Torre Ruggero, anfiteatro, 1 settembre 2017
Si è svolta con successo la rappresentazione di “Al contadino fai sapere”, di Ulderico Nisticò, contaminazione di dialetto, italiano, francese e latino, sul tema della custodia del Creato e delle tradizioni calabresi. Hanno recitato: Mimma Caliò, U. N., Maria Palazzo, Pasquale Posillipo, Erika Quaresima, Rosario Varano, Pino Vitaliano, Silvia Vono; organizzazione di Mario Nesticò.
Come saggio, per gentile concessione dell’autore, diamo il ripensamento moderno del Cantico di san Francesco d’Assisi.
O tu che regni nell’eccelso dei cieli, signore di ogni cosa, benefico, le lodi, la gloria, l’onore e ogni benedizione appartengono a te, a te solo si addicono, Altissimo; e il tuo nome nessun uomo è degno di pronunziarlo.
Ti lodino, mio Signore, tutte le tue creature, e per primo il fratello sole, sovrano del mondo, il giorno, e per mezzo di lui tu c’illumini; è lucido e raggiante con il suo sommo splendore; ed è, o Altissimo, visibile segno di te che sei invisibile ai nostri occhi carnali.
Ti lodino, mio Signore, la sorella luna e le stelle, che in cielo hai disseminate, e sono chiare e preziose e mirabili.
Mio Signore, il nostro fratello vento, e l’aria e le nuvole e il sereno ti lodino, e qualunque mutamento del tempo, attraverso cui nel creato offri e sostieni ogni aspetto di vita.
Ti lodi, mio Signore, quella che è molto utile e umile e preziosa e pura, la nostra sorella l’acqua.
Ti lodi, mio Signore, il nostro fratello fuoco, per cui ci permetti luce la notte, ed è lieto e vivo e robusto e forte.
Mio Signore, ti lodi la Terra nostra sorella e madre, che ci dà vita e ci conserva, e genera i diversi frutti, e i colori dei fiori, e il verde dell’erba.
Ti lodino, mio Signore, i buoni che perdonano per amor tuo, e mostrano sopportazione nelle malattie e nelle avversità. Beati quelli che le sosterranno con serenità e letizia, e, Altissimo, riceveranno da te il premio celeste.
La nostra sempre presente sorella, la morte, ti lodi, Signore, che nessun uomo può evitare: guai a quelli che colga in peccato mortale; beati quelli che troverà nella tua santissima grazia, che non temeranno la morte infernale.
Lodate e benedite, e rendetegli grazie, e con piena umiltà servite il mio.
Alla Calabria è stata dedicata questa poesia, lavoro dell’autore con revisione professionale di Maria Palazzo, che l’ha recitata.
En Calabre les montagnes font voir partout deux mers,
Et les mers comme miroirs des montagnes ont la couleur.
En Calabre le soleil les sommets péut éclairer
et avec le même rayon plages, fleuves et forêts.
En Calabre le pêcheur mange avec le poisson
des marron rôtis, des pommes de terre, des champignons.
En Calabre le berger trouve beaucoup de pâturage
pour faire grossir ses bêtes, qui lui donnent du bon fromage.
Grecs, Romains et Byzantins ont laissè leur monuments,
les Normands, les Angevines et plusieurs d’autres gens.
C’est très jolie c’est, très gentil son peuple, très hereux,
très civil, très philososophe: la Calabre c’est très très très!
Et tous ceux qui ici connaissent quoi qu’il soit de ce pays,
coup de foudre de Calabre, ne voudraient jamais partir.