Mentre v’invito tutti alla mia conversazione del venerdì 29 per la Terza Età, è meglio se vi avverto in anticipo. Il prossimo 2 giugno tenteranno (s’intende, tra le righe, senza dirlo) di farvi credere che la repubblica ci sia in Italia dai tempi del bisnonno del re Italo, ovvero II millennio circa a. C.; e che il 2 giugno 1946 gli Italiani, e soprattutto le donne, abbiano votato in massa repubblica. Invece i fatti andarono, e lo dico rapidamente, così:
1. Nel 1914, tutti gli Stati europei erano monarchie, tranne San Marino da mille anni, la Francia dal 1871 e il Portogallo dal 1910; e, ma sui generis, la Svizzera e Andorra.
2. L’Italia politicamente unita era monarchia dal 17 marzo 1861, con i seguenti re: Vittorio Emanuele II (1849 come re di Sardegna, poi re d’Italia fino alla morte nel 1878); Umberto I (1878-1900); Vittorio Emanuele III; Umberto II.
3. Le vicende politiche di Vittorio Emanuele III si complicano dall’8 settembre 1943; con la nomina a luogotenente di Umberto; e il 9 maggio 1946 l’abdicazione di Vittorio Emanuele III, e il trono di Umberto, ora II. Contentatevi, perché a riassumerle impieghiamo pagine e pagine.
4. Per accordi burrascosi con gli esponenti dei partiti antifascisti, si stabilì che la forma istituzionale sarebbe stata decisa da un referendum.
5. Questo si tenne il 2 giugno, con i seguenti risultati: la repubblica ottenne 12.717.923, la monarchia 10.719.284. Già i numeri sono tutt’altro che schiaccianti per la repubblica; sempre che siano genuini, e non, come si disse, discutibili e sospetti.
6. Non votarono Bolzano e le terre adriatiche occupate dalla Iugoslavia; e i moltissimi prigionieri di guerra. Votarono i fascisti reduci, cui venne promessa l’amnistia; e che comunque, per vendetta dell’8 settembre, votarono repubblica; pensando, come è banale, a tutt’altra repubblica!
7. Le donne votarono per la prima volta in un agone politico; erano in numero superiore ai maschi. Siccome l’aritmetica non è un’opinione, è campato in aria che le donne abbiano votato tutte per la repubblica. Le signore e signorine, invece, votarono come i maschi: a loro senno e simpatia, qualcuna monarchia e qualcuna repubblica.
8. Sempre pigliando per buone le cifre, il Meridione e gran parte del Piemonte votarono monarchia.
9. A Soverato questi furono i risultati: Votò il 91,57% di 1.988 avanti diritto (oggi gridiamo al miracolo se vota il 60!); per la repubblica, 764; monarchia, 1.144; bianche, 44; nulle, 80.
10. Poco dopo, alle amministrative soveratesi vinsero i socialisti. Sempre per l’aritmetica, è palese che molti socialisti mesi prima avevano votato monarchia.
11. Negli anni seguenti, dopo i socialisti, amministrò Soverato un centrodestra che era in realtà un destracentro, con forte presenza monarchica e missina. Da ricordare la presenza di Falcone Lucifero, rappresentante in Italia di Umberto, e legato a Soverato da parentele e amicizie. Nel 1962 la DC fece il centrosinistra nazionale; e, credo malvolentieri, locale; seguirono decenni di cadute di sindaci come se piovesse, fino al 1995.
12. A proposito di partiti, il 2 giugno venne eletta anche la costituente, con i seguenti risultati: Democrazia Cristiana, 35,2%;
Partito Socialista Italiano, 20,7%;
Partito Comunista Italiano, 20,6%;
Unione Democratica Nazionale: 6,5%;
Uomo Qualunque: 5,3%;
Partito Radicale Italiano, 4,3%;
Blocco Nazionale delle Libertà:
2,5%; Partito d’Azione, 1,1%.
Dopo poco tempo, sopravvissero solo DC, PSI e PCI; degli altri non resta manco la più vaga memoria.
13. I monarchici ebbero vita politica almeno fino agli anni 1970, ma divisi in partiti e associazioni; nel 1972 si fusero con il MSI, dando vita al MSI-DN.
Ah, una precisazione, dedicata a qualcuno che fa confusione. La monarchia italiana era stata costituzionale, e retta dallo Statuto Albertino del 1848. Torneremo sull’argomento. Qui precisiamo che il 2 giugno non si votò pro o contro la “libertà”, ma solo per la forma istituzionale monarchia/repubblica. Monarchia è la forma in cui il capo dello Stato è ereditario. Alla prossima.
Ulderico Nisticò
