A Soverato, l’odonomastica…

…cioè l’intitolazione di luoghi pubblici, richiede un esame della situazione e delle decisioni per l’avvenire. Cogliamo l’occasione di una via intitolata a uno stimato professionista e sindaco, Francesco Tiani, senza dubbio più meritevole di tanti altri, di alcuni dei quali nomi sulle targhe ci risultano perfettissimamente sconosciuti.

  Abbiamo dunque sotto gli occhi un panorama di luoghi palesemente frutto di estemporaneità. Negli anni della Prima repubblica, i partiti lottizzarono anche i nomi delle strade. Intanto pullularono intitolazioni a non si sa chi; e, per disperazione, fiori e piante. Non mancano le autointitolazioni…

 A Soverato non c’è una struttura o commissione per la toponomastica; e, ammesso negli anni siano state approvate delibere per ogni singola intitolazione, e ne dubito, ciò è avvenuto in maniera estemporanea, e senza una regola. Fece un tentativo Gianni Calabretta, ma se vi raccontassi come andarono le due, e dico due sole sedute, vi strapperei risate amare. Parce sepultis…

 Dovrei anche raccontarvi cosa accadde per la dedicazione di una piazza a don Gnolfo. E cosa volevano fare per Mimì Caminiti, che, alla fine di una furbata fallita, è rimasto senza un ricordo.

 Ecco perché servono precise regole.

1. Rispetto alla lettera della legge del 1927: intitolazioni solo dopo dieci anni dal trapasso, e senza eccezioni. Se dopo dieci anni uno è ancora nella memoria, vale la pena; se no, addio.

2. Acquisizioni di pareri obbligatori e autorizzazioni da parte della Deputazione di storia patria e della Prefettura.

3. Criteri logici: nomi di rilievo universale, nazionale, regionale; e, al contrario, ma con precise valutazioni, nomi di rilievo cittadino, ma oggettivamente notevoli.

4. Eventuali cambi di denominazione, riducendo al minimo i fastidi burocratici per gli abitanti.

Ulderico Nisticò