A 30 anni da Badolato paese in vendita in Calabria (1986-2016)

vendesiCaro Tito, così sono trascorsi ben 30 anni da quanto il 7 ottobre 1986 è iniziata la vicenda di “Badolato paese in vendita in Calabria” con la pubblicazione di un mio articolo-SOS da parte del quotidiano romano “Il Tempo” in pagina nazionale … notizia-shock poi ripresa dalla stampa di quasi tutto il mondo, provocando un interesse che piano piano si è esteso a migliaia di altri paesi i quali, specialmente a causa dello spopolamento (dovuto a molteplici problematiche, tutte devastanti, interne ed esterne), rischiavano e rischiano ancora di morire o di restare insignificanti.

Cos’è cambiato in bene e in male in questi 30 anni?… Per Badolato in bene è cambiato che il clamore suscitato dalla vicenda (per due anni 1986-88 alimentata dal mio continuo ricorrere a giornali – televisioni – radio – enti ed associazioni per sensibilizzare tutti, cittadini, amministratori e politici) ha un po’ risollevato le sue sorti, nonostante la Regione Calabria, nella persona del suo assessore al turismo Ubaldo Schifino il 5 gennaio 1987 avesse cercato di inibire un processo ormai iniziato e che era difficile poter interrompere dal momento che il dramma era e resta ancora serio e troppo invalidante per i territori che hanno troppi paesi agonizzanti. Ma, comunque, si poteva e si doveva fare di più (pure a livelli politici-amministrativi).

Oltre alla vicenda del “paese in vendita” Badolato ha poi conosciuto un’altra stagione di rilancio, quella avvenuta a seguito dell’approdo sullo Jonio della nave turca Ararat (27 dicembre 1997) con quasi 900 profughi kurdi (in maggioranza), ospitati in larga parte nel borgo antico. Tale clamore internazionale (che ha superato di gran lunga quello del “paese in vendita”) ha attratto parecchi acquirenti, alcuni dei quali hanno scelto e preferito vivere tutto l’anno nel borgo medievale, apportandovi nuova linfa rigenerativa. Badolato borgo non è più quel borgo abbandonato e desolato, quasi morente. Molti badolatesi hanno ripreso ad amare il loro borgo millenario e sono sicuro che (almeno per altri numerosi decenni ancora) quelle pietre continueranno ad avere vita e significato. Comunque, resta esempio e prototipo per altre situazioni di grave spopolamento ed abbandono. Parecchi sindaci si sono ispirati a Badolato per salvare i loro borghi.

BADOLATO PAESE IN VENDITA IN CALABRIA - IL TEMPO di Roma 07 ottobre 1986 pagina 22

Più in generale, in male è cambiato che, proprio per l’insensibilità dei politici e di altri responsabili del bene pubblico, sono aumentati i paesi in agonia o in fase di preoccupante spopolamento!… Trenta anni fa la stima era di ben 12mila borghi in stato comatoso nella sola Europa, mentre adesso tale stima è salita a 15mila borghi e ne sono coinvolte persino piccole città, come ad esempio Agnone del Molise, dove abito. Questa è una città d’arte che cento anni fa aveva 18mila residenti, mentre adesso è al limite psicologico dei 5mila abitanti con un patrimonio edilizio inutilizzato di quasi mille case e masserie vuote sia nel centro storico che nelle campagne (censimento del 2014 del mensile locale “L’Eco dell’Alto Molise”), per non parlare dei tantissimi terreni abbandonati e, quindi, resi così preda di frane, smottamenti, di altri disordini geomorfologici e persino di alluvioni, di imbarbarimento ed isolamento territoriale. Non a caso Papa Francesco insiste sulle periferie (urbane e rurali) come principale urgenza di bonifica, riqualificazione e rivitalizzazione generale. Purtroppo, lo spopolamento è conseguenza della irrazionale urbanizzazione industriale in tanti Paesi del mondo, dove la corsa nelle città e nelle megalopoli comporta l’abbandono di paesi e piccole città di provincia. Per cui il problema evidenziato da “Badolato paese in vendita” è globale!

Pensa, caro Tito, che trenta anni fa i 12 comuni dell’Alto Molise (un comprensorio montano omogeneo) avevano un numero di abitanti di 16 unità, mentre adesso si sono impoveriti di oltre 6mila residenti (il 30% circa). E bisogna precisare che non tutti i residenti anagrafici sono presenti sul territorio a motivo di studio o di lavoro. E così sono ridotti tantissimi altri comprensori che pérdono capacità persino amministrativa nel governo della popolazione e del territorio anche orografico il quale, deteriorandosi, provoca disastri prima inesistenti. Tale perdita, pure socio-economica-culturale, è troppo nefasta sotto tutti i punti di vista.

