Premessa indispensabile, e con buona pace di filosofi e sociologi e antropologi e di certi magistrati ideologizzati, spiegare non significa affatto giustificare o perdonare o lasciar correre, ma solo spiegare.
L’amore, dicevano i Greci, è competenza di una duplice Afrodite: la celeste e la terrestre. La celeste è tranquilla, coniugale, riproduttiva, serena; la terrestre è una dea oscura e violenta. E siccome celeste e terrestre sono in realtà la stessa dea, la celeste può diventare terrestre, e il contrario. Per non dire cose reali spiacevoli, facciamo uso della letteratura.
L’esempio più perfetto di amore celeste ci è dato da Adamo ed Eva, i quali, al momento della creazione, sono una pacifica coppia volta a crescere e moltiplicare l’umanità. Poi successe il fatto della mela, che tuttavia, stando ai Sacri Testi, non ha nulla di sessuale; molto peggio, è un peccato intellettuale. A dire il vero, in tutto il resto della narrazione biblica, inclusa quella evangelica, c’è pochissimo spazio per storie d’amore, e quasi nessuna oscura passione, Davide escluso. C’è, come è noto, il Cantico dei cantici, ma è tuttora oggetto di interpretazioni. Per tutto il resto, appare una sensazione di seriosità.
Tutt’altra musica, il mito greco più antico, a proposito del quale basta e avanza Elena: rapita da Teseo con attacco contro Atene dai fratelli Dioscuri; oggetto di una gara matrimoniale tra re ed eroi; fuggita con Paride con Iliade e seguenti; tornata poi, in età ormai matura, con Menelao. Intanto Achille e Agamennone montano in ira per Criseide e Briseide. Appaiono invece autorevoli e contegnose le donne troiane “trascinatrici del peplo”, l’abito solenne da cerimonia; accorte sostenitrici, con Andromaca, della tattica difensiva.
Vero campionario di diversissime donne è l’Odissea: la dea Atena combattuta tra un inconscio amore per Ulisse e una verginità alquanto nevrotica; l’ambigua Circe; Calipso davvero innamorata; Nausicaa, un classico della ragazzina attratta dall’uomo maturo e che poi sposerà un banale coetaneo qualsiasi, affliggendolo a vita perché non è Ulisse; e la possente Penelope. Che disgrazia, essere classicista: Penelope la conosciamo com’è nell’Odissea, però altri autori ne raccontarono pettegolezzi!
Nel mito romano la sola discutibile è Silvia, detta non a caso Rea, amante del dio Marte; o, altra versione, di un qualsiasi plebeo, donde comunque Romolo e Remo. I Romani è vero che rapirono le vergini sabine, però se le sposarono subito: ubi ego Caius, ibi tu Caia.
Ma i nostri avi dell’Urbe non avevano bisogno di miti, a proposito di donne e di amori, bastando loro la realtà quotidiana, che di storie chiare o torbide era pienissima. Leggete Catullo, tanto per fare un esempio solo; o la coeva Congiura di Catilina con donne intriganti da entrambe le parti e di entrambe assieme.
Dante dedica poesie e l’intero Poema a Beatrice. Non intende certo sposarla, altro non fosse che per la ragione che erano già sposati tutti e due. Beatrice, Giovanna, Lapa eccetera avevano mariti mercanti e politicanti, rispettosi e noiosi, e si svagavano a farsi corteggiare in bei versi volgari di giovani poeti sfaccendati.
Se invece volete storie oscure, studiate i risvolti di Paolo e Francesca (Inf. V) e Pia dei Tolomei (V Purg.); e magari anche Piccarda (Par. III). E non parliamo di Cunizza (Par. IX), e relativo Sordello (Purg. VI). A proposito, Nino Visconti (Purg. VIII) si lamenta della moglie; e più di un critico intravede Dante e Gemma, con dei versi che non riferisco se no le femministe mi mangiano vivo. Cercateveli.
Facciamola breve. Senza don Rodrigo e le sue torbide fantasie erotiche, i Promessi Sposi sarebbero finiti al primo capoverso del primo capitolo. Poi spunta anche la monaca di Monza, che, come si sa, “rispose”. Da notare che l’innominato è un delinquente di primissima categoria criminale, però asessuato.
La letteratura ottocentesca è ricchissima di donne borghesi coccolate e represse dal Codice Napoleone: vi basta la Bovary?
Insomma, ragazzi, e con questi precedenti e tantissimi altri, mi pare molto improbabile che Afrodite oscura possa divenire chiara e pacifica con un’ora al mese di educazione sentimentale… tenuta da sedicenti esperti amici di qualcuno.
Ulderico Nisticò