
Poliporto a Soverato – Foto di Carmelo Panella
Francamente, il riuso dell’area (come di tante altre in Calabria e Sicilia e altrove) in età posteriore è l’ultima delle questioni che pone l’area di Poliporto.
Riflettiamo piuttosto sull’evidenza che i resti dell’insediamento, scoperti dalla mareggiata lo scorso giovedì, già sabato erano stati ricoperti dalla sabbia; e tra pochi giorni lo saranno del tutto. Come abbiamo detto, di resti di muraglie se ne vedono sott’acqua per almeno due o trecento metri dalla mutevole battigia.
Siamo di fronte a un fenomeno di erosione, o comunque di arretramento della linea costiera, che potrebbe aver causato il progressivo abbandono dell’insediamento, e il trasferimento sulla collina di Suberatum, o Soverato “Vecchiu”, poco distante ma a una certa altitudine; e raggiungibile lungo il greto del Beltrame o con barche, se c’era una località detta Bonporto.
La geologia della Calabria è di una nota instabilità; e se fenomeni di alluvioni si verificano anche su colline e montagne, la costa è ancora più esposta a pericoli. Ed ecco che Polibio, nel II secolo a. C., segnala che “il litorale da Reggio a Taranto è ἀλίμενος”: λιμήν vuol dire porto, α è negativo; quindi, senza porti. Speriamo si sia sbagliato?
Aggiunge che Crotone ha un attracco, non porto; e del resto così si faceva a Soverato, con bastimenti che si ancoravano al largo, e il trasbordo avveniva con le “varcazze”. Si sa di due piccoli bastimenti che, incauti, finirono sepolti dalla sabbia in pieno Lungomare.
E moltissimi ricordiamo, e le foto l’attestano, la grande mareggiata del 1972, che portò via le presunte Terme, che erano in eterna, anzi bloccata costruzione; e forse con cemento pochissimo armato, direi pacifista! Un relitto di banchina è recentemente emerso.
Le Terme? Un vecchio marinaio mi disse: “Si non gira u ventu, si leva u paisi”. Grazie a Dio, girò; ma l’acqua di mare era arrivata a metà dell’abitato, e distrusse il Lungomare.
E Soverato, detto alla grossa, è la marina meno peggio costruita dello Ionio; sappiamo quante altre sono stata cementificate in fretta e furia, e non dico abusivamente, che sarebbe poco, dico con un solo e unico piano regolatore: F. T. Q. C. C. V. (Ve lo spiego a voce) E tutti hanno preso alla lettera l’invito. Il trasferimento dai borghi al mare, dagli anni 1950, fu una vera invasione di selvaggi; mentre ogni autorità statale e locale dormiva il sonno di Aligi assieme a quello di Endimione, e sotto la protezione di Arpocrate, il greco dio del silenzio.
Ulderico Nisticò