICARE IN ITALIANO TALE LIBRO

italia-magna-grecia-cartina-geograficaEbbene (ho pensato, dopo aver sfogliato quelle 330 fotocopie speditemi dalla Biblioteca Calabrese) adesso è venuto il momento di reagire e darsi da fare. Urge tradurre e pubblicare in italiano tale libro che ci esalta così tanto e riconosce il valore della Prima Italia (fattasi poi pure – o forse proprio per questo – Magna Grecia), ma anche dei periodi successivi … tanto è che, per paradosso, furono gli stessi antichi Romani (che, tra l’altro, avevano raso al suolo l’intera regione come “Damnatio memoriae”) ad estendere il nome “Italia” favorendo così il suo mantenimento fino ad oggi, pur tra alterne vicende.

DAMNATIO MEMORIAE ???

La “Damnatio memoriae” è una locuzione in lingua latina che significa letteralmente “condanna della memoria”… condanna ad essere dimenticato. Nel diritto romano indicava una pena consistente nella cancellazione di qualsiasi traccia riguardante una persona o un popolo, come se questi non fossero mai esistiti. Ci siamo mai chiesti il perché i Romani (dopo la vittoria a Crotone nel 204 a.C.) abbiano voluto (ancora di più che in altri luoghi) radere al suolo l’intera Calabria e poi deportarne in altre regioni gran parte degli abitanti, specialmente quelli più qualificati e in grado di lavorare come schiavi?… Cosa che 272 anni dopo (tra il 70 e il 73 d.C.) subirono la Palestina e Gerusalemme. Eppure, resiste ancora, nonostante tutto, la memoria della “Calabria prima Italia” (specialmente quella del periodo magno-greco) ed ancora di più la memoria di Gerusalemme, degli Ebrei e di Gesù di Nazareth.

Inoltre, mi sono sempre chiesto: ma perché i Romani, baldanzosi come erano, non abbiano chiamato la nostra penisola “Romania” o “Lazio” o “Augustea” o con altra dizione propria del loro Impero, del loro orgoglio e della loro Storia? Probabilmente perché avevano sicuramente capito che Roma è figlia proprio della Calabria-Prima Italia! Che Roma e l’Italia siano, in pratica, figlie della Prima Italia è una convinzione che si sta diffondendo piano piano presso le menti più libere e desiderose di verità storiche, umane, antropologiche, sociologiche tali da darci la più nobile delle “identità”.

Non potevo, perciò, capacitarmi del ritardo culturale, editoriale, universitario ed istituzionale avuto dall’Italia e dalla Calabria, in particolare, per non poter contare su una traduzione ed una stampa di “Calabria the first Italy” in italiano!!!… Così, ho cercato di segnalare tale importante pubblicazione alle istituzioni e ad alcuni editori che sollecitavo a realizzare un libro fruibile anche in Italia e specialmente ad uso dei nostri emigrati interni ed esterni. Ci tengo ancora e sempre tanto a dotare i nostri emigrati di un maggiore orgoglio dell’essere “primi” italiani, avendo le sublime radici che pure un’americana come la Slaughter aveva ben capito. Tutto invano, finora, il mio lungo interessamento per un’edizione italiana di tale Opera assai strategica non soltanto per noi calabresi “primi italiani”.

A meno che, con la nostra proverbiale indifferenza e conflittualità interna ed esterna, non ci condanniamo da soli ad una “damnatio memoriae” così tanto devastante da cancellare persino da noi stessi il ricchissimo patrimonio storico-identitario di una “Prima Italia” che è più famosa altrove che non qui, in Calabria, dove è nata e cresciuta alla grande! Eppure, tale valorizzazione potrebbe dare lavoro, turismo specialistico, scambi socio-culturali e quanto altro si venga a produrre da una simile, unica, immensa risorsa!

UN’ALTRA IMMENSA EMOZIONE

Avere in fotocopia il libro “Calabria the first Italy” non mi bastava. Così, pure per curiosità e per vedere come si presentava la copia originale, mi sono rivolto alla Biblioteca Comunale di Agnone del Molise (cittadina montana di mio abituale riferimento non soltanto anagrafico) per ottenere un prestito interbibliotecario. Così, verso i primi del mese di marzo 2018, ho avuto la tanto desiderata copia stampata nel luglio 1939 negli USA. Un’altra immensa emozione!

E, adesso, voglio condividere questa emozione del tutto particolare con te e con i nostri lettori. Finalmente ho potuto avere tra le mie gioiose mani e sotto i miei increduli ma lieti occhi una copia originale del libro “Calabria the first Italy” di Gertrude Slaughter (1870-1963) pubblicato 79 anni fa dalla “The University of Wisconsin Press – Madison (USA).

IL PRESTITO BIBLIOTECARIO NAZIONALE

Come accennato, ho potuto avere tale copia, in lettura per circa un mese (fino al 5 aprile 2018), per merito del circuito nazionale del “prestito bibliotecario” in particolare con la sollecita collaborazione delle “Biblioteche Riunite Comunale e Baldassarre Labanca” di Agnone (nella persona della gentilissima e sempre disponibile dottoressa Margherita Bucci). Non tutti sanno che da parecchi anni, tramite tale sistema gratuito, è possibile avere in prestito (nel giro di pochissimi giorni) un libro che non si trova nelle biblioteche pubbliche delle nostre parti. E’, questo, un motivo in più per utilizzare tale preziosa possibilità, sia per la semplice lettura, sia per ricerche e documentazione (ad esempio, per tesi di laurea o altri tipi di studi), sia per soddisfare una semplice curiosità come ho fatto io.

Così ho consultato su internet la rete OPAC (On-line Public Access Catalogue, cioè Catalogo in rete ad accesso pubblico – Catalogo informatizzato delle biblioteche) del Sistema Bibliotecario Nazionale (SBN – http://opac.sbn.it/opacsbn/opaclib) che mi ha fornito l’informazione base: sapere quali biblioteche in Italia posseggano una copia del libro cercato. Con tale elenco mi sono recato alla biblioteca pubblica agnonese per farne richiesta di prestito.

Per agevolare chi voglia ottenere in prestito copia originale di tale libro, riporto qui di sèguito le biblioteche che, oltre alla Biblioteca Calabrese di Soriano, ne siano in possesso: la Biblioteca Provinciale “Bruno Chimirri” – Catanzaro (codice CZ0141RCA60), la Biblioteca di Studi meridionali “Giustino Fortunato” – Roma (RM0256IEIGF) e la Biblioteca del Dipartimento di statistica, probabilità e statistiche applicate dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” – Roma (RM0954RMS64).

LA COPIA AVUTA IN PRESTITO

La copia avuta poi in prestito è in dotazione alla Biblioteca dell’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia (ANIMI) di Roma, fondata nel 1910 e intitolata a Giustino Fortunato, grande meridionalista (nato in Basilicata, a Rionero in Vulture PZ nel 1848 e deceduto in Roma nel 1932). Porta il numero d’ingresso 14.776 e la classificazione XXI-D-48.

Tale copia ANIMI è rilegata in cartone rigido verde scuro ed è appartenuta niente di meno che ad un altro grande meridionalista e archeologo, Umberto Zanotti Bianco, come si deduce dalla dedica a costui scritta di proprio pugno dall’Autrice il 25 novembre 1939 e presente alla pagina sei dopo la copertina.

LA SUPER-EMOZIONE

Caro Tito, già vedere finalmente la copia originale tanto desiderata è stata una grande emozione, una gioia incontenibile. Poi, incollata al cartone della rilegatura, c’era la cartina della “Magna Graecia” su sfondo marrone chiaro e alla pagina di fronte la medesima cartina su sfondo bianco (raffigurante il meridione italiano dalla Puglia alla Sicilia) denominata “Modern Calabria”.

slaughter-salon-series-madison-wisconsin-universityQuindi, sotto il titolo “Calabria the first Italy” (scritto con corpo tipografico n. 14) la frase in corsivo (corpo 12): “We are sons of yesterday, not of the morning – Meredith” (Noi siamo figli del passato, non del presente). E voltata la pagina …. ecco la sorpresa più emozionante, anche per il suo significato intrinseco ed evocativo, pure per il nostro Sud Italia … la dedica scritta di proprio pugno in inglese dall’Autrice con una penna stilografica ad inchiostro nero … “Umberto Zanotti Bianco con la mia più sincera gratitudine …… Geltrude Slaughter – 25 Novembre 1939”. In pratica, la copia del libro era ancora fresca di stampa!

