Ancora sulla riforma della giustizia

 Io devo essere rimasto ai tempi del mythos, senza arrivare a quelli noiosi del logos; ovvero, avrò sicuramente antenati zingari (zingari, non rom!), e perciò non ragiono per analisi, bensì intuisco per sintesi. Non ho i termini per esprimere un’opinione sulla riforma, anzi non l’ho nemmeno studiata, ovvero nemmeno letta. Però, se i magistrati sono contrari, la mia anima del mythos, ovvero gitana, mi fa concludere al volo che la riforma deve contenere qualcosa di buono. O, quanto meno, qualcosa di nuovo; un sasso nello stagno che agita le acque chete. E, come dicono in Toscana, “Acqua cheta rovina ponti”. Per i più dotti, il motto degli accomodati è “Quieta non movere”, cioè stiamo bene così e non vogliamo fastidi.

 Sentite questo bel ragionamento, messo in giro da magistrati e letto sui quotidiani: la riforma obbliga ad un appello di due anni massimo, e invece oggi dura quattro o cinque. Ovvero, la colpa diventa una giustificazione?

 E sì, la colpa. Com’è possibile che un processo d’appello duri cinque anni, ovvero sessanta mesi, ovvero 1800 giorni circa? Di media, dicono, non un processo speciale, intricato, da romanzo giallo: un qualsiasi processo. Come dire che io, quando ero professore, potevo impiegare tutto il Triennio per spiegare, che so, l’Inferno, che invece si fa in un anno. O Roberto Mancini poteva mandare i suoi rigoristi al bar, e intanto decidere con calma, prima di far tirare contro gli Inglesi. Che avreste detto?

 Allora, è qui il punto: come fanno, i magistrati, detto in generale, a impiegare cinque anni? Per carità, tutto legale, tutto sacrosanto.

 Ora qualche anima pia dirà che io sono un eversivo. A parte che, almeno nelle intenzioni, direbbero la verità, io sto mettendo per iscritto quello che tantissimi sussurrano: che la pubblica opinione ha sempre meno stima dell’apparato giudiziario globalmente inteso, dai cancellieri al CSM.

 E già, il Consiglio Superiore della Magistratura, che non passa settimana non si faccia sospettare di qualcosa, e che, a mio modesto parere, andrebbe sciolto su due piedi.

 Ma l’articolo 666 della legge 666 del Codice di Hammurabi lo vieta. E anche questo è irritante: il CSM è forse legibus solutus, ovvero, traduzione alla buona, può fare quello che gli pare? Non c’è un presidente? Per carità, tutto legale, legalissimo: però, irritante.

 Con questo, non so e non voglio sapere se la Cantabria è del partito Frittole o di quello Cotechino, di questa sterminata e litigiosa maggioranza bulgara di Draghi. Non m’interessa cosa pensa Pinco e cosa Palla e cosa Pallino. Tanto meno, chi ci vuole piluccare qualcosa.

 Quello che è certo, è che la giustizia, se impiega cinque anni per un processo, è una macchina che non funziona, e va rottamata per comprarne un’altra.

Ulderico Nisticò