Cosa fare?… Fin dal 1986 mi batto perché i paesi spopolati si uniscano per fare eleggere propri rappresentanti nelle istituzioni locali, regionali, nazionali ed europee con il principale compito di salvare il più possibile i loro territori dall’insignificanza e dall’estinzione. Ho cercato di convincere tutti i partiti ad avere una sezione di studio e serio monitoraggio sul problema, inviando appelli ai loro responsabili di ogni livello politico-istituzionale. Ho cercato di convincere singoli loro esponenti a sposare concretamente la causa dello spopolamento che è la medesima del deterioramento fisico-orografico oltre che umano e, quindi, economico e di vigilanza-difesa-valorizzazione territoriale. Ma, credimi, nessuno mi ha preso sul serio, dimostrando che si ama il proprio territorio soltanto a parole e a inutili sentimentalismi mentre qui tutto decade e muore. Vedo in giro tante iniziative a riguardo, ma poca convinzione e determinazione!

Domenico Lanciano e stemma Comune Badolato ottobre 2011

Sono così amareggiato che, spesso, mi rammarico di non aver tentato io stesso di essere eletto in qualche istituzione per perorare tale causa, fondando addirittura un movimento tale da coinvolgere più gente e più amministratori possibili già dal biennio epico 1986-88 di maggiori e migliori riflettori soprattutto internazionali. Probabilmente ho sbagliato a cercare altri possibili candidati. Così, aspettando il candidato giusto sono passati inutilmente 30 anni. Ma, purtroppo, sento che non ho la stoffa per una simile avventura, poiché mi sento adatto soltanto nell’azione socio-culturale e di studio non in quella politica ed amministrativa. Però sto cercando affannosamente a convincere, ancora adesso in questo momento, politici o amministratori di vocazione e di professione, a impegnarsi energicamente a girare per tutti i paesi delle loro circoscrizioni elettorali (al Sud come al Centro e Nord Italia) onde farsi mandare al Parlamento Europeo per portare nel cuore dell’Europa un problema che interessa indistintamente tutti. Proprio stasera farò 200 km (andata e ritorno) per parlare con una ex sindachessa che mi sembra disponibile almeno ad esaminare tale possibilità che sto prospettando veramente a tanti (senza lasciare nulla di intentato). Potrei scrivere un libro su tutte le persone che ho contattato in questi 30 anni pregandole di impegnarsi sistematicamente contro lo spopolamento … a cominciare di taluni sindaci di Badolato e alcuni componenti dell’allora ancora forte Partito Comunismo Italiano, i deboli eredi di quella che fu “la roccaforte rossa della Calabria” e che già nel 1986 sembrava irriconoscibile e addirittura svanita a riguardo, con una nuova classe dirigente certamente inadeguata e comunque indegna della “generazione epica” che l’aveva preceduta.

Speriamo che l’idea di mettere in sicurezza borghi, fiumi, montagne e altro territorio contro le catastrofi (alluvioni, terremoti, frane, ecc.) si traduca in un piano nazionale serio ed efficace. Ma ci credo poco … siamo in Italia, purtroppo, il paese dove l’unica cosa seria è la “corruzione” diffusa e sempre più dilagante proprio là dove non ti aspetteresti. Trovo sempre più illegalità e corruzione aggravata là dove non mi sarei mai sognato di trovarne nemmeno una pallidissima idea. Mi sto convincendo ogni giorno di più che se i borghi muoiono, se la stessa Italia sta vacillando … la colpa è di ognuno di noi … di chi adotta corruzione ed illegalità come metodo e paradigma di vita e di professione … colpa nostra personale poiché non abbiamo il coraggio o la voglia di denunciare singoli e sistemi. Però, per denunciare efficacemente è necessario essere uniti e fare noi stessi “sistema” … poiché singolarmente non si ha né la forza psico-fisica, né economica e legale per affrontare denunce e processi. Di questa debolezza della cosiddetta “società civile” approfittano sempre di più i “malviventi” (cioè coloro che vivono male, avendo scelto l’illegalità, la prepotenza, la corruzione, la mafiosità). Tali malviventi hanno fatto “sistema” ed ormai occupano buona parte delle stesse istituzioni, bonificare le quali sarà impossibile senza gli onesti che, in tanti, facciano a loro volta sistema.