UMBERTO ZANOTTI BIANCO

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Chi è Umberto Zanotti Bianco?… Figlio di un diplomatico piemontese e di madre anglo-svedese, è nato a La Canea, isola di Creta 1889, ed è deceduto a Roma nel 1963. E’ stato un ingegno dai molteplici interessi ed attività (archeologo, ambientalista, filantropo, educatore, meridionalista, senatore e politico italiano). In particolare, è stato uno dei promotori e presidenti dell’ANIMI – Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia, istituendone la Biblioteca “Giustino Fortunato”. Ha voluto molto bene a tutto il sud Italia e specialmente alla nostra Calabria. Ciò mi sembra assai significativo, essendo lui di origini piemontesi, ma benemerito spirito universale. Comunque, puoi apprendere di più consultando www.treccani.it/enciclopedia&umberto-zanotti-bianco/ … qui è utile sapere che costui avrà aiutato molto la Slaughter nel fornirle informazioni e pareri per il suo libro.

PAOLO ORSI

paolo-orsi-archeologo-amico-del-sud-italiaIl medesimo aiuto avrà dato all’Autrice americana pure un altro davvero notevole personaggio loro contemporaneo, l’archeologo Pietro Paolo Giorgio Orsi (Rovereto di Trento 1859 – 1935), il quale, nel suo periodo siracusano (come autorità culturale), si dedicò allo studio della preistoria con particolare attenzione ai territori e alle origini di Sicàni, Siculi e Itali. Oltre che per la Sicilia, tantissima importanza Paolo Orsi riveste per l’archeologia della Calabria. Con Umberto Zanotti Bianco ha fondato la “Società Magna Grecia” e la rivista “Archivio storico per la Calabria e la Lucania”.

E, come Zanotti Bianco, fu senatore e benemerito per il Sud Italia. A Soverato, nel 2005, è nato il “Gruppo Archeologico Paolo Orsi” (www.gruppoarcheologicopaoloorsi.it) che sta facendo un ottimo lavoro su tutto il nostro territorio, specialmente da Santa Caterina dello Jonio a Montauro (CZ). Tra i fondatori e i soci di tale Gruppo figurano pure vecchi e stimatissimi amici miei (come Angela Maida e il marito) ma che alcuni (italiani ed esteri) che tanti anni fa hanno acquistato casa a Badolato borgo.

L’AUTRICE

gertrude-slaughter-1870-1963-wisconsin-university-usaGertrude Elizabeth Taylor Slaughter (1870-1963) è stata una così tanto apprezzata docente al “The UW-Madison French & Italian Department” dell’Università del Wisconsin (città-capitale di Madison – USA) che la stessa Università le ha dedicato il Centro “The Slaughter Salon Series” riservato a studenti universitari o dottorandi in lingua, arte, filosofia e letteratura italiana e francese nel contesto della celebre “The French House” che in questo anno 2018 compie i suoi 100 anni d’esistenza (http://uwfrenchhouse.org).

Prima di “Calabria the first Italy”, l’Autrice aveva già pubblicato i seguenti quattro libri: The amazing Frederic, Heirs of old Venice, Two children in old Paris, Shakespeare and the heart of a child.

DALLA PRIMA ALLA TERZA ITALIA

Solitamente, nei libri ufficiali e scolastici, la storia della nostra regione inizia con la cosiddetta “Magna Graecia” … cioè con lo sbarco sulle coste calabro-siciliane (ma anche campane, lucane e pugliesi) di colonizzatori provenienti dalla vicina Grecia, a cominciare dall’anno 720 avanti Cristo, con la fondazione di Cuma (adesso alla periferia nord di Napoli). Ma pochissimi si sono chiesti o si chiedono (persino adesso) come erano tali territori prima dell’arrivo dei Greci e che tipo di attrazione o appetiti costituivano.

mostra-umberto-zanotti-bianco-2005-in-vibo-calabriaNel corso dei secoli, soltanto gli studiosi e gli storici più seri e colti hanno cercato di indagare sulle caratteristiche esistenti nella “prima Italia” (specialmente tra il regno di Italo e il fatidico 720 a.C., cioè tra l’epoca enotra – 1500 circa a. C. – e la Magna Grecia). Sappiamo di poter contare su taluni importanti documenti che fanno riferimento ad una originaria “età dell’oro” (Omero, Esiodo, ecc.) e poi all’esistenza di un mitico o storico e comunque eponimo “Re Italo” che pare abbia inventato la “democrazia” con i sissizi dell’amicizia poi diffusisi in tutto il Mediterraneo (puoi leggere a riguardo in Aristotele, Dionigi di Alicarnasso, Antioco di Siracusa, Strabone, Timeo, Varrone, Polibio, Catone, ecc.).

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I miti (si sa) hanno tutti una base di verità. Una di queste verità è proprio il “nome Italia” che (nato con il re Italo o per altri validi motivi, ben 16 generazioni prima della guerra di Troia, cioè attorno al 1.500 avanti Cristo) secolo dopo secolo si è diffuso dalla Calabria fino a comprendere pure la pianura padana e le Alpi. Tanto è che l’imperatore Augusto ha riconosciuto, con proprio decreto del 42 a. C., e ufficializzato la denominazione “Italia” per tutta la nostra penisola, appunto, dallo Stretto tra Calabria e Sicilia fino alle Alpi. Ed anzi, dal 314 dopo Cristo, sotto gli imperatori Diocleziano e Costantino, fecero parte dell’Italia pure regioni come la Sicilia, la Sardegna e la Corsica, oltre a quelle già comprese dalle Alpi allo Stretto dal 42 a.C. (ad opera di Augusto). Dunque, l’anno 314 è l’anno della nostra prima vera e più ampia Unità nazionale!

gertrude-slaughter-anziana-fotoSecondo alcuni storici, la Prima Italia sarebbe quella esistita dal 1500 a.C. al 314 d. C., da qui inizierebbe la Seconda Italia fino al 1860, mentre quella attuale dal 1861 sarebbe la Terza Italia. Indipendente da tali misurazioni, l’Italia è nata ben 35 secoli fa tra il Golfo di Lamezia e il Golfo di Squillace (oggi in provincia di Catanzaro) per poi espandersi fisicamente fino alle Alpi e alle Isole, mentre idealmente e culturalmente l’Italia è quella che si identifica in coloro che, sentendosi italiani, condividono gli stessi valori. Valori (ad esempio come filosofia e “stile di vita”) che conquistano sempre di più (specialmente con il “Made in Italy”) varie e larghe fasce di popolazione mondiale. Proprio come affermava già nel 1939 Gertrude Slaughter nel suo libro “Calabria the first Italy”: “La Calabria è uno dei centri più importanti e meno compresi delle forze che hanno prodotto il nostro mondo moderno”. Dice “le forze” che hanno prodotto il mondo di ieri e di oggi! Rendiamocene conto, finalmente!

L’ITALIA PRIMA DELLA MAGNA GRECIA

foto-prima-italia-manifesto-6x3-ante-galleria-sansinato-cz-2012Il filosofo di Soverato (CZ) Salvatore Mongiardo (anche nella sua veste di scolarca della Nuova Scuola Pitagorica di Crotone) è tra coloro che si rendono perfettamente conto del valore “universale” della Calabria Prima Italia già quella prima dell’arrivo dei coloni Greci. Te ne do conto nella PRIMA LETTURA PARALLELA, sottoponendo alla tua attenzione la lettera che Mongiardo (intitolandola “Questione Italia” ha inviato il 25 marzo 2018 alla docente universitaria Michela Nocita, ragionando sui seguenti maggior quesiti.

