Andiamo a votare?

 Non provo la benché minima simpatia per l’attuale governo; il quale, del resto, potrebbe cadere, e torniamo a votare verso ottobre: verso ottobre, perché intanto scatta il vitalizio, e i fortunati vincitori della lotteria possono anche andarsene a casa con un immeritatissimo stipendione; esempi locali, Vono e Viscomi.

 Se andiamo a votare, però, cambia ben poco, a parte il probabile, anzi sicuro crollo dei 5 stelle e la spartizione dei posti lasciati liberi.

 A proposito: se votiamo ad ottobre, avrà effetto la riduzione del numero dei parlamentari? Lo chiedo a ragion veduta, giacché finora non se ne sente parlare, e non mi pare ci sia alcuna attuazione, tipo ridisegnare i collegi… boh, vedremo. La Calabria dovrebbe contare solo su 19 parlamentari: vedremo, boh!

 Torniamo a Roma, per scoprire che il sistema è sbagliato. Sono ormai dieci anni e più anni che i governi appaiono una variabile indipendente dalle maggioranze o meno; e che si reggono solo perché se no si torna a votare; e sono governi senza una linea, o con un’ammucchiata come l’attuale.

 Quanto al parlamento, la qualità dei suoi componenti è in peggioramento da caduta libera.

 Sì, ma l’alternativa? Non c’è, se i sedicenti partiti di oggi sono desolatamente privi di idee e programmi e organizzazione e sedi e tessere; e sono solo cartelli elettorali, difficilmente distinguibili uno dall’altro.

 Intanto, l’inflazione ufficiale è sopra l’8%, e quella reale non si sa; la situazione dell’economia è disastrosa; e l’Europa (dis)Unita vale zero, anzi, in politica estera e con una guerra in corso, molto meno.

 Che andremmo a votare a fare?

Ulderico Nisticò