Parlo dell’amnistia storiografica e politica, perché quella legale ci fu già otto decenni fa, alla data del prossimo 22 giugno. A proporla non fu un neofascista o un buonista generico, ma il ministro guardasigilli (Giustizia) Palmiro Togliatti; ed era esattamente quello che la parola dice: ἀμνηστία, dimenticanza, da μνήμη, memoria; o, più simpaticamente “scudammece o passato”; o almeno i suoi effetti, quindi le eventuali pene da scontare. Scontare da chi?
Dai partigiani e dai fascisti, nel periodo da settembre 1943 a maggio e giugno 1945. Pene, perché? Non per uccisioni in combattimento, il che è normale in tempo di guerra; e, senza sottilizzare, anche per azioni di guerriglia e repressione, anch’esse ovvie, ma anche per infiniti casi di veri delitti privati spacciati per politica. Come mai, quella improvvisa bontà da parte del governo De Gasperi e del suo ministro comunista?
Ma perché ogni contesa civile si conclude, prima o poi, con l’amnistia, o di diritto o di fatto, o più elegantemente affidando il tutto alla storiografia e alla poesia; e sottintendendo che era di finirla con il rinfacciarsi le reciproche colpe.
Di esempi ve ne posso portare a valanghe; e mi contento di uno: nel 1866, quando la Terza guerra d’indipendenza andò malissimo per terra in mano ai burbanzosi e inetti generali e ammiragli per mare, gli unici a fare figura furono l’onnipresente Garibaldi e l’ex generale borbonico Pianell. Eccetera. Per gli amanti della cultura classica, invito a studiare la vita del poeta Orazio.
È ora di raccontare la storia. Un vezzo molto diffuso, iniziato con Ciampi, è parlare della Seconda guerra mondiale come se fosse iniziata l’8 settembre 1943 contro la Germania, mentre iniziò il 10 giugno 1940, in alleanza con la Germania, e contro Francia e G. Bretagna; poi, fuori la Francia, estesa a Grecia, Iugoslavia, Unione Sovietica; e combattuta in Africa, Balcani, Russia, Mediterraneo, Atlantico… Questi sono i fatti.
Quanto accadde dal 25 luglio 1943, è persino difficile da riassumere. Mussolini, appena pochi giorni prima potentissimo, venne messo in minoranza dai gerarchi e arrestato dal re: e non si saprà mai se le due congiure fossero distinte o intrecciate. La caduta di Mussolini venne accolta da qualche manifestazione di piazza, subito stroncata manu militari dal governo Badoglio; mentre i fascisti non reagirono affatto.
Ad armistizio annunziato dagli Angloamericani e poi anche da Badoglio, seguì l’ovvia manovra germanica di occupazione dell’Italia non ancora occupata dal nemico. Mussolini (io stesso non saprei se tanto volentieri) costituì una Repubblica Sociale Italia (RSI), che funzionò di fatto, però da un punto di vista giuridico rimase de iure condendo; e con sotto le armi circa un milione di uomini, tuttavia in reparti poco coordinati tra loro. Uomini, e anche le Ausiliarie, circa diecimila donne militarizzate.
Il re Vittorio Emanuele III (curiosità: fece subito un auto-amnistia dei titoli di imperatore d’Etiopia e re d’Albania!) e Badoglio, e governi seguenti, da una parte mantennero alcuni reparti e qualche amministrazione civile, dall’altra ebbero serie difficoltà ad essere diplomaticamente riconosciuti dagli Anglomericani; intervenne sempre lui, Togliatti, che portò il riconoscimento di Stalin, cui si dovettero accodare anche gli altri. Fu così che l’Italia rimase un Regno fino a giugno 1946.
Nel 1943, centinaia di migliaia di militari italiani, che Badoglio aveva lasciati senza ordini, anzi senza notizie, erano stati attaccati dai Tedeschi, catturati e portati in Germania. Quelli che non aderirono alla RSI, rimasero detenuti (“internati”) e adibiti al lavoro. Altri, in Italia, sfuggirono alla cattura, altri ripararono in zone isolate di montagna. Avvennero violente repressioni da parte di forze tedesche e fasciste. Rarissimi i fatti d’arme propriamente detti; più frequenti, alcuni atti di guerriglia quale l’attentato clandestino di via Rasella a Roma.
