1848, 1948, 2022

 Nel 1848, Carlo Alberto, re di Sardegna, emanava lo Statuto detto da lui Albertino, poi esteso all’Italia. Preso alla lettera, questo istituiva una Camera elettiva e un Senato di nomina regia; e lasciava al re l’Esecutivo, con la nomina del Governo. Subito dopo, però, la Camera iniziò a prevalere, e, di fatto, a dar vita e morte ai Governi; e i re si ridussero a figure rappresentative, sia pure autorevoli agli occhi di gran parte della popolazione. Però, stando alla lettera, quando Vittorio Emanuele III nominò Mussolini, e quando al suo posto nominò Badoglio, applicò l’Albertino.

 La carta del 1948, presa alla lettera, assegna al presidente della Repubblica più poteri che l’Albertino al re cento anni prima.

L’art. Art. 87, infatti, recita così:

• Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.

• Può inviare messaggi alle Camere.

• Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.

• Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge d’iniziativa del Governo.

• Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.

• Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.

• Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato.

• Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.

• Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.

• Presiede il Consiglio superiore della magistratura.

• Può concedere grazia e commutare le pene.

• Conferisce le onorificenze della Repubblica.

 Però arriva subito l’art. 89, il quale invece ammonisce:

• Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.

• Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.

 Quindi, i poteri dell’art. 87 non esistono effettualmente, e quello che conta è l’89.

 Mentre mi svago a riflettere sul sistema vigente, che non condivido, mi chiedo cosa potrebbe accadere. Ipotesi per oggi 25 o giorni seguenti:

1. Tutti si mettono d’accordo per uno qualsiasi, purché fedelissimo all’art. 89. I nomi che circolano mi lasciano più freddo di questi prossimi Giorni della merla; qualcuno mi fa inorridire.

2. Mattarella resta, in prorogatio, fino al 2023; e resta dov’è anche Draghi.

3. Eleggono Draghi, e qui si aprono scenari del tutto inediti, e che potrebbero essere de iure condendo, cioè cambio di fatto delle attuali regole. Ovvero, Draghi, divenuto presidente della Repubblica, nomina davvero, effettualmente, il Governo: come nell’Albertino 1848, primissima maniera; e come del resto sarebbe previsto dall’art. 92 del 1948, solo che finora non è andata così, ma i governi li hanno impastati i partiti nelle segrete stanze, e il Quirinale ha fatto da notaio. I costituzionalisti direbbero che sarebbe un sistema semipresidenziale, simile a quello francese.

 Ora vediamo.

Ulderico Nisticò