17 marzo 1861 e fatti seguenti

 L’anniversario sarebbe nel 2021, ma siccome non sappiamo come la pensi il virus, meglio se ne parliamo subito. Il 17 marzo 1861 venne a conclusione una serie di atti giuridici, che diedero forma ai fatti compiuti. La forma, tuttavia, in politica, e soprattutto nelle istituzioni, è anche sostanza.

 I fatti:

  • Interrotta inopinatamente la Seconda guerra d’indipendenza, con il Trattato di Zurigo del 10 novembre 1859, l’Austria cedeva al Regno di Sardegna la Lombardia tranne Mantova.
  • Dopo convulse vicende, con il Trattato di Torino del 30 marzo 1860, il Regno di Sardegna si annetteva Parma, Modena, Bologna, la Romagna e la Toscana; cedeva alla Francia la Savoia e Nizza. Tutte queste operazioni vennero formalizzate da plebisciti; scandaloso quello di Nizza: il Consiglio comunale si era opposto all’unanimità; i soli a votare davvero, i marinai nizzardi della flotta sarda, votarono a tutt’uomo di no, ma Napoleone III e Cavour se ne impiparono;
  • Sbarcato in Sicilia e poi passato nel Continente, Garibaldi si dichiarò dittatore per Vittorio Emanuele II; questi non accettò e non sconfessò, che era come accettare di fatto. Nota importante: il Governo di Francesco II avrebbe dovuto subito dichiarare guerra alla Sardegna, mettendola di fronte ad un intricatissimo caso internazionale; ma stesse a girarsi i pollici.
  • Giunto Garibaldi a Napoli, e paventandosi un intervento internazionale, intervenne il Regno di Sardegna, che con una sola operazione militare annientò le forze regolari delle Due Sicilie, e fermò Garibaldi sulla strada di Roma.
  • Si svolsero intanto plebisciti di Sicilia, Napoli, Umbria e Marche.
  • Secondo il Regno Sardo, la Francia e la Gran Bretagna (Spagna, Austria e altri non riconobbero e non si opposero), erano annessi i territori suddetti. Annessi al Regno di Sardegna, che vi estendeva la sua legislazione e organizzazione politica, amministrativa e militare.
  • Serviva però un atto formale, e, con grande accortezza giuridica, se ne votò uno di pochissime e pesatissime 71 parole, di cui 16 sostanziali: Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861″.
  • Le conseguenze politiche sono intrinseche:

 Lo Stato si suppone istituito con i Trattati e i Plebisciti, e con le elezioni dei Deputati, del 27 gennaio; a dire il vero, avevano diritto al voto solo 418.696 abbienti, e votarono 239.583; ma in Gran Bretagna era lo stesso e peggio; e in Francia votava praticamente solo Napoleone III per tutti;

 si stabilisce la forma monarchica unitaria costituzionale, ponendo fine alle ipotesi di confederazione o federazione, e repubblica;

 il Re è, formalmente, eletto; si continuò ad usare la formula dello Statuto Albertino “per grazia di Dio e volontà della Nazione”, che però non compare nella legge del 1861;

 per la numerazione, si continuò quella dinastica, anche per evitare confusioni tra un eventuale Vittorio Emanuele I Re d’Italia e il Vittorio Emanuele I Re di Sardegna (1802-21); il successore, Umberto, non aveva precedenti recenti, e fu numerato Umberto I;

 il fatto che il Re fosse eletto, apriva tuttavia delle eventualità, che sono sempre proprie di ogni monarchia costituzionale; e infatti Mussolini, tra le competenze del Gran Consiglio del fascismo, incluse anche quelle sulla successione;

 si sottintende, ma non si esplicita, che si seguirà la consuetudine dei Savoia, con la Legge Salica della sola eredità maschile (“né donna né nato da donna”); il caso non si pose, ma si applicò ai titoli feudali nominali, tra cui quello di barone di Soverato, che è estinto, con Diego Marincola, dal 1953;

 il titolo di Re d’Italia, unico, aboliva di fatto e di diritto tutti i titoli preunitari di Parma, Modena, Toscana,  delle Legazioni Pontificie, delle Due Sicilie;

 aboliva tutti gli innumerevoli titoli feudali dello stesso Vittorio Emanuele II in Piemonte, il titolo regio di Sardegna e quelli, sia pure nominali, di Cipro e Gerusalemme;

si aggiungeranno a Re d’Italia, nel 1936, il titolo di Imperatore d’Etiopia e nel 1939 quello di Re d’Albania, entrambi in bella mostra nel frontespizio del vigente Codice Civile del 16 marzo 1942, ma caduti in disuso nei tristi avvenimenti del 1943; Umberto II si presenterà al referendum solo come Re d’Italia;

 i titolari di Parma, Modena, Toscana e Due Sicilie non compirono mai atti formali di rinuncia (la  capitolazione di Gaeta del 13 febbraio 1861 venne firmata ai soli effetti militari); Pio IX, che si era proclamato Papa Re, lasciò, anche dopo il 1870, tale rivendicazione ai successori; il titolo politico divenne, con i Patti Lateranensi del 1929, quello di Capo dello Stato Pontificio, sovrano assoluto ma senza più determinazioni terrene.

 Le Repubbliche nate e subito morte nel 1797 e mesi seguenti ebbero varie costituzioni puramente cartacee sotto occupazione francese; Napoleone istituì una Repubblica Italiana di cui, guarda caso, fu eletto Presidente, e poi Re d’Italia, sempre guarda caso; la Repubblica Romana del 1849 ebbe un Triumvirato; nella Repubblica Sociale, Mussolini veniva dichiarato Capo, ma in modo generico; l’attuale Repubblica parlamentare ha un Presidente eletto dalle Camere.

 Insomma, sempre complicata, la storia d’Italia: ora ci mancava solo il virus!

Ulderico Nisticò