La storia politica del Meridione ha sempre avuto una mentalità che chiamiamo insulare, con o senza (1282-1816) l’isola di Sicilia propriamente detta. I Normanni, creatori del Regno (1130), miravano al Mediterraneo; gli Angioini non andarono oltre i rapporti con i papi e Firenze; Alfonso d’Aragona e i suoi eredi mostrarono una visione napoletana della politica; sotto gli Asburgo di Spagna, il Consiglio d’Italia era presieduto dal viceré di Napoli, ma fu tutto qui; i Borbone (1734-1861) ereditarono una mentalità bene espressa da questa frase di Ferdinando II: “il mio Regno è protetto dall’acqua salata e dall’acqua santa”, cioè il mare e lo Stato della Chiesa.
Come si sbagliasse, lo si vide tra il 1855 e il 1861, quando Napoleone III e Cavour si accordarono, batterono in guerra l’Austria, litigarono e fecero pace, si divisero le conquiste, mentre lo stesso Ferdinando II, e dopo la sua morte (22 maggio 1859), Francesco II, semplicemente ci dormivano sopra; e finì come finì. L’unico a tentare qualcosa era stato Carlo Filangieri, come più volte abbiamo scritto e detto; tuttavia senza esito anche per colpa sua che non s’impose.
Fatta questa velocissima sintesi di storia (studiatela!!!), affermiamo che il Meridione in quanto tale continuò a non contare nel Regno d’Italia (1861-1946) e nell’attuale Repubblica. Particolare umoristico: la prima Camera elettiva (febbraio 1861) contava una buona maggioranza di deputati meridionali; però erano i soliti ignoranti con laurea di cui i nostri paesi tuttora pullulano, e, immagino, dialettofoni. Il primo meridionale presidente del Consiglio, il siciliano Crispi, data il 1887. Da allora, pochi e sparuti; e senza una capacità di rappresentare il Meridione in modo autonomo e attivo.
Dal 1861, il Mezzogiorno ebbe e ha i suoi rappresentanti in tutti i livelli; ma sono, quasi tutti, potentissimi al paese, trascurabili nel capoluogo, anonimi a Roma, e figuratevi a Strasburgo e a Bruxelles.
Del resto, cosa volete che conti la Calabria con i suoi 1.500.000 abitanti (sulla carta), la Basilicata con 800.000, il Molise quanto un condominio di Milano?
Che ne pensate dunque di una Regione Ausonia con Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, e dodici milioni di anime?
Se qualcuno mi risponde, ne terrò conto il prossimo 5 ottobre. Se no, pazienza.
Ulderico Nisticò