Ancora sulla conurbazione

Corigliano e Rossano erano già due città, di 40.000 e 37.000 abitanti, due notevoli città, con fiorenti attività agricole e industriali, turismo balneare e, caso raro in Calabria, buona valorizzazione di un importante patrimonio storico romeo (bizantino), medioevale e rinascimentale. Potrebbero benissimo vivere ciascuna da sola, ma hanno deciso di unirsi, e, sommate fanno 77.000 anime, più di Lamezia e molto più di Cosenza; di Crotone e Vibo, manco il caso di parlare.
Fattore importante, la nuova città si estenderà sopra 345 kmq: per capirci, 46 volte più di Soverato, 94 volte più di Tropea. Territorio ricco, attivo, ben utilizzato. Auguri, e complimenti a una popolazione lungimirante e coraggiosa.

Dal fiume Corace al fiume Assi, invece, viviamo circa 70.000 persone, però ripartiti in Borgia, Girifalco, Squillace, Vallefiorita, Amaroni, S. Floro, Stalettì, Montauro, Gasperina, Montepaone, Petrizzi, Palermiti, Centrache, Cenadi, Olivadi, S. Vito, Chiaravalle, Cardinale, Torre R., Argusto, Gagliato, Soverato, Satriano, Davoli, S. Sostene, S. Andrea, Isca, Badolato, S. Caterina, Guardavalle.
Squillace, Stalettì, Montauro, Montepaone, Satriano, Davoli, S. Sostene, S. Andrea, Isca, Badolato, S. Caterina, Guardavalle sono ulteriormente divisi in centro storico e zona marina.
Borgia, Girifalco, Montepaone, Chiaravalle, Soverato, Davoli, Guardavalle annoverano più di 5.000 abitanti; gli altri, molto di meno.

Abitanti, spesso, cartacei; e ben sappiamo che tantissimi vivono stabilmente altrove, mantenendo una residenza per artefatti scopi elettorali. La stessa Soverato è stimata ormai a 8, forse 9.000 effettivamente domiciliati.
Un po’ di storia, a scanso di invenzioni del passato. Quattro quinti degli attuali 405 (cinque si sono fusi!) comuni calabresi erano solo casali di una “universitas”; li rese autonomi o Giuseppe Bonaparte nel 1807, o Murat nel 1811; e ciò essi fecero per favorire i borghesi e aristocratici loro sostenitori. Da ciò il disegno di territori comunali che hanno come sola spiegazione il seguire le proprietà e i comodi di qualcuno. Un paio di esempi: Petrizzi si estende fino alla strada di Gagliato e confina con Satriano, senza però avere mare; Gasperina scende fino alla costa, ma non alla spiaggia, e va da Montepaone a Stalettì; Argusto giunge alla Razzona di Cardinale…

Provate a fare un piano regolatore, in queste circostanze! Soverato ha una zona industriale a nord, la sua; e una a sud, di Satriano. A proposito di Soverato e Satriano, ricordate le numerosissime cene tra Drosi e Mancini per la conurbazione? Il risultato fu che il territorio è zeppo di cartelli SATRIANO manco fosse il Vallo di Antonino Pio contro i feroci Pitti: non passa lo straniero, zum zum!
E dell’economia, che diciamo? C’è un residuo di agricoltura, ancor meno di allevamento, scarso o nulla l’artigianato, i servizi chiudono; il turismo, sono due settimane di chiasso; turismo culturale e cultura in genere, rara cosa.
Con questa mentalità, dove vogliamo andare, mentre Corigliano e Rossano fanno un blocco che, per estensione e popolazione e forza, se la ride di Cosenza e sfida Catanzaro? Dove andiamo, con un territorio frantumato, e che non conta nulla, e che non esprime manco uno straccio di consigliere regionale?

Dite che ne abbiamo uno, Bova di Amaroni? Sì, ma sta a predicare l’antindrangheta, invece di venire almeno una volta ogni tanto a vedere se il territorio ha bisogno di qualcosa di serio e di lecito da esporre nel del resto inutile e quasi mai riunito Consiglio regionale; e parla solo con Lucano.
Quelli di Catanzaro, maggioranza e sedicente opposizione, non vengono a Soverato manco per la Madonna a mare.
Un corollario non da poco. È vero che la Regione, dal 1970 a oggi, mostra una straordinaria inefficienza, come rivela la Corte dei Conti che però, benevolmente, poi approva il bilancio: mollis lex sed lex! Vero, ma quando ogni tanto la Regione emana un bando per la cultura, come quello dello scorso agosto, e i sindaci e dintorni dovevano solo stendere un progetto, anzi solo firmarlo, la loro incapacità si manifesta anche peggiore: per quanto mi riguarda personalmente, e restando solo ad agosto 2017, cito Squillace, Borgia, Settingiano; e, in aggiunta, il Parco delle Serre. Di Soverato, non c’è nulla da dire: il nulla!

Sarebbe il caso di iniziare a discutere, ma seriamente, senza frasi roboanti e proclamazioni di felicità obbligatoria e garantita.
Attenzione, seriamente, non con qualche colpo di genio di sociologi tanto il chilo, capacissimi di contare gli abitanti e ficcare la qualunque per arrivare a un numero. Parlo di studio dei rapporti storici, naturali, economici; dei collegamenti; delle vocazioni territoriali… Non è cosa che si fa con il computer.
Ma le reazioni popolari… Via, sapete quanto durano? Una settimana di urla e fantasie storiche retroattive, magari subornate da chi perde lo stipendio; una settimana di pianti; e poi inizia la vita normale.
E i documenti? Bah, qui sì che il computer serve! Chi se la cava, se li fa mandare a casa in internet; per qualche residuo analfabeta digitale, basta una stanzetta e un impiegato che passi lunedì e venerdì.

Ulderico Nisticò

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