Dopo la guerra, il “brevetto” di partigiano venne concesso, con larghezza, a qualche decina di migliaia. In seguito il numero crebbe alle stelle, e cresce con le non meglio definite “staffette”, se no le donne si offendono. E anche questo è un fenomeno comunissimo, e nemmeno io credo che tutti i fascisti “Sciarpa littorio” fossero davvero stati alla Marcia su Roma.
Ma via, anche dopo le guerre napoleoniche migliaia di veterani inglesi dicevano di essere stati in prima linea a Maida nel 1806, e perciò una vastissima area di Londra si chiama “Maida Vale”. Ricordatevi tutti che la prima virtù di uno storiografo è saper dubitare di qualsiasi cosa; se no, uno si beve qualsiasi cosa, anche la Donazione di Costantino.
Proverò ora a riassumere le operazioni militari in Italia, che, in massima parte, riguardarono gli Angloamericani e i Tedeschi. Questi, non riuscendo a impedire lo sbarco di Salerno, si attestarono per otto mesi a Cassino (Linea Gustav); ritirandosi poi sugli Appennini (Linea Gotica), finché, negli ultimi giorni di aprile 1945, vennero sconfitti in Italia, come pochi giorni dopo nella stessa Germania. In questi eventi grandiosi, poco incisero le truppe del Regno; e nemmeno fecero tanto quelle della RSI; mentre la presenza militare delle formazioni partigiane si notò solo negli ultimissimi giorni.
Dopo la guerra, che accadde ai fascisti? Alcuni vennero uccisi (non certo i trecentomila lamentati dai postfascisti); altri “entrarono nella vita”, di fatto dimenticando; altri costituirono gruppi, i quali erano vietatissimi dalla XII disposizione costituzionale e dalla legge Scelba, però avevano sedi e comizi (per quanto mi riguarda, possono stendere un elenco senza fine) e in pubblica piazza e deputati e senatori e consiglieri; e, per fermarci al solo MSI-DN, con un milione di mezzo di voti, cinque milioni e mezzo di voti nel 1994. Quanto al 2026, ognuno è responsabile di se stesso; e io sono un elettore di FdI, non un dirigente, anzi, ora che ci penso, nemmeno un iscritto: quindi parlo per me.
Dopo il 1945 qualche partigiano autentico fece carriera nei partiti, soprattutto a sinistra; ma bisogna attendere Pertini per una persona di peso istituzionale. Di altri illustri signori, tipo Scalfaro, bisognerebbe chiedersi cosa dov’era e cosa fece fino alla sera del 24 aprile 1945.
Però, vorrei pure sapere come mai alcuni fascistoni non solo uscirono vivi dalla guerra, ma erano decisamente troppo filoamericani. Del resto non agitatevi: uno di questi giorni vi racconto le altalenanti vicende dei generali e politici di Napoleone I dopo il crollo del 1814 e ’15.
Scusatemi tanto tutti, ma io faccio lo storico. La storiografia sui fatti tra il 1943 e il ’46 è abbondantissima, però condizionata o dalla nostalgia postfascista o dall’ideologia antifascista; e sono due stati d’animo che non concorrono certo al motto di Tacito “sine ira et studio”, cioè senza pregiudizi di alcun genere. “Quorum causas procul habeo”, egli spiega: cioè dovremmo ricordarci che dal 1922 sono passati cento e quattro anni, e ottanta da 1946.
Ci vuole un’amnistia culturale, che non significa cancellare i fatti, significa raccontarli con oggettività. Mi pare un ottimo esempio di amnistia quanto ora leggete. In Brasile, che è repubblicano dal 1889, ci sono quattro città chiamate Teresopoli, Cristina, Imperatriz e Teresina. Come mai? In onore di Cristina Teresa di Borbone delle Due Sicilie, figlia di re Francesco I, moglie dell’imperatore Pedro II, e ricordata per la sua bontà come “Mãe dos Brasileiros”, la Madre dei Brasiliani.
Ulderico Nisticò