Al Sud il 40%: e che ce ne facciamo?

 Quello che non ho capito è perché il recovery lo abbia scritto Greta, visto che un mare di denaro va a una non meglio definita transazione ecologica. Boh, vedremo.

 Il 40% va a Sud. Siccome, dice Draghi, sono 191 miliardi europei e una trentina nostrani, totale 2020, a Sud vanno, per aritmetica un 90 miliardi di euro, una cifra al cui confronto il tesoro di re Creso e l’oro del Reno messi assieme sono spiccioli per le caramelle.

 Il problemino è cosa ce ne dobbiamo fare. I meridionalisti della domenica, politici e sindaci inclusi, hanno già elaborato il loro piano: dividiamo per Comuni, e via con la sagra delle penne all’arrabbiata, e assunzioni di parenti e amici. Non vi dico gli argomenti: dallo sbarco di Ulisse alle ricchezze rapinate… e altre fandonie alla Pino Aprile.

 Ci si mette la Gazzetta del Sud (22.4.21) che, evidentemente ignorando non solo la storia del XVIII secolo, ma persino quella degli abiti, pubblica un falso: una famosa stampa sulle spartizioni della Polonia tra Russia, Prussia e Austria (1772-94), solo al posto della Polonia c’è il Meridione. E uno stuolo di polli cederà davvero che il mondo abbia congiurato, quindi la colpa è del mondo, quindi a Sud devono arrivare non 90, ma 180 miliardi, anzi tutto il cucuzzaro. E giù la sagra delle patate sotto cenere.

 Con messaggi del genere il Meridione si è rimbecillito nel sogno di felicità che mai furono e di felicità che mai saranno, il tutto senza prestazione d’opera!

 Io invece la penso così. La ricchezza, ad onta di Rousseau e di qualcun altro, non esiste in natura; e tutto quello che l’umanità, nel bene e nel male, ha avuto e ha, è frutto dell’intelligenza e del lavoro. L’idea che il problema sia la distribuzione è ingenua, giacché non si può distribuire quello che non c’è. Nel Meridione la ricchezza non c’è perché non la si produce. In Calabria c’erano due buone zone industriali del Ventennio, a Crotone e a Vibo; le hanno chiuse, e al loro posto hanno messo le province.

 Con questa mentalità da pantofolai, dove volete andare?

 E invece ci servono:

  1. Riduzione al minimo dei “posti” e aumento a dismisura del sudore, che fa bene alla glicemia e all’economia.
  2. Abolizione immediata dei piccoli Comuni. In quanto Comuni, ovvio: le case, restano.
  3. Sì, strade e ferrovie, ma a patto di arrestare subito, e deportare alla Caienna, il primo sindaco che proponga una variante a favore della zia; e frustare a sangue l’intellettuale dello svincolo sotto casa.
  4. Agricoltura moderna, a cominciare da un piano eversivo: l’esproprio delle terre incolte (fitto obbligatorio ad euro 01 l’anno). Tranquilli, non sono diventato comunista, anzi più invecchio più sono reazionario; e, in questo caso, rivoglio il latifondo produttivo.
  5. Industrie di trasformazione, purché vere e che abbiano mercato. Chi piglia soldi per un capannone vuoto spacciato per pieno, subito al 41bis rafforzato.
  6. Turismo, dove per turismo s’intende turismo, non quindici giorni di chiasso: a Soverato, sono ormai otto. Ci sono infinite forme di turismo che la Calabria non sa manco che cosa siano.
  7. Varie ed eventuali, ma sempre e solo lavoro, e manco un euro di assistenza, salvo evidenti casi di comprovato bisogno.

 Con un piano del genere, 90 miliardi sono anche troppi; e, nel volgere di pochissimi anni, diventerebbero 180 e 360, tutti e solo meridionali.

 È banale concludere che per tutto questo servono una classe dirigente seria e intellettuali sorridenti e pensosi. E qui casca l’asino.

Ulderico Nisticò