La primavera splende sulla Perla dello Ionio e il sole, anche oggi, illumina una singolare corrente creativa: non prevede tele, pennelli o installazioni, ma cani di media e grossa taglia accompagnati da proprietari evidentemente convinti che la carrozzeria altrui faccia serenamente parte del patrimonio comune — o, più probabilmente, che sia il luogo ideale su cui riversare le proprie frustrazioni quotidiane.
Le opere si presentano ormai da mesi, con cadenza settimanale, talvolta persino giornaliera, sempre allo stesso modo: una scia lucida, apparentemente ambigua, che lascia il passante nel dubbio amletico — sarà benzina? sarà pioggia? — salvo poi scoprire, con un olfatto meno romantico, che si tratta di ben altro. Una performance olfattiva, oltre che visiva, degna delle avanguardie più radicali.
Il dettaglio interessante è la serialità: fra i tanti spazi disponibili all’aria aperta, dove peraltro sono soliti abbandonare anche gli escrementi dei propri cani, questi artisti urbani scelgono da mesi, quasi ogni giorno, le auto parcheggiate in una determinata zona.
Non le ruote, come vorrebbe la più ordinaria tradizione italiana, ma direttamente la carrozzeria. Una scelta concettuale, audace, che innalza il gesto dalla semplice fisiologia a una forma piuttosto evidente di disagio da approfondire in altra sede.
Ma l’arte, si sa, ama essere documentata. E certe performance, quando si fanno reiterate, finiscono per attirare l’attenzione non solo del pubblico, ma anche di chi ha il compito di far rispettare le regole. Gli autori, dunque, potranno presto firmare le loro opere, come ogni artista che si rispetti.
Appuntamento al prossimo articolo? Si spera di no. Ovviamente, qualora gli artisti decidessero di proseguire la produzione, provvederemo a celebrarli come si conviene: con un articolo dedicato e una galleria d’arte pubblica.
G.S.
