19 soldi per una lira

 Nota storica: la lira di prima della guerra si divideva in centesimi; 5 centesimi facevano un soldo; dunque la lira ne contava 20; e per dire che uno era alla fame, si scherzava così “Li mancanu diciannova sordi pe’ na lira”.

 Questa mi appare la situazione della politica regionale calabrese; mentre quella emilian-romagnola, che di lire ed euro e dollari eccetera ne ha tantissimi, è in pieno ribollire da almeno un mese, Salvini in testa. Noi stiamo ancora aspettando di che morte ci toccherà morire il 26 gennaio; anzi, è già grasso che cola se la data del 26 gennaio è finalmente ufficiale e non chiacchiericcio generico.

 Al centro(destra), che è potenzialmente stravincente, manca, a oggi, l’intera lira, cioè è privo di un candidato, dei candidati consiglieri, di un programma… e soprattutto di idee. È come il cavaliere inesistente di Italo Calvino. Annaspa alla ricerca di un’intesa; o, in difetto, di qualche ingegnosa invenzione di nome famoso. Della Lega di Invernizzi non sappiamo notizie, a parte qualche nomina senza effetto.

 Stando ai recenti numeri, il centro(destra) vince le elezioni anche se si presente all’ultimo momento con trenta estratti a sorte sui viventi in Calabria ed emigrati. Ed è quello che mi preoccupa, cioè la pochezza politica del vincente centro(destra), e la minimezza antropologica dei possibili candidati ed eletti: del resto, abbiamo già dato, da quel versante, con i Pino Nisticò e G. B. Caligiuri e Peppino Chiaravalloti e Peppe Scopelliti con Stasi. Il centro(destra) non ha finora espresso, negli anni, una virgola né di proposta né di opposizione; anzi si è dedicato con cura a sostenere Oliverio. Ahahahahahahah!

 Il quale Oliverio è l’unico che mette assieme un consistente gruppo di oliveriani, inclusi l’epico Drosi e il funereo Corbelli; e può contare su diverse simpatie; e su una parte non trascurabile del PD, cioè quelli che se ne fregano degli ordini di Roma. Male che gli vada, Oliverio piglia un bel po’ di consiglieri. E, con questi chiari di Luna, non si può manco dire…

 Tansi, con un poco di fortuna, esce eletto.

 La situazione della sia pur casuale maggioranza governativa è da fescennina iocatio, ovvero farsa degli antichi. Di Maio voleva fare un regalo di Natale a Zingaretti, ritirandosi da Emilia R. e Calabria, e sperando che gli elettori stelluti votassero PD.

 Tale prospettiva è abbastanza campata in aria. Intanto, se stiamo ai dati recentissimi dell’Umbria, dove i 5 stelle dal 27 sono scesi al 7%, in Calabria dal 47% possono arrivare al 12; e nel 47 del 4 marzo 2018 dovete contare anche me, che votai 5 stelle per non dover votare Piero Aiello; e che voterei, nell’ordine, prima Attila, poi Stalin, poi eccetera, e solo in centomilionesima opzione PD. Ma a Di Maio gli è arrivata la buffa trappola Rousseau, e ora dovrebbe presentarsi da solo.

 Da solo, o con “liste civiche”: e qui arriva la farsa, perché qualcuno, nel PD, ci sta pensando sul serio, a una lista senza simbolo: come nei paeselli di una volta con la Lista Tromba! E qui si frega le mani Oliverio, che tra gli elettori pdini, orfani di partito, mieterebbe come il padre di Aligi all’inseguimento di Mila figlia di Iorio!

 Su tutto questo, a 360 gradi, io riderei sopra se fossero le cronache delle elezioni sul pianeta Marte; ma sono le elezioni in Calabria, nella Calabria terzultima d’Europa, nella Calabria in cui io vivo e vivono la mia famiglia e i miei rimasti pochissimi amici.

 E qui mi passa la voglia di ridere. Secondo la legge, infatti, qualcuno sarà per forza eletto. Qualcuno, chi? Come dal 1970, uno qualsiasi.

Ulderico Nisticò