Abusi online su minori, arrestato un 31enne in Calabria


Una industria dell’abuso minorile sul web quella che la Procura di Milano con la polizia postale ritiene di aver scoperto in un’operazione di contrasto alla pedopornografia online nata da scambi di informazioni con l’Homeland Security Investigation, la struttura delle forze di polizia americane che si dedica anche al contrasto degli abusi su minori ed è presente in Italia con un ufficiale di collegamento. In manette sono finiti un 47enne di Trento e un 31enne di Reggio Calabria, arrestati in flagranza per detenzione e divulgazione di materiale pedopornografico.

Altri 4 cittadini italiani, tutti fra i 47 e i 57 anni, sono indagati a piede libero. La novità più rilevante è la contestazione, da parte del pm di Milano, Giovanni Tarzia, con l’aggiunta Letizia Mannella, dell’ipotesi di concorso nella violenza sessuale commessa “a distanza” (e all’estero) sui bambini. Questo perché i clienti indagati in Italia avrebbero contattato sul web dei “seller” (venditori) che offrono un “catalogo vero e proprio di bambini” con “caratteristiche” che vengono scelte e selezionate in base al proprio “gusto”, come spiegano in conferenza stampa il direttore della polizia postale e delle comunicazioni, Ivano Gabrielli, la dirigente del Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online, Manuela De Giorgi, e la direttrice della II Divisione del Cosc, Rosaria Romano. A darne notizia è AdnKronos.

Gli investigatori hanno spiegato come le indagini abbiano ricostruito il modus operandi dei clienti che fornivano da remoto anche “terribili indicazioni” su “età”, “abbigliamento” e “trucco” e la scena” che avrebbero gradito sui minori. Ciò sarebbe avvenuto in chat nascoste e sul dark web in cui vengono fornite le informazioni “all’abusante”, “spesso figure femminili” dell’ambito familiare in Paesi ad elevati tassi di povertà nel Sud Est Asiatico, che poi producevano le “live streaming” in cambio di “piccole somme di denaro” versato con “sofisticati strumenti di pagamento” (anche criptovalute). Soldi che venivano incassati da società operanti i quei Paesi, formalmente dedite alla gestione di siti pornografici standard e legali.

Il cliente “non solo comprava lo spettacolo – è stato detto – ma dava indicazioni su come doveva essere svolto, concorrendo nell’abuso sessuale”. Le vittime, in media, sono bambini di età ricompensa fra i 6 e i 14 anni, ma c’è anche un caso di un bambino di circa 2 anni. L’indagine, condotta anche con la collaborazione di Europol e scambio di informazioni con gli Stati Uniti, è iniziata nel 2024 ed è stata in grado di “de-anomizzare” le “transazioni finanziarie” che erano anche state oggetto di segnalazioni di operazioni sospette (SOS) da parte di Banca d’Italia e dare “un’identità” a “nickname” e “stringe alfanumeriche” con cui clienti si mascheravano sulla rete per effettuare i propri acquisti.

Nessuno dei 2 arrestati e dei 4 indagati a piede libero ha precedenti per pedopornografia o per altri reati. Un “mercato con dimensione internazionale”, ha detto il Procuratore di Milano, Marcello Viola, che da violenza sessuale online in alcuni casi può evolvere anche in “turismo sessuale” con i clienti occidentali che si “recano sul posto” o immaginano di farlo. Nel corso dell’inchiesta è stato “sequestrato un importante quantitativo di materiale informatico, che verrà sottoposto ad analisi per ricostruire i fatti di indagine”.