Ancora su Carlo Amirante

A Carlo Amirante è intitolata la via più frequentata di Soverato: se ciò si stato opportuno o meno, lo giudichi il lettore. Chi fosse, non credo sia universalmente noto. Eppure ne hanno parlato nei loro testi, negli anni, Mimì Caminiti, don Cirillo, don Gnolfo, Gianpiero Nisticò, don Giorgio Pascolo; e chi scrive.

Si è discusso se nascesse in Santa Maria di Poliporto (dal 1881 Marina di Soverato) o a Cardinale; e, come spesso accade, due documenti entrambi ufficiali provano l’uno il contrario dell’altro. Saverio, suo padre, napoletano, era intendente delle “magone” di Razzona, ferriera del principe Carlo Filangieri, che fu padrino di Carlo e gli diede il nome. Lasciata la Calabria, la famiglia Amirante visse a Napoli, dove Carlo morirà nel 1934, in fama di santità.

Alberto Fava, che ringrazio, vive a Torino, e discende da una sorella di Carlo Amirante, mi ha invitato, con affettuosa dedica, questo breve e succoso libretto, che modifica un aspetto della biografia. Si è sempre saputo che Carlo aveva partecipato alla presa di Roma del 20 settembre 1870, per poi chiedere perdono al papa, lasciare la carriera delle armi e abbracciare lo stato sacerdotale. Ma tutti abbiamo ripetuto che era tenente di artiglieria, anzi che sarebbe stato proprio lui ad aprire la breccia, mentre il Fava c’informa che era ufficiale dei bersaglieri.

E mi si lasci dire che la cosa è verisimile. La città era infatti difesa dagli zuavi di Pio IX, che si batterono valorosamente, e contarono 22 Caduti, però non disponevano di cannoni atti a colpire i pezzi italiani; mentre i combattimenti, con circa 20 Caduti italiani, e vari feriti, si svolsero corpo a corpo tra la Porta Pia e le strade romane. Molto più probabile venisse colpito un fante che un artigliere.
Continua, il Fava, narrando un momento di vita privata: Carlo, quando decise di farsi sacerdote, era fidanzato; ruppe l’impegno d’accordo con la promessa, e questa a sua volta si farà suora.
Si narrano poi fatti notevoli di virtù religiose, profezie, esorcismi, beneficienza, prodigi… con l’evidente intento di avvalorare la santità dell’Amirante.

Alberto e suo fratello Guido, infatti, si stanno dedicando a sollecitare la causa di canonizzazione, che, iniziata nel 1950 presso la Curia di Napoli, protrattasi fino al 1980, è di fatto sospesa, e, si teme, finita senza esito. Da questo il titolo che, pur nella dignitosa compostezza dell’autore, mostra un contenuto disappunto.

La procedura è di stretta competenza delle autorità ecclesiastiche; quello che possono fare Soverato e Cardinale, superando municipalismi senza senso, è ricordare un po’ meglio l’Amirante; e con lui la storia locale e nazionale della metà del XIX secolo.
E con ciò altre cose non meno dimenticate, tra cui Razzona e Carlo Filangieri. Se ne volete sapere, organizzate un’occasione.

Ulderico Nisticò

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.