26 dicembre 1991

 Il 26 dicembre 1991, quelli che oggi contano 70 anni ne avevano 40; i quarantenni, allora frequentavano la Prima media; i giovani e ragazzi del 2021 non erano nati.

 Quelli che avevamo studiato, come chi scrive, dal 1955, e anche prima avevamo sentito discorsi in casa, trovavamo sui libri e sugli atlanti uno Stato, generalmente dipinto in azzurrino, denominato Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, in sigla URSS, pronunziato “urs”, spesso detto anche solo Russia; e ritenuto comunista e centro del comunismo mondiale, con variazione per Cina e Iugoslavia.

 Luogo chiuso e misterioso dalla rivoluzione menscevica del 1917, e quella bolscevica del 1918, l’URSS era stata invasa nel 1941 dalla Germania, con partecipazione di Italia, Romania, Bulgaria… resistendo in maniera sorprendente, vincendo e spingendo le due armate fino all’Elba… e poteva andare anche avanti, se non fosse stato per gli accordi di Yalta con gli USA.

 Occupò dunque la Germania detta Democratica, o dell’Est; e Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, dove, a seguito di elezioni con il 98,99% (!!!), vinsero i locali partiti comunisti.

 La divisione dell’Europa venne sancita e rafforzata da quella che fu detta Cortina di ferro e dalla Guerra fredda. Gli Occidentali vennero, e sono, riuniti nella NATO; i comunisti, nel Patto di Varsavia; e i due schieramenti si minacciarono ogni giorno un conflitto apocalittico che nessuno intendeva seriamente combattere, ma giovava al reciproco terrore e al mantenimento degli equilibri. Rivolte di Berlino, dell’Ungheria del 1956, della Cecoslovacchia nel 1967 vennero stroncate da invasioni sovietiche, mentre l’Occidente restava micio micio a guardare; la Polonia evitò l’invasione con la dittatura di Jaruzelski.  Gli USA a loro volta sostenevano governi militari anticomunisti nelle Americhe, e in Grecia.

  Verso gli anni 1970, la tensione parve allentarsi. La gara si spostò nello spazio, con grandi successi sovietici, a riprova che l’URSS primeggiava in alcuni settori che, per capirci, chiamiamo dell’industria pesante, applicata anche agli armamenti.

 Nel 1979, Mosca invase l’Afghanistan, venendo affrontata e battuta da una possente insurrezione popolare, che, dopo vent’anni, la costrinse al ritiro. Succederà, nel 2021, anche a USA e Occidentali, ma essi hanno dalla loro giornali e tv che fanno finta di niente per i begli occhi di Biden; mentre già in quegli anni 1980-90 l’URSS, e il comunismo in genere, declinavano nelle simpatie persino dei comunisti, i quali erano  divenuti filocinesi, filocastristi, persino finoalbanesi, tutto tranne che filosovietici.

 Le notizie che filtravano dai confini sovietici erano ben poco incoraggianti, per chi ancora sognava “il domani che canta”, cioè il comunismo come felicità garantita e universale. Si sapeva che l’URSS mandava missili sulla Luna e schierava giganteschi carri armati, e che il sistema sanitario e quello scolastico erano funzionanti; ma che un operaio sovietico che avesse voluto comprare a rate la Žigulí, una specie di 125 FIAT, doveva stare quattro anni senza mangiare; e che nei pochi negozi, se uno qualsiasi avesse voluto acquistare, che so, un sapone, doveva prendersi anche delle matite…

 Quasi alla lettera: i burocrati di Mosca ordinavano, per esempio, che si producessero scarpe numero 44 da spedire, per l’uguaglianza fra tutti gli esseri umani, in terre di Mongoli notoriamente dai piedi piccoli… Basta ricordare il Lungomare di Soverato con centinaia di metri di stuoie zeppe di vuoti di magazzino russo, con ottimi telescopi e strumenti chirurgici eccetera, tutta roba prodotta in eccesso quando invece mancava il necessario.

 In una simile assurda situazione, poteva divampare un incendio mondiale, senza l’energica e intelligente azione di Gorbaciov, che pilotò la crisi e condusse l’URSS a una dissoluzione il più possibile indolore. E nessuno loderà mai abbastanza i popoli slavi che seppero mantenere l’ordine, evitando ogni eccesso: e si può dire che l’intero crollo di un mondo avvenne senza che nessuno sparasse un colpo, tranne qualche incidente sotto Eltsin.

 Fallito, anzi mai iniziato il tentativo di una Comunità, ecco sorgere Stati che oggi trovate sopra un atlante, e fino al 1991 erano solo parti dell’URSS. Ed ecco: Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Estonia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Lettonia, Lituania, Moldavia, Russia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan. Non mancano problemi di confine e di etnia: ma chi non li ha?

 L’attuale Russia è oggi dentro i confini di prima di Pietro il Grande (1682-1725) e Caterina II (1762-96); e tornò tradizionalista e ortodossa.

 I Paesi satelliti si sbarazzarono del comunismo. Il Muro di Berlino non “cadde” come dicono gli ipocriti, ma venne abbattuto a picconate, e la Germania si riunificò. Al contrario, la Cecoslovacchia, invenzione francese del 1918, reinvenzione sovietica del 1945, si scisse, nel 1992, pacificamente, in due Stati.

 Divertitevi, amici lettori, a sovrapporre una carta politica del 1989 con una del 2021.

Ulderico Nisticò