Affitti in nero


 I lettori se lo ricorderanno, e i miei telespettatori, di quante decine di volte ho trattato l’argomento degli AFFITTI IN NERO. Sono perciò ben lieto di apprendere che è intervenuta un’operazione di controllo e multe. Mancava ai multati la regolarità prevista da una legge recentissima, che, da gennaio 2025, impone un salutare Codice Identificativo Nazionale (CIN). C’è una questione di tasse, e ben venga farle pagare.

La cosa che più m’interessa è il controllo sugli affitti brevi. Il signor M. Rossi può essere anche un terrorista di Hamas o l’agente di Netanyahu che lo insegue, ed entrambi possono portarsi dietro gli attrezzi del mestiere mascherati di pinne e salvagente. O latitanti di mafia…

E invece chi prende in fitto un appartamento, deve comportarsi come chi va in albergo: presentare la carta d’identità.

A loro volta, i proprietari devono dichiarare a chi affittano.

Detto questo, una riflessione generale. L’affitto in nero è stata la causa del degrado del turismo in Calabria, e in specie a Soverato. Più esattamente, parte di Soverato è stata costruita “pemmu l’affittamu a li bagnanti”, mentre era necessario dotarsi di alberghi.

Bagnanti, non turisti; bagnanti che, a parte i bagni, non fanno alcun altro turismo, tanto meno culturale.

È banale osservare che se il servizio richiesto dai bagnanti era ed è solo il bagno, è stato ed è offerto questo servizio. E quando i bagnanti se ne vanno, verso il 25 agosto, finisce il servizio bagni.

Che fare? Io prenderei un provvedimento immediato: obbligare i proprietari di appartamenti a utilizzare solo agenzie, per loro conto responsabili; individuare appartamenti a cinque, quattro, tre, due, una stella, un asteroide… con precisi criteri di qualità. E ce ne sono a una stellina, per non dire un buco nero!

Insomma, degli appartamenti fare le stanze d’albergo.

Ulderico Nisticò