Via San Martino

Confidiamo nel tempo, speriamo in un’Estate di San Martino, e facciamoci la festa.
San Martino di Tours è venerato nel mondo, come esempio di carità, ma anche di buon senso: perché la carità senza buon senso è una nevrosi, quando non una furbata. Martino, valoroso e solido soldato romano, diede al povero metà del mantello, non tutto il mantello: o sarebbe morto lui, commettendo peccato di suicidio. Non so se sono stato chiaro.

In suo onore, l’autunno tornò caldo e sereno. Ed è anche il tempo della svinatura. Insomma, ci sono molte buone ragioni per festeggiare san Martino.
La nostra, e mia, via, però, non commemora il santo, ma una battaglia della Seconda guerra d’indipendenza (24 giugno 1859), in cui Vittorio Emanuele II sconfisse, sia pure a fatica, gli Austriaci. Nello stesso tempo, Napoleone III vinceva a Solferino; e i vecchi Soveratani intitolarono una via alla vittoria del Regno di Sardegna, e una, dopo il corso, a quella dell’alleato.

Gli storiografi hanno da borbottare sulla battaglia “italiana”, osservando che anche in quel caso ci fu uno zampino francese… ma tanto gli storiografi accademici non li ascolta nessuno, e, nella storia effettuale, quello che conta è il risultato.

Trascurando i fatti bellici, e attratti dall’assonanza tra la via e il santo, alcuni amici misero mano a una festa popolare: castagne e vino. Dopo varie vicissitudini, si videro momenti di eccessiva gloria, che comunque non dura. Oggi siamo tornati, più o meno, a una festa popolare, come dev’essere. L’ottimo è nemico del bene! Continuiamo così.

Però… però lo storiografo non sa stare zitto, e quando gli viene a mente una cosa… Dovete sapere che in un documento greco, detto Brebion, dell’Arcidiocesi di Reggio, che si fa risalire al XII secolo, si parla di un monastero di San Martino, di proprietà di Reggio, ma sito nel territorio di Squillace e Soverato. Alcune riflessioni:

– Soverato è, in forma greca, Σουβεράτον, che, letto con pronunzia bizantina, fa “Suveràton”, quasi come diciamo in dialetto;
– una chiesetta di San Martino si trova a Copanello, nei pressi, per capirci, del Blu 70;
– nella famosa miniatura di Bamberga, Cassiodoro è rappresentato con lo sfondo di un edificio sacro chiamato, stranamente, Martines;
– il territorio di Soverato doveva essere molto più vasto con l’attuale, e confinare con Squillace.

Chissà se una qualche memoria di quell’antichità non s’insinuò, attraverso la venerazione del santo, anche in mezzo alle altrui glorie risorgimentali?
Comunque, buona festa.

Ulderico Nisticò

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