57enne muore per un malore: ambulanza in ritardo. Nuove polemiche sul 118 calabrese


Un malore improvviso, la chiamata al 118, l’attesa lunga e drammatica. È morto così, nei giorni scorsi, un ragioniere lametino di 57 anni, molto conosciuto in città.

La sua scomparsa riaccende con forza il dibattito sul funzionamento del sistema di emergenza-urgenza in Calabria, una criticità denunciata da anni anche dal dottor Saverio Ferrari, delegato provinciale SMI dell’Asp di Catanzaro.

A ricostruire i momenti terribili di quella mattina è il messaggio di un amico della vittima. L’uomo abitava a circa un chilometro dall’ospedale di Lamezia Terme, ma l’ambulanza è arrivata da Falerna dopo quasi mezz’ora e senza medico a bordo.

Nel frattempo, gli operatori del 118 hanno guidato telefonicamente il figlio quindicenne nelle manovre di primo soccorso, mentre il padre stava morendo tra le sue braccia. Quando i sanitari sono finalmente giunti sul posto, per il 57enne non c’era ormai più nulla da fare.

Il caso si aggiunge a una lunga serie di episodi simili registrati non solo a Lamezia, ma in diversi comuni della provincia. Ritardi, mezzi insufficienti, carenze di personale e ambulanze medicalizzate spesso indisponibili sono problemi che, secondo operatori e cittadini, continuano a mettere in difficoltà un servizio che dovrebbe garantire risposte immediate.

Mentre la comunità lametina piange un’altra vittima, torna a farsi sentire con forza il grido di allarme di associazioni e cittadini: senza interventi strutturali, assunzioni e un reale potenziamento dei mezzi, il 118 calabrese rischia di restare un servizio in affanno. E altre famiglie potrebbero ritrovarsi a vivere drammi che, sottolineano in molti, non dovrebbero mai accadere.