Ancora sul Sirleto

SIRLETO GUGLIELMO (+1585) Il centenario della nascita del Sirleto (2014) è finito come è iniziato: con quasi niente. Ancora peggio, il comitato regionale, di cui mi trovai miseramente a far parte!  Acqua inutilmente passata.

 Guglielmo Sirleto, cardinale, prefetto della Vaticana, diplomatico, filologo, grecista, latinista… e che altro dire? Che la Calabria è bravissima nel farsi del male, e perdere anche le non molte occasioni che la storia le offre.

 Non tutti abbiamo però dimenticato questo grande calabrese del XVI secolo; ed ecco che Lorenzo Viscido, il filologo di Squillace che vive e lavora negli Stati Uniti, mi manda due carmi latini dedicati da contemporanei al Sirleto, prova della fama europea del nostro dotto; e mi invita a lavorarci sopra. Lo ringrazio per la stima, e questo ho ricavato.

  1. Francisci Franchini Cosentini poetae elegantissimi Poemata, Basileae 1558, p. 201.

Epigrammi, liber IV: De Guillelmo Sirleto et Marino Solima

Sirletum et Solimam Latiae duo lumina linguae,
Quos foecunda[1] viris Brutia terra tulit,
Iure ego non patriae tantum, sed honore virorum
Virtutumque, sacro numine tactus, amo.
Nec quicquam debere meo fateantur amori;
Ut decet, ut merito cogor, utrumque colo.

 Il Franchini nacque a Scigliano, allora una pretoria di Cosenza, il 14 marzo 1500; visse a Roma; fu militare con i Farnese; poi sacerdote, e vescovo di Massa. Appare un raffinato poeta in latino.

 Su Guglielmo Sirleto e Marino Solima[2]

Sirleto e Solima, due luci della lingua latina,
che generò la terra bruzia[3] feconda di grandi uomini,
a diritto colpito dall’onore non solo della patria ma degli uomini e delle virtù,
dalla sacra potenza divina, amo.
E non devono ammettere di dovermi riconoscenza per il mio amore;
venero entrambi come conviene, come sono indotto dal loro merito.

  1. Laevinii Torrentii Poemata sacra, Antverpiae 1575, p. 79

Ad Gulielmum Sirletum Cardinalem

Dum varias inter curas hominumque labores
Assidua versas scripta sacrata manu
Mentis et intendens oculos ad lumina caeli
Altius erecto vertice vera sapis,
Nec soli prodesse tibi contentus, in hostem
Surgis et arrepto bella gerens calamo,
Aeternos sophiae servas a furibus hortos,
Hactenus occultis qui nocuere dolis.
Et procul immundos arces a fontibus apros,
Ut sitiens puras hauriat hospes aquas,
Hos elegos venerande tui Sirlete clientis,
Exiguum at magni pignus amoris habe.

 Dalle lontane terre che oggi si chiamano Belgio, giungono al Sirleto questi versi, un carme dedicatorio, in distici elegiaci.

 Laevinius Torrentius fu nome umanistico del belga Lieven van der Beke (1525-1595) umanista e poeta latino di Gand. Studiò lettere e diritto a Lovanio e a Bologna; passò nel 1552 a Roma presso la corte papale; e dove evidentemente strinse rapport con il Sirleto; chiamato nel  1557 a Liegi dal vescovo principe Robert de Berghes, rivestì nella diocesi importanti incarichi. Nel 1576 fu fatto vescovo di Anversa.

 Lasciò numerosi studi filologici e teologici; si curò di numismatica. Come apprendiamo da Francois de Callatay, fu detto dai suoi amici “il principe dei poeti”, e “Orazio cristiano”; si conservano molti suoi libri nella Biblioteca Reale del Belgio.

 Dedica al Sirleto i suoi Poemata sacra, editi nel 1575 nella città di cui l’anno dopo sarà presule.

Che così traduciamo e annotiamo.

Al cardinale Guglielmo Sirleto

Mentre tra le diverse cure e travagli degli uomini[4]
 componi consacrati scritti con instancabile mano,
e volgendo gli occhi della mente alle luci del cielo
levando più in alto il capo conosci la verità[5],
e non contento di giovare a te solo[6], contro il nemico
ti levi, e combatti brandendo la penna,
gli eterni giardini della sapienza preservi dai ladri,
che finora nocquero con occulti inganni[7],
e tieni lontani dalle fonti gli immondi cinghiali,
affinchè l’assetato ospite[8] possa bervi acque pure[9],
questi versi elegiaci[10] del tuo servo[11], venerando Sirleto,
ricevi come pegno piccolo ma di grande amore.

 E così, grazie a Lorenzo Viscido, al Franchini e il van der Beke , abbiamo celebrato ancora una volta il trascurato dalla Calabria cardinal Sirleto.

Ulderico Nisticò

[1] Sic!
[2] Marino Solima fu un filologo calabrese, molto meno noto del Sirleto.
[3] La Calabria
[4] Sono ancora in atto le guerre contro i Turchi e i Barbareschi seguite alla vittoria di Lepanto del 1571; e, più in generale, i conflitti religiosi nell’Europa Centrale.
[5] Si accenna forse qui agli studi astronomici del calabrese Luigi Giglio, che, presentati alla Curia dal Sirleto, indurranno nel 1582 papa Gregorio XII alla riforma del calendario oggi in vigore.
[6] Sirleto pone la sua cultura al servizio della Chiesa.
[7] Nemici sono soprattutto i protestanti, ladri della dottrina, e che usano inganni, cioè eresie. L’autore, trovandosi ai confini dell’Olanda, è in prima linea.
[8] Il fedele desideroso di verità, piuttosto che straniero, ospite.
[9] Sirleto difende con la dottrina teologica l’ortodossia cattolica; ma anche la Chiesa dai Turchi e dalle ingerenze del potere imperiale.
[10] Esametri e cd pentametri, come in questo carme dedicatorio.
[11] Il termine latino “cliens” indica un seguace, un devoto; forse l’autore deve al Sirleto gli incarichi a Liegi e lo stesso vescovato che da lì a poco otterrà.

 

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