Primo: come erano le genti che abitavano il territorio che oggi si chiama Calabria e allora si chiamava già Italia, cioè tra il 1500 a il 700 avanti Cristo, periodo antecedente allo sbarco dei Greci che poi avrebbero dato origine alla Magna Grecia? …

calabria-copertina_italo_di_f__campora_2012_Secondo: tale Grande-Grecia è stata realizzata soltanto dai coloni greci o proprio perché costoro avevano trovato un popolo già più evoluto, più giusto e più benestante della stessa loro madre-patria Grecia?!… Alcuni sostengono che la cosiddetta “democrazia cooperativistica” sia stata prodotta nell’antica Calabria Prima Italia attorno al 1500 a.C. da re Italo e poi esportata in Grecia, in particolare ad Atene, proprio dai coloni greci della Magna-Grecia e lì purtroppo snaturata nella cosiddetta “democrazia” mercantile, che ancora oggi disarticola e angoscia il mondo con la sua amorale ed immorale competitività sul potere e la ricchezza, mentre la democrazia della prima Italia tendeva all’amicizia, alla sobrietà e alla condivisione dei beni. Un sogno questo della cooperazione e della condivisione rimasto sempre nella più vera anima della Calabria, che è definita (unica nel mondo) come la intramontabile “Terra delle Utopie”!

Terzo: molto probabilmente i territori di Calabria, Sicilia, Campania, Basilicata e Puglia colonizzati dai Greci erano già una specie di “Eldorado” tanto ricco e avanzato da attrarre (come mosche al miele) popolazioni migranti da un posto (come appunto la Grecia) dove territorio, vita e società erano piuttosto difficili?! …

Ma è meglio leggere direttamente l’eloquentissimo testo di Mongiardo, riportato sotto. E sarebbe ancora più utile riflettere sui temi che espone lo stesso Mongiardo su tutti i suoi libri: Ritorno in Calabria, Perché la violenza, Viaggio a Gerusalemme, Sesso e paradiso, Cristo ritorna da Crotone, Mi dimetto da maschio, La monachella di San Bruno. Entro questo anno 2018 dovrebbe uscire un’altra pubblicazione a stampa, ancora più notevole nello svolgimento e nell’approfondimento degli argomenti fin qui indicati. Alcuni di questi libri possono essere trovati e letti gratuitamente su internet, anche in inglese e in tedesco. Basta visitare il suo sito (www.salvatoremongiardo.com) o contattarlo via mail (mongiardosalvatore@gmail.com).

GLI ARGOMENTI DEL LIBRO DELLA SLAUHTER

calabria-the-other-italy-pagine-interneCaro Tito, sarebbe troppo lungo evidenziare nei particolari quanto scritto da Gertrude Slaughter in questo libro che, quando sarà tradotto e diffuso in italiano, non dovrebbe mancare in tutti gli enti pubblici (specialmente nelle scuole), nelle case delle persone più attente ai temi della nascita dell’identità nazionale ma anche dei nostri emigrati all’estero. Mi attengo, perciò, al Sommario dei 6 periodi storici trattati nei 31 capitoli di cui si compone tale importante pubblicazione, mentre la motivazione del libro e il senso della Storia della Calabria Prima Italia sono disseminati nei vari paragrafi di questa Lettera n. 214.

Le 330 pagine sono così suddivise: le 5 della PREFAZIONE, le 4 del Sommario e dell’elenco delle illustrazioni, le 20 dell’INTRODUZIONE (che contiene il nucleo e le motivazioni dell’Opera e dà un veloce sguardo anche al periodo precedente a primo sbarco dei Greci in Campania nel 720 a. C.). Sei poi sono le parti dedicate al racconto delle principali epoche storiche e alla loro analisi: 1 – LA MAGNA GRAECIA (pagine 21-117), 2 – IL DOMINIO ROMANO (121-151), 3 – LA CALABRIA BIZANTINA (155-193), 4 – IL REGNO NORMANNO (197-240), 5 – ANGIOINI E ARAGONESI (243-266), 6 – IL REGIME SPAGNOLO (269-307). Quindi seguono le CONCLUSIONI (308-309), la BIBLIOGRAFIA (313-322) e, infine, l’INDICE dei nomi di persone e di luoghi.

Il volume è corredato da 54 illustrazioni in bianco e nero (foto, disegni e cartine geografiche d’epoca). Tra le foto più interessanti c’è, in apertura, un suggestivo panorama di Pentedattilo indicato come “Un villaggio dell’Aspromonte”. Poi, una incantevole veduta del lago artificiale dell’Ampollino, della Foresta della Sila, scene di vita quotidiana (pastorizia, filatura, matrimonio, ecc.), il costume tradizionale di Tiriolo indossato da una bella ragazza, la baia di Vibo Valentia, reperti archeologici (monete, vasi, statue, la colonna simbolo di Crotone, resti di altri templi greci, rovine romane, chiese ed affreschi bizantini, ecc.).

Le illustrazioni continuano con alcune vedute, anni trenta, della città di Crotone, di Vibo, di Cosenza, di Longobucco, di Rocca Imperiale, una fiumara tipica, fregi arabo-normanni, i ruderi della Basilica della Roccelletta, il Codice Purpureo di Rossano, la statua di Tommaso Campanella a Stilo, alcuni dipinti di Mattia Preti ed un suo emblematico autoritratto.

QUALE CALABRIA?

Da quello che ho capito (leggendo pure più attentamente le frasi sottolineate quasi sicuramente dallo stesso Zanotti Bianco, proprietario e primo lettore di questa copia che ho l’onore e la fortuna di avere avuto in prestito per un mesetto), tale libro tende ad evidenziare una Calabria inserita a pieno titolo tra le “energie” fondanti della Cultura e della Società Occidentale. Si intuisce che l’Autrice sia stata conquistata da questa terra e dalla sua gente, così come dalla sua Storia. Per espressa simpatia ma soprattutto per un’oggettiva ed un’attenta analisi storica, Geltrude Slaughter evidenzia una Calabria di cui andare assai orgogliosi e, quel che è più importante, una Calabria ancora troppo sconosciuta e che, perciò, andrebbe più profondamente indagata e fare emergere in tutta la sua valenza globale.

Secondo Salvatore Mongiardo i suoi giacimenti storico-culturali e valoriali della “Calabria prima Italia” sono addirittura ancora più immensi di ciò che si possa immaginare e sono o possono essere quasi tutti potenzialmente “salvifici” (come cerca di spiegare nei suoi libri e, in particolare, nelle sue molteplici conferenze e nei suoi così tanto richiesti “sissizi” in tante parti d’Italia e persino all’estero).

Sono, in pratica e più o meno, le medesime intuizioni, opinioni o conclusioni cui sono pervenuti alcuni altri storici nostri contemporanei (come Giovanni Balletta, Felice Campora, ecc.) i quali (pur non conoscendo ancora la tesi della Slaughter) sostengono ormai da un quarto di secolo che la Calabria è stata (volutamente?!) ignorata … non soltanto nel contesto del secolare abbandono predatorio … ma anche perché c’è una strategia per non fare emergere valori che potrebbero scombinare o addirittura destabilizzare il cosiddetto “Potere costituito” (ieri come oggi nonostante si sia globalizzato e consolidato)… quello che ama la competizione come prevaricazione, le armi e le guerre, il mercantilismo sfrenato (ecc.).

Infatti, alla pagina 4 (la seconda dell’INTRODUZIONE) Gertrude Slaughter afferma: “Ponte verso la Sicilia e punto d’incontro di molte razze, la Calabria ha una storia complessa e concentrata. Il suo destino è stato quello di aver dato un contributo alla vita dell’Europa e poi di essere lasciata indietro e quasi dimenticata dai suoi eredi”. Frasi scultoree quelle che ho evidenziate della Slaughter, frasi sincere, epigrafiche e indelebili su cui fondare la Calabria della riscossa e della rinascita, quale merita di essere e significare ancora adesso non soltanto per l’Europa ma per l’intero mondo della Globalizzazione!

La Calabria resta pur sempre una grande risorsa per il benessere dell’Umanità! Sarebbe grande vantaggio della stessa Calabria, dell’Italia e del Mondo conoscere sempre più a fondo la natura, l’essere e i valori di questo territorio e di questa cultura che sta alla base della religione cristiana, della politica davvero equa e democratica, della scienza umanistica e di tanti altri aspetti che oggi reggono gran parte del nostro pianeta e non solo. Ma … chi ha paura della CALABRIA PRIMA ITALIA ???… Certamente non le menti e i cuori più appassionati della conoscenza e della lungimiranza! Certamente non i puri di cuore e le menti libere!…

LA STORIOGRAFIA LUNGIMIRANTE

Gertrude Slaughter passa in rassegna, in particolare, a personaggi esterni alla Calabria, i quali, negli ultimi due secoli, hanno contribuito a far scoprire al mondo intero l’unicità di questa nostra terra, ponendosi i medesimi suoi interrogativi …. Quanto ancora c’è da cercare, trovare, investigare per fare emergere i più veri valori di una terra che già s’intravede così ricca e così maternamente promotrice della civiltà umana?…

Non a caso la Slaughter attribuisce principalmente a grandi viaggiatori esteri (come George Gissing, Henry Swinburne, Edward Lear, Norman Douglas, Francois Lenormant) il merito di aver riscoperto una Calabria nobilissima ma dimenticata e sofferente (e persino ingiustamente denigrata) segnalandola al mondo loro contemporaneo (quasi a voler insinuare un atroce rimorso madricida). E non a caso l’Autrice assegna ad illuminati studiosi del nord Italia (come Paolo Orsi e Umberto Zanotti Bianco) il merito di essersi resi conto (in un’Italia, allora come adesso, a trazione nordista, razzista e predatrice savoiarda) come e quanto fosse necessario ed urgente intervenire a livelli governativi per valorizzare il sud Italia e, in particolare, la Calabria.

