Temo tantissimi manco sappiano se ci sia e dove sia la Bosnia-Erzegovina, che ha mandato a casa la Nazionale. Per il poco che capisco io di calcio, non è colpa di Gattuso, il quale ha ereditato uno sfascio che dura dal 2014 ai Mondiali, e da prima; e ha fatto il possibile con il materiale umano che ha. I rigori potevano andare anche casualmente meglio, ma lo sfascio sarebbe lo stesso.
La prima considerazione, a pelle, è che sia scarso il materiale umano di cittadinanza italiana, e quindi da Nazionale. Ormai la più insignificante squadretta di periferia deve schierare uno o più stranieri; e del resto, anche le squadre sono di proprietà forestiera. E non mi pare che gli stranieri siano Charles, Suarez, Maradona…
Nemmeno possiamo fare come nel 1962 dopo il Cile, quando si pose un limite agli stranieri: oggi scatterebbe qualche legge e leggina e norma europea, e subito una sentenza creativa di qualche ballante e cantante giudice nostrano ringalluzzito dal referendum.
Io, sempre da orecchiante, mi chiedo se non sia una crisi del calcio, inteso e come pratica sportiva e come grande fenomeno sociale. Un indizio è che altri sport, prima “minori”, stanno attirando l’attenzione di massa del pubblico e degli atleti.
Dove sono le scuole giovanili di calcio? Dove, per dir cose di Soverato, i don Mariani, i Sestito, i Fiorita, i Criscuolo, che formavano giovanissimi calciatori e anche calciatrici? E le scuole calcio erano scuole e disciplina di vita.
Aspetto provvedimenti di chi deve e può. Quello che non vorrei è che i responsabili del disastro trentennale se la cavassero incolpando Gattuso, e poi di nuovo a comprare fuori frontiera degli sconosciutissimi trovatelli, e a non salvare il calcio come sport e come fatto popolare.
Ulderico Nisticò