4 luglio 1776 in America


 Duecentocinquant’anni fa, se il palamento britannico fosse stato meno stupidamente ottuso e avesse accolto quattro deputati americani, la storia delle due sponde dell’Atlantico, e del mondo, sarebbe andata diversamente: forse. Certo che i coloni giunsero alla dichiarazione d’indipendenza dal Regno Unito.

Era una rivoluzione e non una sommossa; e mentre Washington trasformava i ribelli in esercito, i “padri costituenti” discutevano e sancivano una costituzione repubblicana federale. A proposito, quando sentite padri, e persino madri, del 1946 italiano, è un’amerikanata come i giovani avvocati che chiamano il giudice “Vostro Onore” e i negozietti deserti che scrivono sulla vetrina “store”.

Torniamo in <America, dove i padri, scartata l’idea di una monarchia costituzionale perché i soli candidati re possibili erano inglesi, tuttavia fecero “United States” repubblicani sul modello di “United Kingdom” monarchico.

La guerra, superate le prime difficoltà, volse a favore degli Usa, e si chiuse con un trattato di Parigi del 1783. E qui è utile rilevare alcune stranezze:

– la Francia, da poco sconfitta nella Guerra dei sette anni, si schierò con gli Usa, ma non fece nulla per recuperare le gravi perdite in America e India di pochissimo prima;

– ancora più strano, la Francia monarchia assoluta sostenne la repubblicana rivoluzione americana, mentre nulla faceva per riformare la sua pessima politica interna e scassata amministrazione, il che, infatti, sei anni dopo, scatenerà la rivoluzione francese;

– il Canada inglese, e lo stesso Quebec di lingua francese, rimasero fedeli a Londra; e tuttora il Canada è, almeno di nome, un Regno di Carlo III;

– molti americani delle tredici colonie non si schierarono con l’insurrezione, e furono detti “loyalist”; molti pagarono con la vita; era un americano loyalist quel generale Stuart che nel 1806 sconfiggerà le truppe napoleoniche a Maida – S. Eufemia, evento tuttora leggendario nel “Maida Vale” di Londra;

– il parlamento britannico, tardivamente pentito, negò i fondi al governo per la guerra in America; e si dovette ricorrere a truppe tedesche dell’Hannover (il re del UK proveniva da lì, e vi era sovrano assoluto): corsero altre leggende, questa volta da film dell’orrore, e un sentimento antitedesco ancora peggio di quello antinglese;

– re Giorgio III era clinicamente pazzo: e vi sarete accorti che, da allora, la prima cosa che fanno gli Usa è dichiarare matto il nemico di turno: volete un elenco, o vi ricordate?

Ci fermiamo all’indipendenza, se non per ricordare che, in pochissimi anni, il territorio Usa si estese alla vastissima Louisiana comprata da Napoleone, e alla Florida dalla Spagna; e all’annessione del Texas; e alla conquista del territorio messicano fino alla California.

Aggiungiamo che i costituenti Usa si posero subito il problema dell’immigrazione, decidendo di regolarla, evitando – allora e oggi – anarchia e invasioni. Essenziale la scelta di popolare il West solo di “w.as.p” (bianchi, anglosassoni, protestanti), da cui trarre i disciplinati coltivatori di terre e soldati. Che le frontiere Usa siano state e siano aperte, non sta scritto da nessuna parte, bensì il contrario, e ci sono severissime leggi sull’immigrazione.

Quanto alla religione, i padri del 1776, che non erano certo credenti, lasciarono libertà di culto a tutti: ma allora pensavano alle diverse osservanze cristiane, non all’islam o altro. Ne derivò una specie di sincretismo: gli Americani festeggiano devotamente il Natale, però nessuno si chiede la nascita di Chi!

Nati da una guerra (“natura delle cose è il loro nascimento”, dice il Vico), gli Usa rimangono Nazione guerriera: per raccontare tutte le operazioni militari Usa ci vorrebbe un’enciclopedia. Basti che nell’inno dei Marines c’è Tripoli per una guerra… non quella di Obama 2011, quella del 1811, due secoli prima, appena gli Usa nati.

Con tutto questo, il mondo non può fare a meno degli Usa.

Ulderico Nisticò