Ma, da 157 anni a questa parte, chi vuole “ultima” (persino in Europa) una Calabria, che è stata la prima Madre in assoluto nella Storia per come creatasi con la “Prima Italia” ben 35 secoli fa?… Altro che “rimorso matricida”!… Per il potere, la ricchezza ed altre stoltezze si passa addirittura sopra il cadavere della propria madre! Lo si è sempre saputo!… E la realtà odierna ne è prova continua e allarmante oltre ogni limite!…

La Slaughter tratta pure della cosiddetta “Questione meridionale”. E parla spesso dell’Associazione per gli Interessi del Mezzogiorno (the Association for the Interests of the South), poiché (per realizzare questa sua Opera) l’Autrice si è servita molto delle informazioni o dell’aiuto di Umberto Zanotti Bianco promotore di tale ente che io conosco come ANIMI, pure perché gestiva un efficiente asilo infantile a Badolato Marina negli anni sessanta e settanta.

URGE UN CONSORZIO EDITORIALE

calabria-moderna-cartina-del-libro-calabria-the-first-italy-usa-1939Da quando una decina di anni fa ho “scoperto” l’esistenza di tale libro (nelle mie frequenti ricerche per il progetto “Calabria Prima Italia”) ho cominciato a contattare alcuni Editori nazionali e calabresi dal più grande al più piccolo affinché il testo di “Calabria the first Italy” fosse tradotto dall’inglese e pubblicato in italiano, essendo assai importante non soltanto per la Calabria ma per tutta Italia e per il mondo.

Tutti gli Editori consultati, per un motivo o per un altro, non si sono resi disponibili ad una simile operazione editoriale, manifestando così che in Calabria e in Italia non c’è (oggi come oggi) un editore che voglia valorizzare uno dei più importanti popoli che stanno alla base della civiltà. E, questo, caro Tito, è assai triste ed è ìndice di come siamo malridotti (almeno in tale settore socio-culturale). Ma è pure ìndice di un’Italia in precipitoso e rovinoso declino. Un’Italia che ha smarrito la bussola! E chissà che (per paradosso o nemesi storica) l’Italia di oggi o di domani non possa essere “salvata” proprio dalla “Calabria Prima Italia”!…

Il mondo deve sapere (ed è giusto che sappia) come e quanto sangue scorra nelle vene degli Stati, degli altri popoli e delle singole persone. Senza tale identità di provenienza e di impasto socio-culturale e scientifico il mondo continuerà ad essere più povero nonostante sembra alzare la cresta di una prosopopea che sa solo produrre violenza e povertà. Mai come adesso tutto il mondo ha necessità della CALABRIA PRIMA ITALIA !

Come ha affermato la Slaughter, la Calabria è stata dimenticata dai suoi eredi. Dico di più, dimenticata è stata persino dai suoi figli. Ed è ora che venga risarcita e riconosciuta per ciò che è stata e continua ad essere, utilizzando i suoi Valori pure escatologici per un mondo migliore.

LA PROPOSTA PERENTORIA

Così, adesso, propongo a tutti gli Editori calabresi (auspicabilmente coadiuvati dalle Istituzioni regionali e da illuminati imprenditori e altri validi e motivati “sponsors”) di realizzare un apposito CONSORZIO EDITORIALE finalizzato alla traduzione, alla pubblicazione a stampa (e web) e alla diffusione di CALABRIA PRIMA ITALIA di Geltrude Slaughter. Un consorzio simile alle ATI (associazione temporanea di imprese) come si è soliti fare per concorrere ad un appalto pubblico o privato. Una aggregazione finalizzata al solo scopo della traduzione, stampa e diffusione di questa imperdibile Opera che appartiene a tutti indistintamente e a tutti indistintamente giova, oltre ogni immaginazione!

Che io sappia, in Calabria soltanto due enti pubblici hanno una copia originale di tale libro, la Biblioteca Calabrese di Soriano e la Biblioteca Provinciale di Catanzaro. Probabilmente altra copia dovrebbe ancora avere il prof. Lorenzo Viscido, il quale a New York, acquistando la copia donata a Soriano Calabro, ne ha riservata una per sé. Forse è il caso di consultare il prof. Lorenzo Viscido (loviscido@yahoo.com) per sapere se è disposto ad occuparsi in qualche modo dell’edizione italiana, visto che ha mostrato molto interesse per tale Opera e considerato che ne ha le capacità professionali e le motivazioni umane e sociali.

I DIRITTI D’AUTORE

calabria-laprima-italia-volume-aperto-editalia-1999Come ho evidenziato nel contesto della “Lettera a Tito n. 210 – Saverio Ciccarelli e Tropea (VV) leader e capitale della Calabria positiva?”, qualche mese fa ho proposto la traduzione e la pubblicazione in lingua italiana di tale prezioso libro all’editore Giuseppe Meligrana di Tropea (che ancora ringrazio) il quale mi ha risposto così con la mail del 19 dicembre 2017 ore 05,30: “Faremo una valutazione sull’opera. Sulla questione diritti d’autore, risulta che l’autrice Gertrude Elizabeth Taylor Slaughter è nata nel 1870 ed è morta nel 1963. Quindi in teoria il diritto d’autore termina nel 2033, 70 anni dopo la morte. Si dovrebbero chiedere pertanto i diritti agli eredi”.

Ritengo che, probabilmente, tali eredi potrebbero pure concedere gratuitamente i “diritti d’autore” all’Editore o all’Ente che si premurerà di curare la traduzione in lingua italiana, la conseguente stampa e diffusione. Ci sono altri precedenti, come ad esempio, quello del prof. William A. Douglass (dell’Università di Reno – Nevada – USA), il quale ha donato i diritti d’Autore al Comune di Agnone per il suo volume “L’emigrazione in un paese dell’Italia meridionale – Agnone tra storia e antropologia” (edizione italiana curata dal Centro Studi Alto Molise e andata in stampa nel 1990 per l’editore Giardini di Pisa).

Ho conosciuto personalmente il prof. Douglass con cui ho dialogato molto sui temi meridionalistici. Egli, per condurre e completare la ricerca storica-socio-antropologica, è rimasto per ben due anni in Agnone del Molise dove ha ancora parecchi fedeli amici e dove è poi tornato più volte, pure per la presentazione solenne di questo suo bel libro in italiano.

CURIOSITA’

calabria-la-prima-italia-editalia-1999-volume-e-leggioSfogliando e leggendo lentamente le 330 pagine della Slaughter (per capirne il senso o per aiutarmi con il traduttore di Google), ho notato che il primo lettore e proprietario di tale copia (cioé Umberto Zanotti Bianco) ha apportato (a matita nera o a matitone blu e rosso in uso allora dagli insegnanti per correggere e valutare i compiti scolastici) parecchie segnalazioni di errori di scrittura e tipografici (consideriamo che il libro è stato composto e stampato in USA nel luglio 1939, precisamente da R.R. Donnelley & Sons Compagny – Chicago and Crawfordsville, Indiana).

Gli errori tipografici più frequenti sono nelle trascrizioni bibliografiche (forse il tipografo compositore era distratto o poco attento). A volte il cognome Zanotti Bianco è scritto “Biancho” e c’è il segno di matita sulla “h” di troppo. La ferma, chiara e riconoscibile mano del primo lettore ha messo (a lato di alcune frasi) segni di approvazione (con linee verticali di maggiore evidenza e interesse) però ci sono anche frequenti punti interrogativi. Talvolta, ha corretto alcuni termini, che probabilmente non erano appropriati.