sindaco e autorità MARCIA BADOLATO 07 ottobre 2011 porta Comune

Pensa, caro Tito, in questi 30 anni e più che frequentavo per poi abitare il Molise, ho visto questa piccolissima regione negativizzarsi come se fosse un territorio posseduto dalla mafia. Eppure il Molise si vantava 30 anni fa di essere una “isola felice”! … Altro che isola felice!… è diventato crocevia di appetiti e devastazioni inenarrabili! Osservo e constato che atteggiamenti tipicamente mafiosi (persino nelle normali relazioni umane quotidiane), proprie delle nostre zone calabre-sicule-campane o pugliesi, sono ormai ordinari anche qui in Molise e persino in persone che prima sembravano a modo. Ciò significa che ha prodotto effetti devastanti e capillari quella perniciosa cultura mafiosa (persino degli atteggiamenti) adottata da certa politica e pubblicizzata da cinema e televisione, da una certa letteratura che sembra descrivere il fenomeno mentre invece, sotto sotto, lo esalta (probabilmente in modo complice). Proprio ieri sera ho trovato in un amico mio coetaneo (da me stimato ed ammirato per le sue capacità di saggezza nei rapporti interpersonali) atteggiamenti e persino parole ed espressioni conosciute nei tradizionali territori di vera mafia. Mi ha fatto rabbrividire e ne ho ricavato un’impressione così agghiacciante e negativa tale da ibernare la speranza che la nostra società possa tornare normale. Mi sto convincendo (avendone ampie prove giorno dopo giorno persino tra queste magnifiche ma sperdute e desertificate montagne) che la cultura individuale, familiare e sociale non solo italiana stia cambiando pelle in peggio, stia subendo una trasformazione davvero genetica. Trovo atteggiamenti mafiosi persino in personalità che si vantano di essere spiritualiste, pacifiste o nonviolente mentre invece hanno dentro l’anima una violenza che a volte fuoriesce raggelando mente e cuore e spazzando via la speranza che il mondo possa essere migliore.

Caro Tito,

tutto questo per dirti che in questi 30 anni i nostri paesi (specialmente quelli interni e più montani) si stanno sempre più impoverendo anche e soprattutto perché si è impoverita di valori e di atteggiamenti sociali la gente. Il cattivo orgoglio, poi, individuale e sociale, sta divorando comunità e interi popoli! E’ sempre il cosiddetto “fattore umano” che sta alla base di ogni civiltà così come di ogni catastrofe di qualsiasi genere. Ho il sospetto (ma per me è una certezza) che siamo arrivati ad un punto tale che il vulcano (leggi, società nazionale e globale) stia accumulando tale e tanta energia negativa che potrebbe esplodere da un momento all’altro. Ricordi che tempo fa sottoponevo alla tua attenzione (e a quella dei nostri gentili e più fedeli lettori) l’interrogativo su che tipo di “rivoluzione” epocale stava per formarsi e manifestarsi in questo nostro 21mo secolo, sentendo ormai “matura” la società globale per una rivolta contro i nuovi nazi-fascisti economico-finanziari?… Ecco, ho paura che ci siamo quasi. Sarà scontro epocale!

CARTELLO vedesi rosso con tel

Quindi, con questo scenario quasi da Apocalisse, che senso ha parlare ancora di piccoli paesi da salvare?… Un senso c’è ancora, a mio modesto parere, ed è il medesimo che ci permette di vivere pur avendo evidenza e certezza che c’è la morte e che questa può intervenire da un momento all’altro. Eppure si cerca di vivere come se fossimo immortali. L’esistere ci impone, in pratica, un senso unico da percorrere che è quello di “vivere” nonostante tutto e nonostante tutti. Non c’è alternativa. Allora, riprendiamo (seppur più faticosamente di prima) le fila del discorso e cerchiamo di salvare il salvabile e, se è possibile (in proporzione al nostro impegno personale e collettivo) cerchiamo di evitare la catastrofe che si annuncia. Così, cercando di salvare i nostri piccoli paesi, i nostri amati ed antichi borghi, diamo un contributo alla “missione” di salvare il mondo, il più possibile (dal momento che il male si può purtroppo arginare, ridurre fortemente ma non estinguere). Non abbiamo alternative. Lottare o soccombere!

Spero che questa amara ma reale e concreta riflessione sulla realtà quotidiana ed epocale, aiuti almeno le persone più sensibili ad aumentare il proprio impegno esistenziale per dare maggiore vita e dignità al proprio luogo di residenza, poiché così si potrebbe meglio “fomentare una sana epidemia” o un tale effetto domino, positivo ed utile per tutti e per ognuno. La Storia parte dalla persona. E dalle generazioni. Ed io continuo a cercare la “generazione decisiva” che lavori al riequilibrio del mondo e dell’Umanità.

Buon paese a tutti!

Domenico Lanciano (http://www.costajonicaweb.it//)

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.