Se un albero ha le radici, ed è sano, non cade. Cade, se a radici sta male, e se è malato esso stesso. Per chi non l’avesse visto, ecco le foto.
E qui urge narrare, o ripetere quanto più narrato: nel 1957, frequentando io la Quarta elementare, abbiamo piantato gli alberelli, e vennero pronunziate nobili parole, il cui succo era “Cari bambini, questo è un vivaio. Quando le piantine diverranno arbusti, avverrà il trapianto”.
Trascorse il 1967, il 1977, il 1987, il 1997, il 2007, il 2017… e questo trapianto non si fece mai. Il vivaio fu, di fatto, un mucchio di alberi tipo selva oscura che la diritta via era smarrita. Vi ricordate quel povero alberello che assunse forma di esse alla ricerca vana di un poco di sole?
Nel 2026, e sperando che al prossimo crollo l’albero non colpisca qualcuno, è ora di chiamare agronomi, e chiedere loro di decidere tra queste tre categorie di alberi:
1. Alberi sani da mantenere;
2. Alberi curabili da curare;
3. Alberi guasti da sottoporre a pietosa immediata eutanasia.
A beneficio degli ecologisti, preciso quanto segue:
a. Soverato è ricchissima di verde sia pubblico sia privato;
b. Come ricordano gli anziani, tra cui chi scrive, il verde ha molto migliorato il clima, che prima era assai più secco e caldo;
c. A parte gli ulivi della collina, non c’è in Soverato un filo d’erba, letteralmente un filo d’erba che sia naturale, bensì è tutto opera di mani umane;
d. Come tutte le umane cose, il verde può essere bene o male o così così tenuto: vedi foto;
e. Il verde serve agli esseri umani, e non gli esseri umani al verde.
Ulderico Nisticò