Sono soltanto quattro i timbri ovali di riconoscimento (con colore viola) della Biblioteca ANIMI proprietaria della copia avuta in prestito e precisamente … 1 – sulla seconda pagina di copertina, 2- alla pagina tre, 3- alla pagina cento, 4- all’ultima pagina di testo, la 330.

Sono stato doppiamente felice di avere avuto in prestito un libro così “vivo” e “personalizzato” (come risulta ancora adesso a quasi 80 anni dalla pubblicazione). Infatti, nei segni riscontrati c’è ancora l’anima personale del primo lettore e “correttore” con i suoi interventi partecipativi. Tale vibrante interazione tra l’Autrice ed il Primo Lettore (che nella preparazione del testo è stata effettiva e continuata) è un pregio in più per me e l’ho vissuta come una vera e propria fortuna.

Alla fine, la copia pervenutami in prestito dalla Biblioteca ANIMI (fondata dal Primo Lettore) mi ha dato molte più emozioni ed informazioni di una copia qualsiasi “impersonale” o “intatta” … senza segni vissuti. In verità, non poteva capitarmi un’occasione e una copia migliore di questa, appartenuta e così tanto vissuta da Umberto Zanotti Bianco. E, probabilmente, non è stato un caso (visto pure il mio grande e precedente desiderio di immedesimarmi in tale Opera).

GLI ERRORI TIPOGRAFICI

Gli errori tipografici sono comprensibili (anche se non pienamente giustificabili in un’opera universitaria seria ed internazionale come questa), pure perché tante parole italiane si prestano ad essere trascritte male, per la differenza di lingua e di pronuncia. Ne potrebbe risentire però il prestigio della stessa Università che ha posto il suo marchio nella prima pagina di copertina e nel frontespizio interno: 1939 THE UNIVERSITY OF WISCONSIN PRESS – MADISON.

Le possibilità d’errore possono essere meglio capite principalmente da chi, come me, scrive, stampa e pubblica da sempre articoli e libri. A volte c’è fretta nella consegna, più spesso l’autore rilegge e corregge da se stesso, mentre invece a individuare gli errori dovrebbe essere incaricata una terza persona che non conosce affatto il testo. Non si può fare o avere tutto. Infatti, solitamente, c’è un’apposita figura professionale (dentro o fuori le tipografie, nei giornali e nelle case editrici) … il correttore di bozze.

Comunque, pur con qualche piccolo errore, il significato delle parole e del testo non ne risente affatto e, in percentuale, il numero degli errori è quasi ovvio nell’economia di un libro (specialmente se è voluminoso come le 330 originali e “stipate” della Slaughter). E’, come si dice, fisiologico che scappi qualche errore. L’importante è non farne troppi. Evidenzio ciò unicamente con la speranza che se ne tenga conto nell’auspicabile pubblicazione italiana.

TORNO A SCUSARMI

Caro Tito, colgo l’occasione di tali considerazioni per tornare a scusarmi con te e con i nostri gentili lettori per gli involontari errori di dattilografia o di scrittura o senso che possono essere capitati o che capiteranno ancora nei miei articoli giornalistici (pure come “Università delle Generazioni”) così come nelle “Lettere a Tito”, nelle “Lettere su Badolato” e nelle “Lettere per stupire il mondo”.

L’importante è che l’errore non stravolga il significato della frase implicata. Come sai, non mi considero affatto affatto uno “scrittore” ma (senza false modestie) un semplice ed inadeguato “scritt’ore” (uno, cioè, che scrive ed annota le ore). Pure per questo ho scelto di scrivere “lettere” (amichevoli ed informali) e non testi professionali o letterari. In una lettera confidenziale e senza pretese (come queste mie) è più comprensibile e perdonabile qualsiasi errore (persino di evidente o apparente grammatica). Sono stato e resto pur sempre un ex-giornalista di emarginate periferie, che cerco di fare “esistere” pure con la scrittura!

E la mia scrittura e il mio modo di scrivere non sono affatto corretti, appropriati e perfetti, l’ho sempre ammesso. Nonostante tutto, esercito un diritto-dovere di comunicare le mie idee e, in particolare, i fatti che le idee producono o le idee che producono fatti, specialmente se sono “sociali” (cioè possono interessare chi mi conosce, le mie multi-comunità di appartenenza e, chissà, qualche “malcapitato” che incrocia volontariamente o per caso i miei scritti). Il fine ultimo è (sempre, comunque ed ovunque) quello di migliorare tutti insieme e di volerci bene!… Teniamo presente che ogni nostra parola o azione è e deve essere tendenzialmente quotidiana ma anche….“escatologica”… altrimenti tutto diventa privo di significato e di valore. “Siamo con i piedi nel fango ma cerchiamo di guardare le stelle” si suole dire!

CALABRIA PATRIMONIO DELL’UMANITA’

25-novembre-1939-dedica-autografa-dellautrice-a-zanotti-bianco-sul-libro-calabria-the-first-italyCaro Tito, spero proprio tanto, ma proprio tanto che si giunga prima possibile a tradurre e a editare questo interessante libro “CALABRIA (LA) PRIMA ITALIA” che non dovrebbe mancare in alcuna Biblioteca pubblica e privata non solo della nostra regione ma di tutto il territorio italiano e negli Istituti di cultura italiana all’estero e, possibilmente, in quegli Istituti Universitari che studiano la Storia delle nazioni e del mondo intero, dal momento che – come afferma Gertrude Slaughter – la Calabria è un (autentico) fenomeno della Storia e dell’Umanità. La Calabria tutta è veramente un prezioso “Patrimonio dell’Umanità” e come tale dovrebbe essere trattata e valorizzata ancora di più.

Con tale auspicabile libro (in cartaceo o in e-book) la Regione Calabria (o chi per lei) potrebbe effettuare (tra tanto altro) un utile “marketing territoriale” e intraprendere una memorabile e strepitosa campagna promozionale della nostra regione in Italia e all’estero! Il libro della Slaughter è, quindi, un’occasione imperdibile per attrarre turismo generico ma anche e soprattutto qualificato, generando magari i nuovi Viaggiatori del 21° secolo, rinnovando e rilanciando il “Grande Tour”. Per le nuove generazioni globalizzate!

QUESTO LIBRO COME CARTA D’IDENTITA’

Inoltre (cosa da non sottovalutare), un libro del genere (affiancato da altri libri di verità storica sulla Calabria e sul nome Italia nato nella nostra regione, in particolare tra Lamezia e Squillace) potrebbe essere utile ai calabresi, ai meridionali e agli italiani emigrati all’estero per far capire agli altri che la civiltà calabrese e italiana scorre pure nel sangue di tutto il mondo (cosa da insegnare nelle scuole, specialmente calabresi).

Il libro della Slaughter (proprio perché scritto da una persona terza, non italiana e non europea) può avere più valore per le nostre tesi di una Calabria veramente Prima Italia. Potrebbe, così, essere utile pure alla migliore e più consapevole integrazione dei migranti che intendono stabilirsi in Calabria, Italia ed Europa.

Infine (ma non come ultima possibilità promozionale) ristampare il libro in lingua inglese “CALABRIA THE FIRST ITALY” potrebbe essere assai utile ai figli degli italiani che parlano o capiscono inglese in ogni parte del mondo. Sarebbe poi il libro che, in formato tascabile, ogni giovane italiano che cerca lavoro o fortuna all’estero dovrebbe portarsi dietro, quasi come una carta di identità (e di orgoglio personale e sociale).

REGIONE “CALABRIA PRIMA ITALIA”

Caro Tito, in tanti altri miei interventi giornalistici e appelli alle Istituzioni nazionali e regionali ma, in particolare, nella Lettera n. 14 “Calabria Prima Italia” che hai pubblicato su questo stesso sito www.costajonicaweb.it il 02 gennaio 2013, ho avanzato la proposta di denominare ufficialmente l’Ente Regione proprio “CALABRIA PRIMA ITALIA” per evidenziare e distinguere la natura del nostro territorio e del nostro popolo come “Mater Romae” prima e “Mater Italiae” poi come afferma spesso lo storico catanzarese Giovanni Balletta nei suoi scritti così come nelle conferenze che realizza in ogni dove pure come Presidente della “Associazione culturale Calabria Prima Italia” da quasi 20 anni.

