Ancora su Francesco di Paola

s_francesco_Il mio pezzo sulle celebrazioni… eh, sulle non celebrazioni della nascita di san Francesco, rimbalzato sul web, ha sortito delle reazioni, e ne cito due. Una è specchio della situazione, se un amico m’informa, con ingenua speranza, che verrà il papa; la cosa non è minimamente né proposta né accettata, anzi il Vaticano ha comunicato il rinvio di ogni impegno fino a tutto il Giubileo, quindi novembre 2016; ed è la prova che, come nel 2007, la Calabria se la voleva cavare con il grande evento e basta, senza spremersi le meningi.
Un’amica tutt’altro che ingenua mi ha provocato e punzecchiato: ma è una ricorrenza, dice lei, “confessionale”, intendendo, se è così, che se ne dovrebbe curare solo la Chiesa. Beh, amica mia, non mi pare che a Pompei o a Compostela o ad Assisi o a Padova o a S. Giovanni Rotondo qualcuno faccia di tali sottili distinzioni, quando la religione fa arrivare ogni anno milioni di devoti. I devoti, è vero, pregano; ma poi si fa mezzogiorno…
Anche a Verona non vanno per il sottile su Giulietta e Romeo che non sono manco esistiti o quasi; a Rimini con Paolo e Francesca; e nella vicina Predappio con l’imponente pellegrinaggio nero sulla tomba di Mussolini…
E con ciò ho dato una risposta rozza, materialistica, economicistica, furbastra: si chiama turismo religioso; e c’è anche chi va a Superga sulla tomba dei calciatori del Torino; e chi a Parigi per la sepoltura di Jim Morrison che secondo loro è ancora vivo… Ma poi si fa mezzogiorno.
Veniamo a più nobili motivazioni. Il Paolano fu una figura umana complessa, che varrebbe la pena di approfondire, anche inquadrandola in quel periodo parimenti complesso che fu la seconda metà del XV secolo, e che, con celebre espressione, J. Huizinga chiamò l’autunno del Medioevo. Fu a volte eremita e a volte alla corte dei re; fondò un Ordine che in breve si diffuse in Italia, Francia, Spagna, e in tutto il mondo cattolico. È patrono della Calabria; lo era anche del Regno di Napoli fino alla nascita del Regno delle Due Sicilie (1816: che anno che sarebbe, questo!). Il re Francesco I (1825-30) si chiamava al battesimo Francesco di Paola; molti principi spagnoli, Francisco de Paula. Dovunque andiate c’è un monastero, c’è una chiesa del santo; e, tornando a “mezzogiorno”, una famosa birra tedesca si chiama Paulaner. Insomma, ce ne sarebbe da dire e da fare, e da invitare in Calabria mezza Spagna e mezza Francia… Servirebbe anche a dare un’immagine migliore della nostra infelice terra, far vedere che non produce solo mafiosi analfabeti con i sottotitoli. A proposito, anche un bel film non ci starebbe male; uno sceneggiato in mezzo ai mille che la RAI dedica a ogni pinco palla ecclesiastico e laico.
Fino a questo momento, 15 febbraio, c’è solo un libro, uscito a fine settimana scorsa, di Giuseppe Caridi, il mio presidente della Deputazione di storia patria. Invece le Università, la Regione, le Province eccetera tacciono come le giraffe quando fanno salotto con le tartarughe a casa dei pesci omertosi.
Poi vi lamentate se la Calabria è l’ultima d’Europa? Ce lo meritiamo.

Ulderico Nisticò