Acquario più grande…

 Che simpatica, la Calabria spagnolesca e provinciale: “Mio nonno era barone; Mio cugino ha un posto, a Milano…; Ieri, sul Lungomare, 110.000 persone; Soverato è la Rimini del Sud; Tizio, che grande uomo di cultura…” Insomma, si fa la gara a chi la spara più grossa. E nessuno dice che non ci crede, anzi tutti, al nonno barone, rispondono con uno zio marchese. E, di nobili in nobili, si arriva presto ad imperatore.

 Raffaele Mancini, due giorni fa, dichiarò che il suo Acquario era il più grande dell’Italia Centromeridionale; Mannino, per non sprecare parole, dice “il più grande d’Italia”: giuro, sulla stampa del 14. È messa male, l’Italia degli acquari, se il più grande era il nostro bugigattolo! Dichiara però Mannino che l’Acquario ha ballato una sola estate, manco un anno; e in quell’anno, con spese pesanti; e che poi si allagò, e tanti saluti ai pesci affogati: ecco la verità.

 Da stimato consigliere comunale, il Mannino vada a controllare quanto costò il megacquario, e se e quanto ancora deve pagare il Comune, per tenere in piedi una struttura inutile anche quando c’erano dei pesci; e figuratevi ora.

 Attenzione: come colui il quale non ha tessera di partito dal 31.12.1994, io non sto qui sostenendo alcuna tesi di schieramento né pro né contro. Per esempio, condivido quanto dice Mannino: sarebbe opportuna, forse doverosa, una seduta di Consiglio comunale, magari aperto.

 Io, se prendessi la parola, direi:

  1. Finiamola con i sogni di gloria campati in aria; e studiamo del turismo credibile, realistico, e che non duri quindi giorni di rapina e chiasso.
  2. Torniamo quindi alla “Stazione di cura, soggiorno e turismo” degli anni che furono, prima che a qualche sfaccendato venissero a mente fantasie filmesche a parole. Soverato, e con la Trasversale, tutti i paesi interni, possono accogliere turismo di salute, della terza età, del sole… Le discoteche (vedi: Mio nonno era barone!) si mettono, come a Rimini, a chilometri di distanza; e sono discoteche, non grammofoni ad alto volume. Vedete che imito anche io Rimini e Riccione? Ahahahahahahahah!
  3. L’Acquario non servì a nulla da vivo, e tanto meno dobbiamo pensare a spendere altri soldi per rimetterlo in piedi e lasciare altri pesci in solitudine.
  4. Se il Comune disponesse di fondi propri, l’edificio potrebbe essere utilizzato in vari modi. Se… appartiene alla categoria dei sogni di gloria di cui sopra, tipo “Se fossi a Milano giocherei nell’Inter”.
  5. A parte che ostano difficoltà di destinazione d’uso; ma, come diceva sempre l’Azzeccagarbugli, “Le grida, a rigirarle… ”.
  6. Si può pensare a riservare parte della struttura per biblioteca e archivi. Esiste anche il turismo culturale: cosa, in Calabria, ancora più ignota del centenario di Dante Alighieri.
  7. Ogni edificio, presto o tardi, abbisogna di manutenzione: e giù altri denari, che per altro non abbiamo; e se li avessimo, sarebbe meglio destinarli altrove.

 Sarei lieto che a tutti i sette punti qualcuno rispondesse non con mitologie da Vitelloni o vanterie retroattive e altri sogni di vasche con balene, ma con motivati e sensati argomenti.

Ulderico Nisticò