Inoltre, c’è da considerare che ci sono altre Regioni che hanno più termini nella propria denominazione ufficiale (come Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Valle d’Aosta), anche per questo la dizione ufficiale “Calabria Prima Italia” potrebbe indicare e significare proprio l’incontestabile fatto storico che la nostra Calabria ha dato nome all’Italia e che, pure come afferma Gertrude Slaughter (ribadisco, attore indipendente), ha dato un grande contributo di civiltà di base all’Europa e al Mondo. D’altra parte, continueremo a chiamarla usualmente e normalmente “Calabria” … però sarebbe giusto che abbia pure la denominazione più completa e solenne di “Prima Italia” (almeno sulle carte intestate e nella denominazione ufficiale).

SETTORE EDITORIALE E DELLE TRADUZIONI

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Caro Tito, avrai notato pure tu che la Regione Calabria solitamente spende tanti soldi (in gran parte provenienti da fondi europei) per promuovere anche in televisione il turismo (di massa) in Calabria. Però avrai notato, come me, che la Calabria non vuole veramente il turismo, specialmente quello di qualità che alla lunga rende più di quello di massa. Come sai, sostengo tale tesi fin dal luglio 1974 quando ho scritto e pubblicato sul “turismo intellettuale” e sul “turismo degli affezionati”.

Per incidere più efficacemente sul “turismo” più duraturo e di qualità, è necessario, secondo me, che la Regione Calabria (specialmente in collaborazione con le Università italiane ed estere e con la Biblioteca Calabrese di Soriano VV) istituisca un settore che si occupi e si preoccupi di tradurre in italiano libri, conferenze, studi, filmati e quanto altro si realizzi sulla Calabria. Viceversa, si occupi e si preoccupi di tradurre e diffondere almeno in lingua inglese (e magari con la sponsorizzazione di aziende anche internazionali) Opere nate in lingua italiana.

Insomma, è più necessario ed urgente che mai ricercare e attuare nuove metodologie (più al passo con i tempi) per conquistare maggiore e più duratura simpatia, interesse internazionale e persino investimenti esteri per la Calabria, attraverso il fascino e la suggestione della Cultura, specialmente quella più irresistibile della Calabria Prima Italia!

Bisogna a tale proposito essere grati specialmente all’autore germanico prof. Armin Wolf e all’editore “Local Genius” di Pentone di Catanzaro per aver realizzato in lingua italiana il libro “Ulisse in Italia – Sicilia e Calabria negli occhi di Omero” (2017) … un’Opera fondamentale specialmente per la Calabria! … Un’Opera che si attendeva di leggere da decenni, ormai, tradotta dal tedesco! Inoltre, bisogna lodare l’editore pure per il fatto che ha reso tale libro assai accessibile a tutti attraverso un prezzo basso, soltanto dieci euro per un così grande tesoro!… Grazie infinite! Ad majora semper! E’ questa la Calabria che ci piace di più!

Ecco, la Calabria (ma anche l’intera Italia) hanno necessità di tali lodevoli operazioni editoriali, le quali tra tanto altro possano aumentare l’interesse culturale, turistico ed economico per la nostra Terra!

LETTURE PARALLELE

Caro Tito, adesso, è giunto il momento delle LETTURE PARALLELE. Questa volta ne sono tre, brevi e di particolare interesse a vantaggio del tema sulla “Calabria Prima Italia”. Buona lettura!

PRIMA LETTURA PARALLELA Salvatore Mongiardo – L’Italia prima della Magna Grecia

L’Università delle Generazioni invita a leggere e considerare il quesito posto qui di sèguito (nella lettera alla docente universitaria Michela Nocita) dal filosofo di Soverato, Salvatore Mongiardo (www.salvatoremongiardo.com) che è anche scolarca della Nuova Scuola Pitagorica di Crotone. Come erano il territorio e la popolazione dell’attuale Calabria (la terra che era denominata già “Italia” per suo saggio re Italo ben 16 generazioni prima della guerra di Troia, cioè attorno al 1500 a.C.) prima dello sbarco e della “conquista” dei colori greci … vale a dire prima dell’ottavo secolo avanti Cristo?…

Anni fa ha cercato di immaginarlo il prof. Felice Càmpora di Amantea (CS) con il suo romanzo “Italo”. Tuttavia, gli storici nostri contemporanei sono alquanto restii ad occuparsi seriamente di un periodo che Aristotele e altri antichi “intellettuali” hanno descritto come Terra dalle grandi risorse e da una sublime civiltà.

L’Università delle Generazioni invita, perciò, tutti i lettori della seguente lettera “Questione Italia” a dare un riscontro che sarà comunque gradito al dottore Salvatore Mongiardo, utilizzando l’indirizzo mail mongiardosalvatore@gmail.com o questo numero di telefono mobile 349-7820212. Grazie!

Questione Italia

Cara Professoressa Nocita,

ho appena finito il suo libro “I fondatori delle colonie” , che lei ha avuto la gentilezza di regalarmi, e che ho letto con la massima attenzione. Sono stupito per la ricchezza di notizie, la profondità dell’analisi, l’acume nel districare le complesse vicende della Magna Grecia, e mi congratulo con lei e il coautore Lorenzo Braccesi. L’averla conosciuta è stata una fortuna ma anche un’occasione troppo ghiotta per lasciarmela sfuggire: io penso che lei potrebbe aiutarmi nel districare quella che io chiamo la “Questione Italia”. Tenga presente che io non sono uno storico di professione, anche se qualcosa so per formazione, passione e dovere professionale da quando ho assunto la carica di Scolarca della Nuova Scuola Pitagorica. E, forse proprio perché non sono storico, mi salta agli occhi una lacuna che nessun libro – tra quelli che ho consultato finora – ha colmato. Ed è questa.

Sappiamo che i greci che dalla madrepatria venivano da noi a fondare le colonie erano tutti maschi, i quali procreavano unendosi ovviamente con donne del posto. Quelle donne, però, non erano persone primitive senza cultura o civiltà: erano italiche della Prima Italia con una cultura eticamente più avanzata rispetto a quella dei greci.

Gli storici confermano che da quell’unione nacquero gli italioti, figli di greci e donne italiche, le quali naturalmente ebbero grande influenza sui loro figli italioti: pensare che una madre non abbia influenza sui figli è una ingenuità. In mezzo a quella popolazione italiota arrivò Pitagora che, già venuto col padre da bambino a Crotone, vi tornò da adulto intorno al 532 a. C. , e vi fondò la sua Scuola.

Ora, io ho potuto costatare che i pilastri etici della dottrina pitagorica erano tutti già presenti nella Prima Italia, quella nata tra Lamezia e Squillace, che poi si espanse a nord e a sud da mare a mare, Jonio e Tirreno. Quei cinque principi sono: 1.libertà, 2.amicizia, 3.comunità di vita e di beni, 4.dignità della donna e 5.vegetarismo.

Questo in sostanza conferma Aristotele quando nella sua Politica (libro 7, capitolo 8) tratteggia l’Italia fondata da Italo sui sissizi, i banchetti comunitari, l’amicizia, l’abbandono dell’allevamento animale, la conversione verso l’agricoltura e il vegetarismo ecc.

L’identità di quei cinque principi, comuni agli Itali e a Pitagora, non può essere un caso. La spiegazione più semplice potrebbe essere che Pitagora rimase favorevolmente colpito da quello stile di vita che aveva visto da bambino. E, da adulto, volle tornare fra quella gente che lo praticava. Egli poi lo elaborò filosoficamente e lo elevò a modello etico universale, come fece con il “Bue di Pane”, che gli Itali infornavano col primo grano raccolto per ringraziare il bue aratore. Egli l’offrì agli Dei in ringraziamento della scoperta del suo teorema, e ne fece il simbolo della fine della violenza rifiutandosi di uccidere l’animale.

Questa mia ipotesi spiegherebbe anche l’accoglienza trionfale che le donne di Crotone riservarono a Pitagora dopo che egli parlò loro al suo arrivo. Porfirio scrive che le donne decisero di vivere in comunità fondando un’associazione per lui. Le donne di Crotone, cioè, avevano ascoltato un filosofo greco che le esortava a vivere alla maniera della loro gente italica, le esortava a tornare cioè al costume antico di prima dell’arrivo dei greci. Come mai le donne di Crotone potevano concepire e praticare una tale libertà, se non perché le italiche erano libere, contrariamente alle donne greche chiuse nei ginecei? Esistono tracce di ginecei nella Magna Grecia? Non dovrebbero essercene, almeno nelle zone italiche …

Il comune amico dr. Domenico Lanciano di Badolato (CZ) e il prof. Remo Nicola de Ciocchis di Agnone (IS) mi avevano segnalato lo splendido volume “Da Italìa a Italia, le radici di una identità”, edito a Taranto nel 2011 dall’Istituto per la storia e l’archeologia della Magna Grecia. L’ho letto con religioso puntiglio perché esso sfiora più volte la “Questione Italia”, ma non scende nella parte etica, che è quella che io vado indagando. Mi riferisco soprattutto agli scritti magistrali dei Professori Paolo Poccetti e Alfonso Mele, quest’ultimo quello che più si avvicina alla mia tematica. In estrema sintesi, riassumo così.

La particolarità del mondo etico italico era già nota ad Aristotele che diede il nome di “Scuola Italica” ai filosofi magnogreci, Pitagora in primis. Aristotele voleva rimarcare la peculiarità della filosofia diffusa da Crotone come fortemente collegata al mondo originario italico, non a quello italiota. L’altra scuola era ovviamente la Scuola Jonica dell’Asia Minore. Aristotele aveva dunque ben chiaro in mente che la Scuola Italica aveva contenuti ben diversi da quella Jonica.

Il Mele afferma acutamente che il propulsore dell’espansione del nome Italia, che sotto Augusto arrivò dall’attuale Calabria fino alle Alpi, fu proprio il pitagorismo. E cita la fondazione di Italica (l’attuale Siviglia in Spagna) nel 206 a.C. ad opera di Scipione l’Africano.

Quell’episodio prova giustamente l’alta considerazione che l’Italia evocava tanto che tutti volevano essere italici, anche se poi non osservavano i valori italico-pitagorici. Difatti facevano guerre di conquista, praticavano la schiavitù, ignoravano la comunità di vita e di beni, dei quali per esempio la plebe romana era priva, ecc.

Altra testimonianza chiara dell’apprezzamento dell’etica italico-pitagorica fu la statua che Roma eresse nel Foro a Pitagora come al più sapiente tra gli uomini. Lo ammiravano, ma poi non seguivano i suoi principi. Un atteggiamento bene espresso da Ovidio nel motto: Vedo le cose buone, le approvo e seguo le cattive …

Il problema che io pongo è essenzialmente di ordine etico-filosofico: esiste o no un sistema di valori capace di aiutare le persone a vivere meglio sempre e in ogni luogo? E se sì, qual è? Diciamo pure che io vorrei andare oltre l’archeologia di colonne e statue, fossero anche i Bronzi di Riace, per fare archeologia dell’etica, cioè scavare per trovare le regole d’oro della buona vita, il che sarebbe la scoperta più importante di tutti i tempi. Regole che a me sembrano comunque indispensabili per armonizzare il nostro mondo in preda al caos.

Quelle regole dovrebbero essere i cinque principi pitagorici, verificati ormai da venticinque secoli di storia conosciuta, sempre validi perché eterni, come Pitagora prospettò dando loro la forza di regole matematiche. Ecco perché sarebbe importante una indagine a tutto campo della terra di nascita di quelle regole, l’Italia, la grande sconosciuta.

Nel nostro incontro le ho dato il mio libro Cristo ritorna da Crotone, nel quale sviluppo il tema dell’identità della dottrina etica di Cristo con quella italico-pitagorica. Se questo è vero -e personalmente non ho dubbi – vuol dire che nella Prima Italia si era formata un’etica capita e diffusa da Pitagora e seguaci. Quella stessa etica si diffuse per cinque secoli in tutto l’impero di Roma, a oriente come a occidente, e arrivò a Cristo tramite gli Esseni e i Terapeuti, i quali erano i pitagorici ebrei di Israele e Alessandria d’Egitto: su questo abbiamo conferma inequivocabile nelle opere di Giuseppe Flavio e Filone Alessandrino, importanti dotti ebrei. La predicazione di Cristo quindi fu preceduta e favorita dall’opera dei pitagorici sicuramente attivi, anche se non sempre molto visibili, in tutto l’impero romano.

Quel modello, che potremmo chiamare italico-pitagorico e protocristiano – non quindi cristiano come le Chiese e le teologie che storicamente lo abbandonarono – è oggi schiacciato da nord dal modello competitivo anglosassone, basato sul successo e il profitto. E da sud dal modello mediorientale, connotato da uno stile di vita essenzialmente guerriero e maschilista, che cerca il predominio con le armi e l’assoggettamento dei vinti. La prova evidente è il dissidio insanabile tra israeliani e arabi che vogliono prevalere gli uni sugli altri.

Riformulo dunque le mie domande, sempre con gli occhi rivolti alle antiche radici italiche:

1. Cosa sappiamo dei popoli che vissero nella Prima Italia, ancora prima dell’arrivo dei greci?

2. Chi erano gli Itali antropologicamente?

3. Come e dove esattamente vivevano, avevano città?

4. Avevano templi, quali Dei adoravano, come immaginavano l’oltretomba?

5. Come mai vivevano liberi in un mondo dominato dalla schiavitù?

6. La proibizione della schiavitù a Locri, già nel sesto secolo a. C., non deriva dalla civiltà italica delle popolazioni preesistenti alla colonia locrese?

7. Da dove deriva la conoscenza di Timeo, filosofo di Locri e quindi italico, riportata da Platone nel suo omonimo Dialogo, che parla dell’unità di tempo e spazio negli stessi termini elaborati solo millenni dopo da Einstein? Afferma difatti Timeo: Il tempo fu prodotto insieme con il cielo affinché, così come erano nati insieme, si dissolvessero anche insieme, se mai dovesse avvenire una loro dissoluzione.

8. In che misura il vino degli Enotri, progenitori degli Itali, e il pane, di cui gli Itali si nutrivano, ha influenzato la formazione della loro etica?

9. Il clima favorevole e lo scambio termico tra i golfi di Lamezia e Squillace, e la conseguente fruttificazione tutto l’anno, hanno contribuito a creare una popolazione non aggressiva e amichevole?

10. La facilità di avere frutti in ogni stagione, può essere stata alla base della comunità di vita e di beni?

Mi rendo conto che queste domande non solo vanno oltre l’archeologia delle pietre, ma raccontano quest’altra storia.

C’era una piccola terra chiamata Italia, ricca di acque, neve, boschi e vegetazione. Il vento di ponente, lo zefiro, soffiando da Lamezia a Squillace, effettuava lo scambio termico mitigando il calore dello scirocco. La conformazione delle alture, che da poca distanza dal mare s’innalzano fino a montagne di mille metri, permettevano una varietà di coltivazioni agricole che offrivano una varietà di frutti e grano abbondante come alimento base. Nell’estate c’era ombra per ripararsi e gli inverni non erano così rigidi da uccidere. Quella popolazione abbandonò l’allevamento animale per dedicarsi più convenientemente all’agricoltura. La cultura pastorale del dominio sull’animale e dell’uccisione dello stesso per nutrirsene, uscì dalla loro testa. La vita e i beni in comune furono il corollario di un’attività di produzione agricola che si faceva sempre insieme per le semine, la cura dei campi e il raccolto. Era gente libera, amichevole, non competitiva, che ignorava la guerra e la conquista.

Era la mitica ”Età dell’Oro”, che si ritiene un’epoca leggendaria, ma che una ricerca approfondita potrebbe dimostrare altro non essere che la Prima Italia.

L’Età dell’Oro fu scritta da Esiodo intorno al 700 a. C., all’incirca lo stesso periodo di composizione dei poemi omerici. Il poderoso studio del Professor Armin Wolf, uscito sotto il titolo di “Ulisse in Italia”, 2018, dimostra di là di ogni dubbio che Scheria, la terra, non l’isola, dei Feaci dell’Odissea, corrisponde all’istmo tra Lamezia e Squillace, cioè alla Prima Italia.

Quindi, non solo l’occidente romano apprezzava e capiva la dignità e il valore del mondo italico, ma anche l’antica Grecia percepiva un’epoca felice in una terra tanto generosa da denominarla ”Aurea Aetas”.

Difatti Esiodo, nella sua opera “Le opere e i giorni”, parla dell’Età dell’Oro (versi 116-119, traduzione di E. Romagnoli) affermando l’abbondanza dei frutti e la comunità di vita e di beni con queste parole:

E ogni sorta di beni

era fra loro: la terra datrice di spelta (grano), i suoi frutti,

da sé, facili e in copia, porgeva; e benevoli e miti,

l’opere tutte fra sé ripartivano e i beni opulenti.

Nell’Odissea (libro 7, versi 152-161, traduzione di I. Pindemonte), leggiamo che le ancelle macinavano il biondo grano mentre nell’orto di Alcinoo:

Alte vi crescon verdeggianti piante,

Il pero, e il melagrano, e di vermigli

Pomi carico il melo, e col soave

Fico nettareo la canuta oliva.

Né il frutto qui, regni la state, o il verno,

Pere, o non esce fuor: quando sì dolce

D’ogni stagione un zeffiretto spira,

Che mentre spunta l’un, l’altro matura.

Sovra la pera giovane, e su l’uva

L’uva, e la pera invecchia, e i pomi, e i fichi

Presso ai fichi, ed ai pomi.

Dopo Pitagora, più di sedici invasioni straniere per venticinque secoli distrussero quel mondo, ma le sue radici, protette dalle rovine della decadenza, oggi rispuntano e ricomincia un nuovo ciclo.

Difatti, quella terra benefica e nutrice tutto l’anno, descritta da Omero ed Esiodo, ricondusse cinquant’anni fa Ancel Keys dall’America a Nicotera, in Calabria, dove egli ritrovò il modello originario della Dieta Mediterranea, riconosciuta dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità. Oggi sappiamo che il regime alimentare di origine italica è il migliore al mondo.

In sostanza a me sembra che la scoperta dell’Italia Etica, figlia di mari calmi, campagne ricche, vegetazioni floride, climi temperati, orizzonti sereni, insomma frutto metafisico di una terra fisicamente dolce e attrattiva, possa essere di fondamentale importanza per riequilibrare il nostro mondo competitivo, guerriero, ostile, e alla fine insopportabile e invivibile.

Ogni contributo o suggerimento sarebbe da me molto apprezzato, soprattutto riguardo al materiale già esistente e all’indicazione di specialisti della materia.

Nell’attesa, le mando saluti blujonici. Salvatore Mongiardo – Soverato di Calabria, 25 marzo 2018

SECONDA LETTURA CALABRIA LA PRIMA ITALIA Editalia 1999

calabria-la-prima-italia-editalia-2001Caro Tito, fin dal 1983, sul tema della “Calabria Prima Italia” avevo “allertato” anche parecchie scuole italiane (regione per regione), tra cui la Scuola Media Statale di Badolato Marina, presieduta dal prof. Antonio Anoja, mio dirimpettaio per alcuni decenni quando entrambi abitavamo all’INA-Casa di Via Pisani 41. Il prof. Anoja, una volta andato in pensione, si è trasferito nella nuova casa (con attorno un bel giardino) che aveva nel frattempo costruito in località Rosàcina, vicino al torrente Gallipari, sul lato nord della Strada Statale Jonica 106. Alle spalle della sua “villa” adesso sorge il Villaggio dei Danesi abitato da numerose famiglie che vengono qui a soggiornare, più o meno lungamente, dalla Danimarca.

Durante la settimana di Pasqua dell’anno giubilare 2000 (giusto 18 anni fa) ci siamo rivisti a Badolato. In tale occasione mi esortò ad andare a casa sua poiché avrebbe voluto mostrarmi un libro di mio sicuro interesse “Calabra la Prima Italia” realizzato l’anno precedente da Editalia (www.editalia.it fondata nel 1952 da Lidio Bozzini per Libri d’arte e di pregio). Pure quella è stata una potente e memorabile emozione!… Un libro meraviglioso e desiderabile (sia per il tema e sia per la bellezza grafica) … però non era alla mia portata, costando allora ben un milione e mezzo di lire (1.500 euro di adesso)! Un libro da collezionisti. Nonostante il prezzo elevato, tale volume è andato esaurito in breve tempo. Pure per questa sua unicità (tematica e di investimento), ho raccomandato all’avv. Giovanni Balletta (poi presidente dell’associazione culturale “Calabria Prima Italia) di acquistarne subito una copia. Cosa che ha fatto, con grande piacere.

Per non sbagliare qualche parola, ti riporto la scheda descrittiva dello stesso editore: “”Volume formato in folio di cm 32×42. 260 pagine stampate su carta speciale, appositamente prodotta dalle Cartiere Miliani di Fabriano, oltre 120 illustrazioni in bianco e nero e a colori, rilegatura in pelle pregiata con copertina a sbalzo, borchie di metallo sul retro, dorso con nervature e impressioni in oro, custodia in pelle con una stampa a colori su ciascun lato. Tiratura in 1499 esemplari numerati””.

Il titolo di questa pregevole Opera del 1999 “Calabria la prima Italia” sembra essere proprio ripreso dall’intestazione di “Calabria the first Italy” di Gertrude Slaughter del 1939. Sarà proprio un caso?… Inoltre, come avrai sicuramente notato, la “Gazzetta del Sud” il popolare quotidiano di Messina (assai diffuso in Calabria fin dal numero di esordio del 13 aprile 1952, giusto 66 anni fa) ha pubblicato a puntate e a fascicoli tutto il contenuto del libro “CALABRIA LA PRIMA ITALIA” della Editalia, agli inizi degli anni 2000, subito dopo che la vendita delle 1499 copie era andata completamente esaurita. Sarebbe assai opportuno ripubblicare tale prestigiosa Opera!…

TERZA LETTURA CALABRIA THE OTHER ITALY di Karen Haid

karen-haid-calabria-the-other-italyCome ben puoi immaginare, caro Tito, cerco, nel mio piccolissimo, di tenermi aggiornato sul tema della “Calabria Prima Italia”. Un tema che non appassiona soltanto me, ovviamente. Qualche mese fa, navigando su internet, ho trovato il riferimento al recente volume “Calabria the Other Italy” di Karen Haid, una giovane signora statunitense che (come appare nella eloquente foto in cui mostra una copia del suo libro) sembra proprio lieta non soltanto della sua Opera ma del suo amore per la Calabria. L’attuale edizione è in lingua inglese, ma è auspicabile che pure questa venga tradotta (prima o poi) in italiano e non si attenda 80 anni come per “Calabria the first Italy” di Gertrude Slaughter!

In tutti questi 35 anni di ricerche (sebbene non professionali), nel seguire la tracce della “Calabria prima Italia” mi sono accorto che a tale tema si appassionano più gli “stranieri” che noi italiani e, in particolare, noi calabresi! Non so veramente cosa pensare. So soltanto che ne sono assai dispiaciuto. Anzi, addolorato!

SALUTISSIMI

Caro Tito, spero che i nostri gentili lettori, specialmente i più fedeli ed affezionati, vogliano far girare questa lettera n. 214 inoltrandola a tutta la loro “mailing list” e inserendola sui “social”. Così come spero che venga rilanciata da altri siti e quotidiani web, anche istituzionali. Confido proprio di trovare un Soggetto unico o che si faccia un Consorzio per poter finalmente leggere in italiano “CALABRIA THE FIRST ITALY” !!!!

Personalmente invierò via Mail o Raccomandata questa Lettera n. 214 alle principali Istituzioni calabresi (in particolare Regione, Province, Università), Editori (anche nazionali), Associazioni e Personalità affinché venga presa in seria considerazione la proposta “perentoria” di far tradurre in lingua italiana, stampare e diffondere in Italia e nel resto del Mondo (specialmente presso i nostri emigrati) il libro “CALABRIA (LA) PRIMA ITALIA” di Gertrude Slaughter, così essenziale per la nostra identità, il nostro orgoglio, la nostra RESURREZIONE e RINASCITA !!!

Allora, alla prossima lettera n. 215 con un altro argomento il più possibile utile. Grazie e a presto!

Domenico Lanciano (http://www.costajonicaweb.it)

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One thought on “Urge un consorzio editoriale per stampare in italiano il libro “Calabria the first Italy” pubblicato nel 1939 negli USA

  1. Maurizio
    07/04/2018 at 15:01

    Ho trovato il libro in edizione tradotta con testo bifronte inglese/italiano edito nel 2014 da Rosablu Editore con la traduzione di Alexandra D’Epiro Dusmet

     

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